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01/04/2026 17:33:00

Naufragio a Lampedusa: 19 morti e 58 sopravvissuti, due sono bambini

È un bilancio drammatico quello che arriva dalle principali rotte migratorie tra Mediterraneo e Balcani: decine di vittime, superstiti in condizioni critiche e un numero ancora imprecisato di dispersi. Una sequenza di tragedie che, nel giro di poche ore, ha colpito mare e terra, confermando come i flussi migratori restino segnati da rischi altissimi.

 

Naufragio al largo di Lampedusa: morti e superstiti stremati

 

Il caso più grave si è registrato nelle acque di Lampedusa, dove un’imbarcazione partita dalla Libia è stata soccorsa dopo giorni di navigazione. Il bilancio è pesantissimo: 19 morti e 58 sopravvissuti, tra cui diversi minori. Due bambini risultano in condizioni critiche.

I racconti dei superstiti, ancora sotto shock, parlano di una partenza con condizioni meteo apparentemente favorevoli, seguita però da un rapido peggioramento. Il mare agitato, il freddo e le difficoltà a bordo avrebbero trasformato il viaggio in un incubo. Molti dei decessi sarebbero legati proprio a ipotermia e stenti.

I soccorritori si sono trovati davanti a una scena drammatica: persone esauste, alcune ormai senza vita, altre aggrappate a un filo di respiro. I superstiti sono stati trasferiti sull’isola e alcuni ricoverati per ipotermia e intossicazione da carburante.

 

Tempeste e condizioni proibitive nel Mediterraneo

 

A rendere ancora più pericolose le traversate è il peggioramento delle condizioni meteo. Da giorni il Mediterraneo è interessato da venti forti e onde alte, un mix che rende estremamente rischiosa la navigazione, soprattutto per imbarcazioni precarie come quelle utilizzate dai migranti.

Nonostante ciò, le partenze non si fermano, spinte da guerre, instabilità e condizioni di vita sempre più difficili in diverse aree, tra cui il Nord Africa e il Medio Oriente.

 

Tragedia anche nell’Egeo: morti davanti a Bodrum

 

Un’altra tragedia si è consumata nel Mar Egeo, al largo di Bodrum. Qui un gommone carico di migranti si è ribaltato durante un tentativo di fuga dalla Guardia costiera turca.

Il bilancio provvisorio parla di 19 vittime, tra cui anche un neonato. A bordo c’erano rifugiati, in gran parte provenienti dall’Afghanistan e partiti dalla Turchia. Secondo le prime ricostruzioni, l’imbarcazione si sarebbe capovolta durante una manovra ad alta velocità o nel tentativo di evitare il fermo.

Alcune persone sono state salvate, ma altre risultano disperse. Le ricerche sono proseguite per ore, senza escludere un possibile aumento del numero delle vittime.

Paura anche nei Balcani: dispersi lungo la Sava

 

La tragedia si estende anche alla rotta terrestre. Al confine tra Bosnia e Croazia, lungo il fiume Sava, un gruppo di migranti è rimasto intrappolato in una zona paludosa mentre tentava l’attraversamento.

Una parte delle persone è stata soccorsa, ma diversi risultano dispersi. Alcuni dei sopravvissuti sono stati ricoverati in gravi condizioni per ipotermia. Le operazioni di ricerca sono state rese difficili dal territorio e dalle condizioni ambientali.

 

Rotte sempre più invisibili

 

Negli ultimi mesi, la pressione lungo le rotte migratorie sembra aumentare. Nei Balcani, in particolare, i percorsi sono diventati più frammentati e meno visibili, spesso gestiti da reti criminali. I migranti affrontano non solo i rischi naturali, ma anche violenze, sfruttamento e sparizioni.

Il quadro che emerge è quello di una crisi che continua a consumarsi lontano dai riflettori, tra mare aperto e confini terrestri, con tragedie che si ripetono e numeri che, settimana dopo settimana, continuano a crescere.