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24/03/2026 00:40:00

Acqua a Trapani, il 17% di perdite divide: “Dato poco credibile”

A Trapani si perde davvero solo il 17,2% dell’acqua? È il dato che emerge dal report citato da Tp24, ma il comitato cittadino “L’acqua è un diritto per tutti” contesta con forza quella percentuale, definendola poco realistica rispetto alla situazione concreta vissuta ogni giorno tra turnazioni, disservizi e autobotti.

 

Secondo il comitato, quel numero “non torna”. “Dichiarare una perdita del 17,2% in un contesto come quello siciliano, dove spesso si sfiora il 50%, solleva più di un dubbio tecnico”, spiegano. Un valore così basso, infatti, si avvicina a quello che in ingegneria idraulica viene considerato il limite minimo fisiologico di una rete praticamente perfetta.

 

Perdite reali e perdite “invisibili”

Il punto centrale della contestazione riguarda il modo in cui si calcolano le dispersioni. Le perdite idriche, ricordano dal comitato, si dividono in due categorie: reali, cioè rotture, tubazioni deteriorate e guasti, e apparenti, legate invece a errori di misurazione e gestione.

 

Ed è proprio qui che emergono le criticità. “Se migliaia di contatori sono vecchi o non funzionano correttamente, l’acqua consumata non viene registrata e finisce nel calcolo delle perdite”, spiegano. A questo si aggiunge un altro elemento: in molte reti, l’acqua immessa non viene misurata con strumenti precisi ma stimata. “Se i dati in ingresso e in uscita non sono affidabili, il risultato finale è falsato”.

 

Numeri troppo distanti dalla realtà

Il confronto con i dati nazionali rafforza i dubbi. In Italia la dispersione media è attorno al 42%, mentre nel Sud e nelle Isole supera spesso il 50%. L’obiettivo europeo considera già eccellente stare sotto il 25%.

 

Per questo il comitato parla apertamente di incongruenza. “Dire che Trapani perde solo il 17% significherebbe avere una rete più efficiente di molte città del Nord Europa”, sottolineano, “ma questo contrasta con la realtà quotidiana fatta di carenze idriche e distribuzione a giorni alterni”.

 

Il nodo dei dati

Da dove arriva, allora, quel 17,2%? Secondo il comitato, si tratterebbe di dati autodichiarati, trasmessi agli enti nazionali come Istat o Arera, spesso basati su stime amministrative più che su verifiche tecniche sul campo.

 

“Senza una vera distrettualizzazione della rete, cioè senza contatori che misurino con precisione quanta acqua entra ed esce in ogni zona della città, ogni numero resta teorico”, affermano.

 

“Serve misurare davvero”

La conclusione è netta. “Non è detto che le perdite non ci siano”, spiegano dal comitato, “il problema è che probabilmente non sappiamo davvero quanta acqua circola nella rete”.

E il rischio è che, dietro numeri rassicuranti, si nasconda un sistema che continua a perdere acqua — e fiducia — senza riuscire a misurarlo fino in fondo.