“ Sei diventato ciò che volevi? ”, domanda semplice e spietata, che attraversa tutto il nuovo romanzo di Giacomo Pilati, “Blu e sale, un'educazione siciliana” (Bibliotheka).
Il libro sarà presentato alla Biblioteca Fardelliana, lunedì 23 marzo alle 18: a dialogare con l'autore sarà la scrittrice Stefania Auci, mentre le letture sono affidate a Giampiero Montanti. L'iniziativa è promossa da Bibliotheka Edizioni e Libreria del Corso. Un appuntamento che si inserisce nel solco delle iniziative capaci di coniugare letteratura, memoria e impegno civile.
Giornalista e scrittore, Giacomo Pilati ha costruito negli anni un percorso solido tra narrativa, saggistica e teatro, con opere tradotte in più lingue.
Dal romanzo "Minchia di re è stato tratto il film Viola di mare , presentato al Festival del Cinema di Roma, oltre a un monologo portato in scena nei principali teatri europei e americani. Tra i suoi libri anche “Le Siciliane”, “Sulla punta del mare”, “Morsi d'Italia” e “La mia vita per gli ultimi”, scritto con Biagio Conte.
Collabora con la pagina culturale dell'edizione siciliana di Repubblica ed è stato insignito due volte del Premio nazionale di giornalismo d'inchiesta Giuseppe Fava.
Al centro della narrazione di "Blu e sale", un'infanzia “felice e consapevole”, restituita con quella limpidezza che appartiene allo sguardo dei bambini. Ma a fare da controcanto emergono alcuni dei passaggi più drammatici della storia italiana recente: dal Terremoto del Belice al Rapimento di Aldo Moro, fino alla Strage di Pizzolungo e all'omicidio del magistrato Ciaccio Montalto.
Eventi che segnano non solo una biografia, ma un'intera comunità.
Sullo sfondo si stacca la figura, insieme luminosa e tragica, di Mauro Rostagno, simbolo di una Sicilia che ha pagato con la vita il coraggio della verità.
È anche attraverso queste presenze che il romanzo assume i tratti di un racconto civile, capace di mettere in discussione le ambiguità della borghesia mafiosa, le connivenze, i silenzi ei ritardi delle istituzioni.
Pilati costruisce la sua narrazione come un gioco antico – dire, fare, baciare, lettera, testamento – scandendo il racconto in frammenti che rimandano a un percorso di formazione, fino all'approdo più difficile: riconoscere ciò che siamo diventati. Un esercizio di verità che chiama in causa il lettore e lo costringe a misurarsi con la propria storia.
L'appuntamento alla Biblioteca Fardelliana si presenta così come un momento di confronto autentico, in cui la letteratura torna a farsi strumento di conoscenza e consapevolezza. Perché raccontare la Sicilia, nelle sue contraddizioni e nella sua bellezza, significa ancora oggi interrogarsi sul presente e provare a immaginare il futuro.