Un appello pubblico al Presidente della Repubblica, alla vigilia degli anniversari delle stragi di Capaci e via D’Amelio. A firmarlo sono decine di giornalisti siciliani che negli ultimi cinquant’anni si sono occupati di mafia, delitti, stragi e rapporti tra Cosa nostra, politica e poteri occulti. Tra le firme anche quella del direttore di Tp24, Giacomo Di Girolamo.
Nel documento si contesta duramente l’orientamento che, secondo i firmatari, starebbe restringendo le indagini sulle stragi del 1992 alla sola pista “mafia e appalti”, trascurando altre ipotesi investigative, in particolare quella legata ai mandanti esterni e al cosiddetto “terrorismo nero”.
Secondo i giornalisti, sarebbe “un terribile errore” limitare il campo investigativo a quell’unica direttrice. Nel testo si parla apertamente di una “sorta di depistaggio politico” attorno alla memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e dei loro agenti di scorta.
Nel mirino finisce il lavoro della Commissione parlamentare Antimafia, accusata di avere sposato la linea investigativa della procura di Caltanissetta e dell’ex generale dei carabinieri Mario Mori, concentrando l’attenzione esclusivamente sulla vicenda “mafia e appalti”. Una scelta che, secondo i firmatari, rischia di trasformarsi in una “miopia investigativa”.
L’appello richiama anche la recente decisione della Cassazione sul ricorso presentato dalla procura nissena contro l’ordinanza della gip Graziella Luparello, che aveva invece disposto nuove indagini lasciando aperte altre ipotesi investigative, comprese quelle sui mandanti esterni delle stragi.
Nel documento viene posto un interrogativo preciso: “Perché solo mafia e appalti?”. I firmatari ricordano che la Sicilia e Palermo hanno conosciuto per decenni intrecci tra politica, imprenditoria, mafia e grandi opere pubbliche, ma mai — sostengono — violenze della portata delle stragi di Capaci, via D’Amelio, Firenze, Milano e Roma.
“Dunque, a quali appalti e dove, a quali opere si fa riferimento da giustificare un massacro di quelle proporzioni?”, si legge ancora nel testo.
Da qui la richiesta alla Commissione Antimafia di ampliare il campo delle indagini e alle opposizioni parlamentari di redigere una relazione di minoranza che possa rilanciare ulteriormente l’approfondimento investigativo.
La conclusione dell’appello è netta: “L’eredità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non merita di finire nel cestino dei rifiuti della storia”.
Di seguito il testo integrale della lettera.
“Noi giornalisti siciliani - che nel corso dell'ultimo mezzo secolo ci siamo occupati di mafia, di delitti e di stragi e di connessioni con la politica - alla vigilia degli anniversari della morte di Falcone e Borsellino, desideriamo sottoporre al Garante della Costituzione e degli italiani un comune intendimento.
E cioè quanto riteniamo sia un terribile errore limitare le indagini sulla morte dei due magistrati all'unica pista “mafia e appalti”, tralasciando le altre e in particolare la cosiddetta “pista del terrorismo nero”.
Eppure, è proprio questa la strada da tempo intrapresa dalla maggioranza in Commissione parlamentare Antimafia, in singolare affiatamento con il governo centrale e con la procura di Caltanissetta, procura appena “bocciata” in Cassazione per aver presentato ricorso contro la gip Graziella Luparello che nella sua ordinanza aveva disposto nuove indagini oltre il valico “mafia e appalti”.
A 34 anni dalle vicende più drammatiche della storia italiana contemporanea, denunciamo una sorta di depistaggio politico, orchestrato dalla maggioranza in Commissione Antimafia, intorno alle figure di Falcone e Borsellino e dei loro uomini e donne di scorta.
Restringere caparbiamente, così come indicato dall'ex generale dei carabinieri Mario Mori, l'orizzonte investigativo nell'ambito del “mafia e appalti” rappresenta un vulnus procedurale, nonché miopia investigativa di una Commissione che, come ha evidenziato in un recente articolo il professor Giovanni Fiandaca, giurista esperto di questioni mafiose, avrebbe valicato i propri compiti istituzionali, assumendo un ruolo spettante all'attività giudiziaria.
Insomma, una pista talmente accreditata, da aver indotto il procuratore nisseno a ricorrere in Cassazione contro l'ordinanza del gip che invece lasciava aperte ipotesi convergenti su altre strade investigative, in particolare quella che conduce ai mandanti esterni e al neofascismo stragista.
Interessa capire perché e sulla base di quali risultanze i commissari della maggioranza abbiano sposato nella loro relazione le tesi investigative del procuratore nisseno De Luca. Perché anche loro abbiano considerata la pista “mafia e appalti” come qualcosa di più di una “concausa” delle stragi, probabile unica pista del prosieguo dell'inchiesta giudiziaria, escludendo tout court qualunque movente esterno.
Perché dunque solo “mafia e appalti”? Non si può ignorare che le vicende degli ultimi 60 anni di Palermo e della Sicilia - dall'espansione edilizia del capoluogo, alle grandi opere pubbliche (dal Petrolchimico di Gela voluto dall'Eni alla diga di Garcia) - raccontano una storia fatta di intrecci tra politica, mafia, imprenditoria e appalti. Una storia contrappuntata da morti ammazzati e corruttele diffuse, ma mai da stragi della portata di Capaci, Via D'Amelio, Roma, Milano e Firenze per non dire del fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma.
Dunque, a quali appalti e dove, a quali opere si fa riferimento da giustificare un massacro di quelle proporzioni?
Ci aspettiamo dunque che la Commissione Antimafia ampli il campo delle indagini per evitare che l'impegno di decenni e il sacrificio della vita di uomini e donne dello Stato e dei due magistrati più amati dal Paese si areni nelle sabbie mobili dell'inconsistenza. E nel contempo chiediamo alle forze di opposizione in Commissione di redigere finalmente una relazione di minoranza per un'ulteriore spinta all'impegno investigativo.
L'eredità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non merita di finire nel cestino dei rifiuti della storia”.
I firmatari:
Ninni Andriolo, Mario Barresi, Enrico Bellavia, Attilio Bolzoni, Sergio Buonadonna, Gian Mauro Costa, Salvatore Cusimano, Giacomo Di Girolamo, Virgilio Fagone, Claudio Fava, Giulio Francese, Michele Gambino, Sebastiano Gulisano, Fabrizio Lentini, Roberto Leone, Giuseppe Lo Bianco, Giorgio Mannino, Enzo Mignosi, Franco Nicastro, Simone Olivelli, Riccardo Orioles, Antonio Ortoleva, Giuseppe Pipitone, Massimo Pullara, Sergio Raimondi, Sandra Rizza, Pierelisa Rizzo, Valter Rizzo, Luisa Santangelo, Bianca Stancanelli, Vincenzo Vasile, Franco Viviano, Alessandra Ziniti.