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28/03/2026 15:23:00

Cinque condanne per la Mafia dei pascoli nella Valle del Belice 

Si chiude con cinque condanne il processo di primo grado nato dall’operazione della Squadra mobile di Agrigento che, nell’estate del 2024, aveva acceso i riflettori sulla cosiddetta “mafia dei pascoli” nella Valle del Belice.

 

Nove anni al boss Pietro Campo
Il gup di Palermo, Carmen Salustro, ha inflitto la pena più pesante: nove anni di reclusione a Pietro Campo, storico boss di Santa Margherita Belice, ritenuto uomo di riferimento nel territorio legato all’ex superlatitante Matteo Messina Denaro e già detenuto per una precedente condanna a 14 anni.

 

Le altre condanne
Otto anni e quattro mesi sono stati inflitti a Pietro Guzzardo, 46 anni, anche lui di Santa Margherita Belice. Sette anni e otto mesi per Pasquale Ciaccio, 58 anni, pastore, già condannato in passato a 12 anni e 8 mesi nell’inchiesta “Scacco Matto”. Cinque anni e quattro mesi, invece, per Domenico Bavetta, 43 anni di Montevago, già coinvolto, insieme a Guzzardo, nell’operazione “Icaro”.

 

Il caso del figlio del boss
Condanna anche per Giovanni Campo, figlio del boss: per lui un anno e otto mesi per tentata violenza privata. Il giudice lo ha però assolto dalle accuse più gravi di estorsione e illecita concorrenza aggravata dal metodo mafioso. Il pubblico ministero aveva chiesto una pena ben più pesante, superiore ai sei anni.

 

Il sistema dei pascoli
Al centro dell’inchiesta il controllo capillare delle attività agro-pastorali in un’ampia fetta dell’entroterra belicino: Santa Margherita di Belice, Montevago, Sambuca di Sicilia fino al confine con Contessa Entellina.

 

Le accuse
Secondo gli investigatori, gli imputati – forti della loro appartenenza ai vertici del mandamento mafioso locale – avrebbero imposto un vero e proprio dominio sul settore. Documentati diversi episodi in cui proprietari e gestori di terreni agricoli venivano costretti a cedere i fondi per il pascolo abusivo del bestiame, con canoni irrisori e, in alcuni casi, mai corrisposti.

Il controllo del territorio
Un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe garantito alla cosca il controllo dell’economia rurale della zona, confermando il radicamento degli interessi mafiosi nel settore agricolo del territorio belicino.