Custonaci si prepara a vivere tre giorni di sport vero, duro, spettacolare. Dal 10 al 12 aprile il Mondiale EnduroGP apre proprio in Sicilia, e i numeri raccontano già tutto: oltre 120 piloti iscritti, più di 10 case ufficiali, e una gara che, tra sabato e domenica, porta i piloti a percorrere fino a 340 chilometri complessivi.
Ma attenzione: non è una gara come le altre. È una gara di velocità, sì. Ma anche – e soprattutto – di resistenza, precisione e testa. Il tracciato disegnato attorno a Custonaci è uno dei più particolari del calendario. Un grande anello di circa 40–45 chilometri, che si snoda tra cave di marmo, strade bianche, rocce e sentieri tecnici.
Un territorio scelto tra le cave che rendono il terreno chiaro, polveroso quando è asciutto, scivoloso quando cambia il meteo.
Ogni giorno i piloti affrontano 4 giri completi, per un totale vicino ai 170–200 km giornalieri.
E dentro ogni giro ci sono sempre le tre prove che fanno la differenza:
Enduro Test, nel cuore della natura, tra pietre e saliteCross Test, più veloce e spettacolareExtreme Test, la più tecnica, tra ostacoli e passaggi difficili
In totale si arriva a circa 12 prove speciali al giorno, più il Super Test del venerdì, la prova spettacolo che apre il weekend.
Ed è qui che si decide tutto perché nell’enduro non vince chi arriva primo, ma chi fa segnare il tempo più basso nella somma di tutte le prove.
Poi ci sono i trasferimenti che non contano per la classifica, ma sono fondamentali per i controlli orari. Ogni pilota ha una tabella precisa e deve arrivare ai controlli nel minuto esatto. Né prima, né dopo.
E qui iniziano i problemi, perché basta un minuto di ritardo per prendere penalità. Basta un errore, una caduta, una sosta di troppo.
Le penalità sono una parte decisiva della gara:
ritardi ai controlliassistenza fuori zonarifornimenti non autorizzatimodifiche alla moto non consentite
Ogni minuto di ritardo si paga, e accumulare ritardi oltre un certo limite (circa 15 minuti complessivi) significa fuori gara. È qui che si capisce la differenza: non basta essere veloci, bisogna essere precisi al secondo. Le moto, infatti, sono controllatissime. Prima della gara vengono verificate, e alcune parti – come motore e telaio – vengono marcate.
Poi finiscono nel parc fermè, una zona chiusa dove nessuno può toccarle. E da un certo momento della gara – come accade in Formula 1 – le moto vengono “congelate”: non si può intervenire, non si può fare rifornimento, non si possono sistemare. Restano lì fino alla ripartenza o alla fine. È una regola durissima che mette ancora più pressione sui piloti.
Tutte le moto devono essere regolari per circolare su strada: devono avere targa, luci e documenti. Non sono moto qualsiasi, ma mezzi da gara adattati anche alla circolazione. Anche l’equipaggiamento è sotto controllo: il casco deve essere certificato per competizioni di alto livello, quindi resistente agli urti violenti e sicuro in ogni condizione.
Dal punto di vista tecnico, il Mondiale è il massimo che si può vedere nel fuoristrada.
Le moto si dividono in tre categorie:
E1 fino a 250ccE2 fino a 450ccE3 oltre
E nel 2026 arriva anche una novità storica: le moto elettriche correranno insieme a quelle tradizionali.
Le moto EnduroGP sono veri gioielli tecnologici:
motori 2 tempi e 4 tempi, dai 250 ai 450 cc e oltretelai leggerissimi in materiali speciali per essere agili nei sentierisospensioni capaci di assorbire salti, pietre e buchecomponenti “factory”, alleggeriti e personalizzati per ogni pilota
Non sono moto da cross con le luci: sono macchine da gara progettate per resistere ore in condizioni estreme.
Tra i marchi protagonisti: Beta, Honda, Yamaha, Triumph, Sherco e Stark Future. Proprio quest’ultima porta in gara la rivoluzione elettrica, con moto potentissime e silenziose.
Curiosità: molti piloti scelgono la 350cc 4 tempi, considerata la più equilibrata. Abbastanza potente, ma ancora gestibile nei tratti tecnici. È spesso la cilindrata “perfetta” per vincere.
Tra i protagonisti attesi: Josep Garcia, Andrea Verona e diversi italiani in gara con team ufficiali. La partenza è un’altra particolarità: i piloti partono uno alla volta, ogni minuto. Niente gruppo, niente bagarre diretta. Solo concentrazione e cronometro.
E poi c’è il terreno. A Custonaci è tecnico, duro, vero. Con una percentuale di asfalto limitata – intorno al 30% massimo – e tutto il resto fatto di sterrato, rocce e passaggi naturali.
Vincere qui significa mettere insieme tutto: velocità, resistenza, precisione, tecnica. E soprattutto non sbagliare mai. Perché in una gara così, anche pochi secondi possono fare la differenza tra vincere e sparire dalla classifica. Custonaci non sarà solo una tappa del Mondiale.
Sarà una prova vera. Di quelle che selezionano i migliori.
Anna Restivo