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24/03/2026 06:00:00

Referendum giustizia, vince il No: bocciata la riforma Nordio. A Trapani segnale politico netto

Non è solo una bocciatura tecnica. Il risultato del referendum sulla giustizia assume un valore politico preciso, sia a livello nazionale che nei territori.

 

Il No supera il Sì con il 53,7%, in un contesto di affluenza alta (58,93%) che rafforza la legittimità del voto e trasforma la consultazione in un passaggio politico vero e proprio.

 

Il quesito riguardava la riforma promossa dal governo, che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti. Se avesse vinto il Sì, si sarebbero creati due CSM distinti e percorsi di accesso separati. Il fronte del Sì, sostenuto dal centrodestra, ha puntato sulla necessità di garantire un giudice terzo rispetto all’accusa. Il 

No, sostenuto da magistratura, opposizioni e sindacati, ha invece fatto leva sul rischio di un indebolimento dell’indipendenza dei pubblici ministeri.

 

La campagna referendaria si è giocata più sul piano simbolico che su quello tecnico. Si è parlato di riequilibrio dei poteri, di difesa dei cittadini contro gli abusi, di una giustizia più giusta e controllabile democraticamente. Un linguaggio intuitivamente efficace, ma che, sottoposto a un’analisi giuridica rigorosa, mostra una fragilità logica evidente. Il referendum interveniva su un assetto ordinamentale, mentre i problemi più percepiti dai cittadini – come la durata dei processi – restano irrisolti. Pensare che lo strumento referendario potesse incidere su questi fattori equivale, per molti osservatori, a scambiare un intervento simbolico per una riforma strutturale.

 

Il dato nazionale restituisce una mappa chiara: il No vince in 17 regioni su 20. Solo Lombardia, Veneto e Friuli Venezia-Giulia restano al Sì. L’affluenza più alta si registra nelle regioni del centrosinistra, mentre la Sicilia si ferma al 46,1%.

 

Trapani: più che un dato, un segnale

 

A Trapani città, il dato definitivo delle 67 sezioni conferma una vittoria del No. Su un’affluenza del 43,88%, il Sì si ferma a 7.854 voti (40,61%), mentre il No raggiunge 11.486 preferenze (59,39%). Il trend si rafforza su scala provinciale, dove il No arriva al 59,05%, in linea con il dato regionale.

Percentuali significative si registrano anche nei comuni dell’hinterland: Erice (59,27%), Custonaci (56,51%), Valderice (61,22%), Paceco (59,40%), Misiliscemi (57,54%), Favignana (51,47%).

 

Ma il punto politico sta proprio qui. In un territorio che negli ultimi anni ha visto un radicamento del centrodestra e una crescente frammentazione del centrosinistra, il risultato del referendum restituisce una dinamica diversa: quando il tema si sposta su diritti, equilibri istituzionali e ruolo della magistratura, l’elettorato si muove in modo meno prevedibile e meno allineato alle appartenenze politiche tradizionali.

Non solo: la mobilitazione registrata, pur con un’affluenza inferiore al dato nazionale, indica che una parte dell’elettorato – anche in Sicilia – ha percepito il voto come rilevante. E il fatto che questo coinvolgimento abbia premiato il No suggerisce una sensibilità diffusa verso i temi dell’autonomia della magistratura, particolarmente significativa in un territorio segnato storicamente da vicende giudiziarie e antimafia.

 

Le reazioni a Trapani

 

Il risultato del referendum ha attivato subito il confronto politico anche a Trapani, con prese di posizione da parte di esponenti istituzionali, sindacali e del mondo della magistratura.

 

Dino Petralia, magistrato a riposo, ha manifestato “una soddisfazione triplice. Prima di tutto perché la Costituzione ha vinto: la Costituzione è salva. Secondo, perché il popolo italiano ha saputo scegliere, ha saputo riflettere e soprattutto ha saputo condividere questa scelta, andando a votare in massa. L’affluenza è stata altissima e, se inizialmente questo poteva far pensare a un maggiore impegno dei sostenitori del “Sì”, alla fine ha premiato chi, come me, ha subito pensato che si trattasse invece di un rigurgito di coscienza civile”. Petralia, che nella sua lunga carriera ha ricoperto sia le funzioni di giudice che di PM, ha aggiunto una riflessione su Trapani “ che ha ottenuto un risultato davvero straordinario: che parte per noi trapanesi dalla nostra città, arriva al capoluogo palermitano e si estende a tutta l’isola”.

Il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida – che nel corso della campagna elettorale ha mantenuto un profilo basso e di terzietà – si sbilancia a sfoglio concluso: “Omnes moriemur campeggia sull’arco dell’ entrata del cimitero monumentale di Erice, ci riporta a pensare che tutti siamo uguali difronte al destino della vita. La giustizia è uguale per tutti, campeggia solenne nelle aule dei tribunali: questa uguaglianza almeno davanti al giudizio degli uomini, oggi viene confermata nel No alle intenzioni di portare la magistratura a servizio della casta politica, che si nascondeva dietro alla regia referendaria”.

Con queste parole la deputata regionale trapanese del Movimento 5 Stelle, Cristina Ciminnisi, ha commentato l’esito del referendum costituzionale: “La Costituzione è salva. Ha vinto il NO. E ha vinto una cosa ancora più grande: la forza delle persone quando si muovono insieme”. “Il referendum non è stato solo un voto sulla riforma. I siciliani - aggiunge Ciminnisi - hanno mandato un messaggio forte e chiaro a tutto il centrodestra, e hanno capito che la riforma portava la firma di chi voleva depotenziare proprio quella magistratura che ha messo in luce il marcio in Sicilia”. Nel commentare il valore democratico della consultazione, Ciminnisi sottolinea anche il significato profondo di questa vittoria, andando oltre la contrapposizione politica: “Oggi non è una vittoria di una parte contro un’altra. Oggi è il giorno in cui la democrazia ha fatto sentire la sua voce più forte”.

 

Dario Safina, deputato dem all’ARS ha dichiarato che “la vittoria del No, dimostra che quando si mettono al centro le battaglie per la difesa della democrazia e delle istituzioni, il Paese risponde. Io credo che il campo largo e tutto il centrosinistra debbano ripartire da qui, dalla capacità di difendere i diritti dei cittadini, economici, sociali e civili ed evitare qualsiasi debordamento che possa incrinarli. L’affermazione dei sovranisti non è affatto scontata: questo voto dimostra che, se sappiamo recuperare tra gli astenuti la voglia di partecipazione, possiamo riaprire uno spazio politico importante”.

 

Liria Canzoneri, segretaria della CGIL, ha sottolineato come questo risultato dovrebbe indurre ad una riflessione profonda rispetto al politiche che si stanno mettendo in campo. “Non era una riforma che riguardava i problemi dei cittadini, come le lungaggine dei processi e le risposte che i cittadini invece si attendono attraverso una riforma in questa direzione, ma guardava semmai a potere politico che in qualche modo vuole governare o meglio influenzare ambiti che sono invece totalmente autonomi. Noi come Comitato abbiamo profuso un grande impegno per sensibilizzare le persone, per far capire che la democrazia  va difesa attraverso un atto che è fondamentale, quello del voto e c'è stata una bella affluenza  da parte dei trapanesi. Oggi vince la Costituzione”.

Dal fronte del Sì, reazioni tiepide e composte, forti anche del fatto di non aver politicizzato il referendum come un voto al governo.

 

Livio Marrocco (FdI), sposta il merito della sconfitta del Si sul piano comunicativo: “Le sconfitte si devono chiamare con il loro nome e si devono accettare! Io credevo e credo nella bontà della riforma. Ma forse abbiamo sbagliato la comunicazione, troppo tecnica. Certo questo paese ancora una volta ha perso una occasione di cambiamento e di riforma”.

 

Maurizio Miceli (FdI), ex candidato sindaco di Trapani ha evidenziato come la maggioranza del governo che ha varato una riforma costituzionale ha sostenuto e voluto il referendum, “per sentire cosa ne pensavano gli italiani e ne è uscita fuori un'Italia che ha votato con una vittoria netta del no, quindi prendiamo atto del responso delle urne. Non va però ignorata l'istanza rappresentata da quegli oltre 13 milioni di italiani, compresi gli italiani all'estero, che ritengono invece che la giustizia su questi punti vada riformata”.

 

A livello nazionale, la sconfitta al referendum potrebbe indebolire la posizione politica della premier di destra Giorgia Meloni, soprattutto in vista delle elezioni generali in calendario entro la fine del prossimo anno: si prevede ora che il risultato determinerà il tono del dibattito politico italiano nei mesi a venire e la discussione sulla nuova legge elettorale. Resta però un dato: l’alta partecipazione e l’intensità del confronto confermano quanto il tema della giustizia sia centrale nel rapporto tra cittadini e istituzioni. Ma proprio per questo, il voto evidenzia anche la necessità di distinguere tra riforme di assetto e risposte concrete ai problemi quotidiani della giurisdizione.