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24/03/2026 21:13:00

"Dopo il referendum: la vittoria del NO e la sfida di riformare davvero la giustizia" 

Gentile direttore di Tp24,

 

Al referendum del 22 e 23 marzo ho votato convintamente NO e, nelle settimane che lo hanno preceduto, mi sono impegnato a sostenerlo sia in privato sia in numerose occasioni pubbliche.

 

Ho votato e sostenuto il NO, prima da cittadino e poi anche da avvocato, con piena convinzione, e ora sono soddisfatto dell’esito.

 

Da avvocato sono sempre stato convinto che la riforma costituzionale fosse, nel suo complesso, sbagliata: in alcuni punti inutile (la separazione delle carriere), in altri addirittura pericolosa (duplicazione del CSM, istituzione dell’Alta Corte disciplinare). Ma tutto questo, grazie a quasi 15 milioni di elettori che, con maggioranza schiacciante, hanno detto NO, è ormai consegnato agli archivi.

 

Da cittadino, democratico e progressista, sono sempre stato convinto che la modifica costituzionale, ostinatamente voluta dall’attuale Governo e dalla sua maggioranza parlamentare, al di là di ogni dichiarato intento, avesse ben altri pericolosissimi obiettivi e il fine ultimo, neanche mal celato, di stravolgere la forma di governo e l’equilibrio dei poteri sanciti dalla Costituzione. Questo, purtroppo, non è ancora archiviato.

 

Ma gli oltre 13 milioni di SÌ non possono passare inosservati. Certo, molti di questi voti sono di appartenenza. Ma, altrettanto certamente, pongono domande serie che sarebbe grave sottovalutare.

 

Viviamo una democrazia che, al netto del sussulto di vitalità manifestatosi con l’inattesa partecipazione al voto di oltre 28 milioni di elettori, spesso sembra stanca e lontana dall’interesse dei cittadini.

 

I dati della recente consultazione raccontano di una larghissima affluenza al voto di giovani dai 18 ai 35 anni (la stragrande maggioranza per il NO). Partiamo da loro. Del resto, il futuro del Paese è nelle loro mani: lo afferrino; si approprino della politica con tutta l’energia, l’entusiasmo e la fantasia della giovinezza. E – perché no – con il contributo di esperienza che possono dare loro i non più giovani.

 

C’è molto da lavorare, ma ne vale la pena.

 

Parliamo di giustizia.

 

Nessuno creda che i 15 milioni di NO raccontino di un’amministrazione della giustizia che va bene. Non è così e ne dobbiamo essere ben consapevoli.

 

Da avvocato penalista che da più decenni frequenta ogni giorno le aule di tribunale, non ho esitazione ad affermare che anche in quest’ambito c’è molto da lavorare e da migliorare: certamente in termini di rapidità ed efficienza, ma anche – se non soprattutto – in termini di qualità della risposta giudiziaria.

 

Occorrono riforme profonde e coraggiose. Alcune, certamente, sono costose e vi ostano ragioni di bilancio difficili da superare; qualcosa, comunque, si può già cominciare a fare. Altre sono a costo zero e non c’è ragione per non farle, oggi più che domani.

 

Serve un movimento dal basso che smuova i politici dalla loro comoda pigrizia.

 

Non sarebbe male, anzi potrebbe essere l’avvio di un percorso virtuoso, se gli operatori del diritto – tutti insieme, magistrati, avvocati, professori di materie giuridiche – deposte le armi del conflitto referendario e, quali che siano state le rispettive motivazioni, si confrontassero pacificamente e discutessero pacatamente, con pari dignità, di ciò che si deve e si può fare per una giustizia più giusta. Chissà che non venga qualcosa di buono.

 

Marsala, 24 marzo 2026
 

Paolo Paladino