Nella serata di giovedì 26 marzo, il Consiglio comunale di Trapani ha ritrovato la propria piena operatività numerica, ma lo fa all’interno di un quadro politico segnato da evidenti frizioni e da una conflittualità che travalica la fisiologica dialettica d’aula.
Nel corso della seduta, l’assessora Giusi Poma ha formalizzato le dimissioni dalla carica di consigliera comunale: una scelta che produce effetti immediati sul piano ordinamentale, determinando la surroga e il conseguente consolidamento degli assetti consiliari.
A subentrare con piena titolarità è Toto Braschi, già presente a Palazzo Cavarretta in qualità di supplente di Annalisa Bianco, sospesa ai sensi della legge Severino. La posizione della Bianco resta tuttavia transitoria: in attesa del giudizio d’appello, la sospensione è destinata a cessare a giugno, consentendole il reintegro nell’organo consiliare, indipendentemente dall’esito definitivo del procedimento.
In tale contesto, la catena delle surroghe si completa con l’ingresso di Baldo Accardo, eletto sempre in “Trapani Tua”, chiamato a occupare il seggio lasciato vacante. L’esito combinato di queste dinamiche restituisce all’assemblea il quorum strutturale, ma non attenua le tensioni politiche che continuano a caratterizzare l’attività consiliare.
Il dibattito in aula ha evidenziato una crescente polarizzazione tra maggioranza e opposizione, con quest’ultima che ha interpretato il riassetto come espressione di logiche spartitorie e trasformismi attribuiti a diversi membri della maggioranza tranchidiana.
Di contro, Braschi e Accardo hanno respinto ogni lettura strumentale, rivendicando la coerenza del proprio percorso politico e collocando le recenti evoluzioni nell’alveo della costruzione del movimento civico “Oltre”, promosso insieme all’assessora Poma.
La loro posizione si articola attorno al riconoscimento di una legittima evoluzione politica, contrapposta – nelle loro dichiarazioni – alle recenti scelte della lista di appartenenza. In sostanza: in maggioranza erano ed in maggioranza restano.
A innalzare ulteriormente il livello dello scontro è stato l’intervento di Maurizio Miceli, esponente di Fratelli d’Italia, che si è mosso sul piano non meramente procedurale, ma identitario, che investe le appartenenze.
Rivendicando una coerenza delle scelte politiche, evocando presunti accordi elettorali risalenti alla campagna amministrativa del 2023, sono volate dichiarazioni pesanti. Un passaggio che introduce elementi di natura politico-personale e che riporta al centro il tema della coerenza – dimenticando che il fronte dell’opposizione si è allargato, nel tempo, grazie all’adesione formale di due consiglieri di maggioranza e, probabilmente, col prossimo passaggio dei turaniani - utilizzato come chiave di lettura per delegittimare le recenti scelte degli avversari.
Al di là della dimensione formale e delle polemiche contingenti, la sequenza di atti registrata in aula restituisce una dinamica politica più profonda: il tentativo, da parte del sindaco Giacomo Tranchida, di consolidare una maggioranza attraverso una progressiva ridefinizione dei perimetri interni e un riassestamento dei rapporti di forza in aula.
Questi aggiustamenti dell’asset della maggioranza, la nascita del movimento civico "Oltre", potrebbero servire anche come apertura verso alcuni esponenti dell’opposizione scontenti: non tanto nell’immediato, ma in futuri ragionamenti di coalizione.
Allo stesso tempo, però, questa operazione evidenzia una fragilità strutturale: la necessità continua di ridefinire gli assetti segnala una maggioranza non del tutto stabilizzata, esposta a tensioni interne e a dinamiche personalistiche.
In questo quadro, la figura del presidente del consiglio Alberto Mazzeo assume un rilievo particolare. La sua posizione, formalmente collocata in un’area ma di fatto sempre più autonoma, rappresenta uno degli snodi attraverso cui si misurerà la tenuta futura dell’assetto politico.
Il risultato complessivo è un equilibrio che, non del tutto ricostituito sul piano numerico, resta fluido anche sul piano politico: da un lato, una maggioranza che governa, ma che continua a ridefinire sé stessa. Dall’altro, c’è un’opposizione che – anche se nel prossimo futuro avesse ufficialmente i numeri in aula - stentando a capitalizzare lo scontento dei cittadini, tenta di evidenziare le contraddizioni interne per delegittimare l’azione dell’amministrazione.
Intanto, nella serata di giovedì 26, al Comune è arrivato il parere dell'Assessorato regionale autonomie locali sulla questione della decadenza dei nove consiglieri di maggioranza, in cui si rimanda al parere già notificato del segretario generale del Comune Giovanni Panepinto.