Birgi, taxi fermano lo sciopero ma resta il nodo: caos, perdite e stalli spostati
È durato sei ore lo sciopero dei tassisti a Trapani-Birgi, dalle 8 alle 14, con corteo e sit-in conclusi da un tavolo tecnico in Prefettura. La protesta è stata poi revocata e il servizio è tornato regolare, ma la vertenza resta aperta e si sposta ora sul sopralluogo congiunto atteso nei prossimi giorni con Enac, Airgest, rappresentanti della categoria e Polizia Municipale di Misiliscemi.
Non è solo una protesta per qualche metro in più. Quella dei tassisti a Trapani-Birgi è una vertenza che mette insieme organizzazione del servizio, sicurezza e perdite economiche, e che è arrivata fino al tavolo della Prefettura.
Dopo il corteo di circa 40 auto e il sit-in, la decisione di sospendere lo sciopero è maturata al termine dell’incontro con il prefetto Daniela Lupo, alla presenza di tutte le sigle – Castiglione Roberto (URI), Liotta Antonino (FederTaxi Cisal), Giuseppe Gervasi (Uritaxi Sicilia), Cimino Giovanni (SILT), Tranchida Rocco (CNA), Bovino Giuseppe (URITAXI) – insieme al presidente di Airgest Salvatore Ombra e al comandante della Polizia Locale di Misiliscemi Tonino Pumo. Sul tavolo, una questione apparentemente semplice: lo spostamento degli stalli taxi dalla pensilina, dopo oltre 40 anni.
Ma è proprio da qui che nasce il primo punto di rottura. “Non ci è mai stata data una motivazione concreta” – dicono i tassisti – ricordando di aver sempre accettato spostamenti temporanei in passato, anche durante lavori o emergenze. Questa volta, però, la soluzione è diventata stabile, senza spiegazioni e – sostengono – senza un vero confronto.
Il problema, però, non si ferma alla posizione degli stalli. Con lo spostamento a circa 150 metri dagli arrivi, cambia il funzionamento stesso del servizio: il passeggero non trova più il taxi appena uscito, deve orientarsi, camminare, attraversare un’area dove, secondo i tassisti, oggi regna la promiscuità tra mezzi pubblici e auto private.
Ed è qui che entra il secondo livello della vicenda, quello su cui anche Airgest insiste. Davanti all’aeroporto si crea un traffico disordinato: auto che sostano negli stalli, doppie file, ingressi simultanei quando arrivano più voli. “Il problema è anche la maleducazione e la mancanza di controlli” – dice Ombra – sottolineando come il caos sia aggravato da comportamenti scorretti nonostante la presenza di parcheggi disponibili.
Il risultato è un sistema che si blocca. I tassisti parlano di tempi di uscita che arrivano fino a 20 minuti e di un’area che, nelle ore di punta, diventa congestionata e poco sicura. Non è solo una questione di traffico: in quel contesto si muovono passeggeri con bagagli, famiglie, anziani, bambini, spesso costretti a districarsi tra auto in movimento.
A questo si aggiunge un elemento meno visibile ma centrale: le perdite economiche. Con il traffico interno rallentato, il tassametro continua a salire, ma le corse restano a tariffa fissa. Questo significa lavorare più tempo per lo stesso guadagno, con margini ridotti e tensioni che si riflettono anche nel rapporto con i clienti.
Airgest, però, sposta il focus: più che la posizione degli stalli, il nodo sarebbe la gestione dei flussi e l’assenza di controlli costanti. Da qui la richiesta di una presenza più stabile della Polizia Municipale.
Ma proprio su questo punto arriva il limite evidenziato dal comandante Pumo: “Noi possiamo supportare, ma non possiamo imporre l’organizzazione degli spazi”. In altre parole, i controlli possono aiutare, ma la soluzione deve arrivare da chi decide la disposizione interna, cioè Enac e la gestione aeroportuale.
Nel mezzo resta la posizione dei tassisti, che sostengono di aver avanzato anche proposte alternative – come una corsia dedicata e separata – senza trovare accoglimento. Da qui la domanda che, più di tutte, sintetizza lo scontro: se non va bene né la posizione storica né le soluzioni intermedie, il problema è davvero dove stanno i taxi o è diventato il ruolo stesso dei taxi dentro l’aeroporto?
Lo sciopero, intanto, è stato revocato e il servizio è ripreso. Il prossimo passaggio sarà il sopralluogo tecnico con Enac, Airgest, tassisti e Polizia Municipale. Sarà lì che si dovrà passare dalle posizioni alle soluzioni.
Perché il punto, ormai, è chiaro: non è solo una questione di stalli, ma di come funziona – o non funziona – l’accesso all’aeroporto. E senza un equilibrio tra regole, controlli e organizzazione, il rischio è che il problema si ripresenti, identico, alla prossima protesta.
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