Saline e MaB, i giovani: “Non perdiamo un’occasione storica”
Mentre il progetto MaB Unesco sulle saline rischia di incepparsi tra tensioni sul porto, accuse reciproche e richieste di stop, il gruppo giovani nato attorno alla candidatura prova a tenere aperto il dialogo.
Sono una dozzina, i più attivi circa dieci. Hanno tra i 18 e i 35 anni e arrivano da percorsi diversi: economia, biologia, divulgazione scientifica, progettazione europea, ingegneria e scienze gastronomiche. Tra loro Martina Paterniti, Gianluca Tartaglia, Giacomo Craparotta, Martina Pinco, Giuseppe Di Maggio, Antonino Rallo, Laura Barile, Manuel Valenti, Luca Parrinello, Rosaria Bonsorte, Leonardo Rodolico e Jessica Guaglione.
Da mesi lavorano a sostegno della candidatura delle saline di Trapani, Paceco e Marsala al programma MaB Unesco. E adesso, mentre il dibattito pubblico si concentra quasi esclusivamente sullo scontro con il comparto portuale, lanciano un messaggio preciso: il territorio rischia di perdere un’occasione.
Nel materiale diffuso in questi giorni i giovani ricordano anche i numeri del programma MaB: 21 aree riconosciute in Italia, circa il 5% della superficie terrestre coinvolta e oltre 250 milioni di persone che vivono dentro aree MaB nel mondo. La candidatura delle saline punta inoltre a diventare la prima riserva MaB interamente dedicata a un ecosistema salino.
Il messaggio più forte contenuto nel documento è quello legato alla partecipazione: “La partecipazione delle comunità locali è l’indispensabile propulsore della candidatura e della futura gestione”. Un passaggio che arriva proprio mentre il progetto attraversa la fase più delicata.
Dal 18 al 22 maggio il gruppo parteciperà anche al “3° MaB Youth Forum” nel Delta del Po, evento internazionale dedicato alle reti giovanili delle aree MaB Unesco.
A spiegare la posizione del gruppo è Antonino Rallo, tra i referenti dei giovani coinvolti nel percorso di candidatura, che prova a riportare il dibattito sul terreno del confronto e delle opportunità legate al progetto MaB.
Che cosa rappresenta per voi il forum internazionale dei giovani MaB? «È uno degli aspetti più importanti di questo percorso. Dal 18 maggio saremo tra Colli Euganei e Delta del Po per il forum mondiale dei giovani delle aree MaB. È un appuntamento strategico perché dal nuovo Piano d’Azione Strategico di Hangzhou 2026-2035 emerge un ruolo sempre più centrale dei giovani nella governance delle aree MaB, con maggiore rappresentatività e partecipazione ai processi decisionali».
Qual è il messaggio che volete lanciare in questo momento? «Vorremmo far capire il vero potenziale di un’area MaB. Spesso non si è compreso bene cosa sia la “transition zone”. Non è un’area di limitazioni, ma uno spazio di sviluppo locale dove cittadini, imprese e amministrazioni possono partecipare attivamente alla pianificazione del territorio, lavorando su sostenibilità, innovazione, turismo e nuove opportunità».
Gli operatori portuali però parlano di rallentamenti burocratici e problemi concreti. Hanno qualche ragione? «Le preoccupazioni vanno ascoltate e affrontate. Durante il coinvolgimento dei mesi passati seppur esso sia stato esteso nel territorio non ha portato alle preoccupazioni emerse in queste settimane. Proprio adesso che queste affiorano crediamo che servano tavoli di confronto veri, dove tutti possano portare contributi e proposte senza trasformare tutto in uno scontro».
Il porto è stato inserito subito nel progetto? «No. All’inizio l’area era più ristretta e il porto non c’era. Successivamente, considerando l’importanza delle aree di transition, è stato necessario estendere la perimetrazione includendo i centri storici e da lì è rientrato anche il porto, anche per il suo valore storico legato alle saline».
Ma oggi il porto è commerciale. Non rischia limitazioni? «Non ci sono vincoli automatici. Anzi, il porto potrebbe anche trarne vantaggio se nei propri piani inserisse obiettivi di sviluppo sostenibile. Bisogna sedersi e progettare».
Quindi vede più possibilità di convergenza che di scontro? «Potenzialmente sì. I punti di scontro nascono soprattutto nel modo in cui le cose vengono dette e portate avanti».
Che cosa vi aspettate adesso? «Vorremmo incentivare il comitato promotore a creare tavoli concreti, non per rallentare tutto ma per inseguire ancora questa possibilità. La prima bozza del dossier sarà presentata tra fine maggio e inizio giugno, ma poi ci saranno ancora mesi di lavoro».
Se il MaB venisse approvato, concretamente cosa cambierebbe? «Potenzialmente potrebbe anche non cambiare nulla. Questa è la cosa importante da capire: il MaB è un progetto e, come tale, ha bisogno di attori responsabili che se ne prendano cura e lo portino avanti nel tempo.
Ogni dieci anni viene effettuata una verifica per controllare se gli obiettivi prefissati siano stati realmente raggiunti. Se il percorso non viene portato avanti in maniera concreta, il riconoscimento può anche essere revocato».
E allora dove starebbe il cambiamento vero? «Nel modo di vivere il territorio. Già oggi vediamo enti che dialogano su tutela ambientale, turismo sostenibile ed educazione ambientale. Questo confronto prima non esisteva».
E se la candidatura dovesse saltare? «Noi vorremmo comunque andare avanti come gruppo giovanile strutturato sul territorio. Oggi siamo un gruppo informale riconosciuto dal comitato promotore, ma stiamo riflettendo su una vera associazione provinciale di partecipazione attiva giovanile».
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