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19/05/2026 06:00:00

Dossier MaB, oggi il vertice decisivo: come si è arrivati allo scontro tra porto, politica e Unesco

Oggi il dossier MaB Unesco sulle Saline di Sicilia arriva a uno dei passaggi più delicati da quando il progetto è stato avviato nel 2023. Il Comitato promotore si riunirà infatti per affrontare il nodo che ha fatto esplodere il confronto nelle ultime settimane: la presenza del porto di Trapani e dell’area industriale dentro il perimetro della candidatura a Riserva della Biosfera UNESCO.

Sul tavolo c’è ormai una proposta precisa: ridisegnare i confini del progetto escludendo porto e zona industriale, nel tentativo di salvare la candidatura e allo stesso tempo disinnescare lo scontro con il cluster portuale.

Ma per capire come si è arrivati fin qui bisogna fare un passo indietro.

 

Il progetto MaB e l’idea di una grande area della biosfera

 

La candidatura nasce attorno all’idea di costruire la prima grande Riserva della Biosfera MaB UNESCO della Sicilia occidentale. Un progetto promosso da Camera di Commercio, Regione, Comuni, Libero Consorzio e WWF, che punta a mettere insieme saline, aree umide, città costiere e attività economiche dentro un modello di sviluppo sostenibile.

Il programma MaB – “Man and the Biosphere” – non è un sistema di vincoli ambientali tradizionali, ma uno strumento UNESCO nato per promuovere l’equilibrio tra uomo, ambiente ed economia.

Il dossier “Saline di Sicilia” aveva una caratteristica molto ambiziosa: non limitarsi alle aree naturali protette, ma includere anche città, infrastrutture e attività produttive, nella convinzione che tutela ambientale e sviluppo potessero convivere.

Ed è qui che nasce il problema.

 

La perimetrazione e il nodo porto

 

Quando emerge che dentro l’area di transizione del progetto rientra anche il porto commerciale di Trapani, iniziano le prime forti resistenze.

Il punto non riguarda tanto i vincoli diretti – il Ministero dell’Ambiente ha chiarito che il programma MaB non introduce automaticamente nuovi divieti – quanto gli effetti indiretti.

Operatori portuali, imprese e associazioni iniziano a chiedersi se il riconoscimento UNESCO possa complicare dragaggi, waterfront, nuove banchine, autorizzazioni ambientali e sviluppo industriale.

Una preoccupazione che cresce rapidamente.

 

La protesta del cluster portuale

 

A guidare la contestazione sono le organizzazioni del porto, che nelle scorse settimane hanno prodotto una serie di documenti tecnici sostenendo che il percorso sia stato costruito senza un reale coinvolgimento dell’Autorità portuale e degli operatori economici.

Il cluster portuale denuncia soprattutto un problema di metodo: il porto sarebbe stato inserito nella candidatura senza un confronto preventivo con chi gestisce lo scalo.

Il tono si irrigidisce ulteriormente quando gli operatori iniziano a collegare il dossier MaB ai grandi investimenti previsti sul porto: dragaggi, waterfront, nuove infrastrutture e sviluppo logistico.

Il timore è che il riconoscimento UNESCO possa trasformarsi in un aggravamento delle procedure autorizzative.

 

L’intervento dell’Autorità Portuale

 

A quel punto entra direttamente in scena l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale.

Il 15 maggio la presidente Annalisa Tardino convoca a Palermo un vertice con il cluster portuale e alcuni componenti del Comitato promotore.

Ed è lì che il dossier cambia direzione.

Tardino sceglie una linea prudente ma molto chiara: “Non ritengo vi siano le condizioni per assumere decisioni definitive”, spiegando che l’Autorità portuale è stata coinvolta soltanto negli ultimi mesi su un progetto nato nel 2023.

La presidente dell’AdSP definisce “interessante e prestigiosa” l’idea di avere a Trapani il primo porto commerciale italiano dentro un sito UNESCO, ma sottolinea di non avere ancora elementi sufficienti per capire se il progetto possa comportare limitazioni operative, infrastrutturali o autorizzative.

E mette un punto fermo: “La tutela dell’occupazione, dell’operatività dello scalo e delle sue prospettive di sviluppo rappresentano priorità assolute”.

Parole che certificano il problema politico e istituzionale aperto attorno al dossier.

 

La mediazione di Pino Pace

 

È durante quella riunione che emerge la proposta destinata oggi ad arrivare sul tavolo del Comitato promotore.

Il commissario straordinario della Camera di Commercio di Trapani, Giuseppe Pace, propone infatti di escludere il porto e la zona industriale dal perimetro della candidatura.

Una scelta che rappresenta un tentativo di mediazione.

Da una parte si prova a salvare il progetto UNESCO. Dall’altra si cerca di rassicurare il sistema portuale e produttivo.

Pace continua a sostenere che il riconoscimento MaB non introdurrebbe nuovi vincoli, ma ammette implicitamente che il clima di scontro rischia di bloccare tutto.

 

Le altre voci: salinai, professionisti e ordini

 

Nel frattempo il fronte del confronto si allarga.

Intervengono i produttori del sale, che si dicono favorevoli al progetto ma contestano di essere stati trattati da semplici spettatori dentro un territorio che esiste proprio grazie alla salicoltura.

Intervengono gli ordini professionali, gli avvocati, il Tavolo delle Professioni Tecniche e i commercialisti, tutti accomunati dalla stessa richiesta: più partecipazione e più confronto.

Anche il presidente del Libero Consorzio, Salvatore Quinci, riconosce che le preoccupazioni del porto e del sistema economico non possono essere liquidate come “rivendicazioni di retroguardia”.

 

Il ruolo della politica

 

A questo punto il dossier diventa inevitabilmente politico.

Dentro il centrodestra cresce il sostegno alla linea prudente dell’Autorità portuale e della presidente Tardino.

Nel frattempo il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, prova a tenere insieme due esigenze sempre più difficili da conciliare: la sensibilità ambientalista di una parte del suo schieramento e la necessità di non trasformare il progetto in un conflitto permanente con il porto e il mondo produttivo.

Il rischio, ormai evidente, è che un progetto nato per valorizzare il territorio finisca invece per dividerlo.

 

 

La riunione di oggi

 

Ed è per questo che la riunione di oggi viene considerata decisiva.

Sul tavolo ci sarà soprattutto la proposta di ridisegnare il perimetro della candidatura escludendo porto e zona industriale.

Una soluzione che consentirebbe probabilmente al progetto di andare avanti, ma che cambierebbe profondamente la filosofia iniziale del dossier.

Perché il MaB “Saline di Sicilia” era nato proprio sull’idea di mettere insieme ambiente, città, infrastrutture e attività economiche dentro un unico sistema.

Escludere il porto significherebbe ammettere che quell’equilibrio, almeno per ora, non è stato trovato.

Eppure il progetto continua a essere considerato strategico da quasi tutti gli attori coinvolti.

Nessuno, ormai, mette davvero in discussione il valore delle saline o il prestigio del riconoscimento UNESCO.

Il problema è capire a quale prezzo, con quali garanzie e soprattutto con quale consenso si possa arrivare a quel traguardo.