×
 
 
21/05/2026 06:00:00

MAB Trapani, Galia: “Il vero nodo sono le regole future” 

Il porto fuori dalla parte più delicata della candidatura UNESCO, il centro storico dentro, nuove aree rurali da valorizzare e soprattutto una parola che continua a tornare nei tavoli tecnici: equilibrio.

Dopo settimane di scontri, lettere al Ministero, accuse sui possibili vincoli e proteste del cluster portuale finite fino ai tavoli convocati dalla Regione e dall’Autorità portuale, il progetto MAB UNESCO delle Saline di Sicilia entra adesso in una fase diversa. Più tecnica. Più concreta. E forse anche più matura.

 

A spiegare cosa sta succedendo davvero è l’ingegnere Giuseppe Galia, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Trapani, che negli ultimi giorni ha partecipato ai confronti convocati dalla Camera di Commercio insieme ai sindaci, agli ordini professionali e ai tecnici incaricati di scrivere il dossier definitivo da inviare al Ministero entro giugno.

 

E dalle sue parole emerge un quadro molto diverso da quello delle settimane più dure dello scontro. Non una bocciatura del progetto UNESCO. Ma nemmeno un sì senza condizioni.

Piuttosto, il tentativo di costruire un punto di incontro tra ambiente, porto, imprese, urbanistica e sviluppo economico.

 

 

Il caso Trapani: porto e centro storico quasi attaccati

 

 

Tutto nasce dall’allargamento della candidatura MAB UNESCO anche ai centri storici dei comuni coinvolti. In origine il progetto riguardava soprattutto saline e aree naturalistiche già sottoposte a tutela ambientale, come SIC, ZPS e riserve.

Poi però il Ministero dell’Ambiente ha chiesto di ampliare la perimetrazione.

 

E a Trapani il problema è esploso subito. Perché il porto commerciale è praticamente dentro il centro storico.

 

Da lì sono partite le proteste degli operatori portuali, culminate nelle lettere inviate al Ministero dell’Ambiente, nelle accuse di scarsa concertazione e nei durissimi confronti pubblici raccontati da Tp24. Gli operatori hanno parlato di rischi per:

  •  
  • dragaggi;
  • nuove banchine;
  • waterfront;
  • traffici commerciali;
  • investimenti;
  • eolico offshore;
  • occupazione.

 

Secondo il cluster marittimo, anche senza vincoli diretti il MAB potrebbe produrre nel tempo effetti indiretti su autorizzazioni, tempi burocratici e competitività del porto.

 

Il porto verso l’esclusione

 

La linea che sta prendendo forma è ormai chiara: il porto di Trapani dovrebbe restare fuori dalla parte più delicata della candidatura MAB UNESCO.

È il punto di caduta arrivato dopo settimane di tensione e dopo il confronto convocato a Palermo dall’Autorità di Sistema Portuale, presieduta da Annalisa Tardino. Proprio lì, davanti al fronte compatto degli operatori, era emersa la proposta del commissario della Camera di Commercio Giuseppe Pace di escludere dalla perimetrazione porto e area industriale, nel tentativo di salvare il progetto UNESCO senza compromettere il sistema portuale.

 

Lo conferma anche Galia. “Il porto resterà fuori dopo il confronto tenuto a Palermo dall’Autorità portuale” spiega il presidente dell’Ordine degli Ingegneri.Una soluzione maturata dopo le fortissime proteste del cluster marittimo e dopo la richiesta, arrivata da più parti, di evitare possibili conflitti futuri tra tutela ambientale e sviluppo infrastrutturale.

 

Il centro storico, invece, resterebbe dentro. Ed è proprio qui che Trapani diventerebbe un caso quasi unico in Italia.Perché centro storico, porto, mare, banchine e attività produttive convivono nello stesso spazio urbano. Via Regina Elena, il porto peschereccio, gli edifici storici, il traffico commerciale: tutto si intreccia in pochi metri.

 

Per questo i tecnici stanno studiando una soluzione di confine più netta:

 

  • fuori porto e banchine;
  • fuori il mare;
  • dentro il centro storico e le aree urbane considerate coerenti con il progetto MAB.
  •  

Perché Trapani sarebbe diversa dagli altri siti UNESCO

 

Secondo i tecnici che stanno redigendo il dossier, in Italia esistono circa 23 aree MAB UNESCO. Ma quella trapanese sarebbe completamente diversa dalle altre.

Il motivo è il livello di antropizzazione.

 

Cioè la presenza contemporanea di:

  • città;
  • infrastrutture;
  • attività economiche;
  • saline;
  • ambiente naturale;
  • porto;
  • turismo;
  • quartieri abitati.

 

“Sarebbe uno dei progetti con il più alto livello di antropizzazione in Italia” spiega Galia. “Per questo potrebbe diventare una sorta di progetto pilota” In pratica Trapani sarebbe uno dei primi casi italiani in cui il rapporto tra uomo, ambiente e attività produttive viene portato così vicino dentro una candidatura MAB.

 

Ma cosa comporta davvero il MAB UNESCO?

 

Ed è qui che il ragionamento dell’ingegnere cambia completamente il livello del dibattito. Perché il punto, spiega, non è soltanto capire se oggi esistano o meno nuovi vincoli. Il vero nodo è capire cosa potrebbe accadere domani.

Finora il confronto pubblico si è fermato a uno slogan: “Il MAB non introduce vincoli”. Ma secondo Galia la questione è molto più complessa.

 

Il programma UNESCO, infatti, non funziona come una riserva naturale classica fatta di divieti immediati. Funziona piuttosto come un sistema di obiettivi, indirizzi e “codici di comportamento” che il territorio dovrebbe costruire e rispettare nel tempo.

Ed è proprio questo che ha acceso i dubbi di tecnici e operatori portuali. “Formalmente non sono leggi” spiega Galia. _“Ma diventano indirizzi che poi le amministrazioni possono trasformare in atti concreti”.

 

Le tre fasi del progetto

 

Secondo il presidente dell’Ordine degli Ingegneri, il percorso MAB si divide in tre fasi.

 

1. La perimetrazione

 

È la fase attuale. Si stanno decidendo i confini delle tre aree previste dal programma UNESCO:

  • core area, la zona più protetta;
  • buffer zone, la fascia intermedia;
  • transition area, dove convivono città, imprese e attività economiche.
  •  

2. I codici di comportamento

 

È la fase che preoccupa di più. Sindaci, enti locali, categorie e portatori di interesse dovranno scrivere gli obiettivi ambientali e sociali del territorio.

 

Ed è qui che potrebbero nascere:

prescrizioni urbanistiche;

criteri ambientali più severi;

nuovi standard per emissioni e sostenibilità;

indirizzi più stringenti per attività e infrastrutture.

 

  • “Il problema non è il MAB di oggi” dice Galia. _“Il problema è capire come verranno scritte e applicate le regole future”.

 

3. I controlli periodici

 

Una volta ottenuto il riconoscimento, il territorio dovrà dimostrare periodicamente di rispettare gli obiettivi fissati dal programma UNESCO. “Se gli obiettivi non vengono raggiunti, il riconoscimento può anche essere perso” osserva Galia.

 

L’idea della Diga Baiata

 

Nel confronto tecnico è emersa anche una proposta diversa: spostare parte della candidatura verso aree rurali e storiche considerate più coerenti con lo spirito del MAB.

Tra queste è stata citata la zona della Diga Baiata, nel territorio di Paceco.

 

“Abbiamo proposto di valorizzare aree con bagli, masserie e territori agricoli dove il rapporto tra uomo e ambiente è già forte” spiega Galia.

L’idea sarebbe quella di procedere “a piccoli passi”, evitando da subito le aree più delicate e urbanizzate.

 

Il prossimo appuntamento

 

Adesso la nuova proposta dovrà tornare sul tavolo del Comitato promotore, composto da Camera di Commercio, Comuni, Regione, WWF e Libero Consorzio.

Sarà lì che si capirà:

 

  • se il porto verrà ufficialmente escluso;
  • quali aree resteranno dentro il progetto;
  • e come sarà chiuso il dossier definitivo da inviare al Ministero entro giugno.
  •  

Dopo settimane di scontri e tensioni, il progetto MAB delle Saline di Sicilia sembra così entrare nella sua fase più difficile ma forse anche più importante: quella in cui ambiente e sviluppo provano davvero a parlarsi.