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24/03/2026 16:59:00

Trapani, arte e identità nei quartieri: “Nonostante Cappuccinelli” tra fotografia, moda e memoria

Non una semplice operazione artistica, ma un percorso che prova a riscrivere il racconto di un quartiere partendo da chi lo abita.

È questo il senso di “Nonostante Cappuccinelli”, uno dei progetti inseriti in “Ciak… uno scatto per la città”, promosso dall’assessorato ai Servizi sociali del Comune di Trapani insieme alle associazioni Vurria e VmkLab.

Presentato lunedì 23 marzo negli spazi dell’ex Mattatoio di via Erice, il progetto si concentra sul quartiere Cappuccinelli, con l’obiettivo di restituirne un’identità autentica e lontana dagli stereotipi. Al centro, il coinvolgimento diretto della comunità: parrocchia, scuola e associazione “Insieme per Cappuccinelli”.

A guidare il lavoro, che dovrebbe partire a giugno, saranno il fotografo trapanese Francesco Bellina e l'artista Antonio Marras, uno dei protagonisti più interessanti del fashion system contemporaneo. Due percorsi diversi che si incontrano su un terreno comune: quello della narrazione dei territori e delle persone.

Il progetto nasce come un ritorno alle radici: Bellina torna nel quartiere in cui è cresciuto e lo attraverserà senza mediazioni, trasformando gli abitanti nei veri protagonisti degli scatti. Non modelli, ma persone incontrate per strada, amici, lavoratori. Volti quotidiani che dialogheranno con le creazioni di Marras, in un intreccio tra arte e vita reale. "Mi piacerebbe che le foto, dopo la mostra, rimanessero a Cappuccinelli – spiega Bellina – e che almeno una possa ricordare cosa ha rappresentato in questi luoghi il Serraino Vulpitta per le vite spezzate dei fratelli migranti".

Cappuccinelli diventerà così un set a cielo aperto, vivo e in continuo movimento. Il progetto si inserisce nel solco già tracciato da “Nonostante Ballarò”, realizzato da Bellina e Marras nel 2024, proseguendo un percorso coerente che pone al centro i quartieri popolari e le loro narrazioni più intime.

Si immagina una mostra essenziale, lontana da costruzioni artificiose o da estetiche compiacenti. Le immagini avranno la densità della fotografia di Bellina: naturali, senza mai imporsi, lasciando affiorare – in modo discreto ma incisivo – i segni di una narrazione silenziosa. Le foto racconteranno vicende che restano, in parte, solo intuibili, ma che riescono comunque a generare un senso profondo di prossimità.

È in questa dimensione che fotografia e moda, da sempre alleate nella costruzione dell’immaginario visivo, si sottraggono alla logica dell’eccezionalità per produrre una bellezza diversa: prossima, accessibile, autentica. Una bellezza originaria, che appartiene all’individuo e alle sue molteplici, talvolta contraddittorie, sfaccettature.

Il progetto assumerà così anche un valore etico: quello di non distogliere lo sguardo, di non dimenticare le donne e gli uomini dei quartieri più marginali, restituendo loro centralità attraverso una narrazione che non semplifica, ma accoglie la complessità.

Due autori, un unico sguardo sul Mediterraneo

L’incontro tra Bellina e Marras non è casuale, ma nasce da una visione condivisa. Francesco Bellina è uno dei fotografi italiani più attenti ai temi sociali legati al Mediterraneo. Originario di Trapani, ha costruito il suo percorso documentando realtà complesse: dalla tratta di esseri umani in Africa alle rotte migratorie, fino alle dinamiche culturali e spirituali di territori spesso marginalizzati. Il suo lavoro, esposto a livello internazionale, si distingue per uno sguardo che unisce rigore documentario e profondità umana.

Antonio Marras, sardo di Alghero, è tra le figure più riconosciute della moda italiana contemporanea, ma il suo percorso travalica i confini dello stilismo. Designer, artista e autore, Marras ha costruito negli anni un linguaggio personale che intreccia memoria, identità e contaminazioni culturali, con una particolare attenzione alle radici mediterranee.

Non a caso, raccontando questa nuova tappa del loro lavoro comune, Marras richiama l’idea del viaggio come elemento fondativo: "Dopo Ballarò e Ustica, Trapani è un’altra tappa di questo nostro essere viaggiatori nel Mediterraneo. Quello che conta è il tragitto, l’incontro, l’accogliere ciò che arriva".

E ancora, il richiamo simbolico al corallo, filo rosso che unisce Trapani e Alghero, diventa metafora di un legame profondo tra territori e comunità, tra storie che si intrecciano oltre i confini geografici. Arte come processo collettivo,  “Nonostante Cappuccinelli” si muove su un crinale preciso: quello in cui arte e partecipazione si incontrano senza sovrapporsi. Non si limiterà a rappresentare un luogo, ma contribuirà a ridefinirne il racconto insieme a chi lo abita.

Anche la fase finale del progetto sarà condivisa: la scelta delle modalità espositive verrà costruita con i residenti, trasformando le installazioni fotografiche in elementi integrati nello spazio urbano. In questo senso, il progetto si inserisce pienamente nello spirito di “Ciak… uno scatto per la città”: utilizzare l’arte come strumento di relazione, attivare processi culturali nei quartieri e restituire centralità alle persone. A Cappuccinelli, più che una mostra, prende forma un laboratorio urbano. E, forse, anche un modo diverso di guardare la città.