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07/04/2026 15:14:00

ll Comitato "l'acqua è un diritto di tutti" scrive al vescovo Fragnelli 

Il Comitato cittadino “L’acqua è un diritto di tutti” interviene dopo l'omelia del vescovo Pietro Maria Fragnelli, al rientro della processione dei Misteri,  trasformando il suo messaggio in un appello civile: sulla gestione dell’acqua “non si può più aspettare”.

In una lettera indirizzata al presule, i cittadini esprimono gratitudine per un intervento definito “coraggioso”, ma allo stesso tempo rilanciano il tema come urgenza politica e sociale. Il punto centrale resta uno: l’acqua come bene comune, non negoziabile.

 

Secondo il Comitato, le parole pronunciate durante il Sabato Santo hanno avuto il merito di portare al centro del dibattito una “ferita reale” del territorio, troppo spesso rimasta ai margini. “Non è stato solo un momento spirituale – sottolineano – ma un richiamo forte alla coscienza civile e alle responsabilità di chi amministra”.

Il passaggio più significativo, è stato proprio quello in cui il vescovo ha evocato la presenza di possibili interessi nella gestione idrica. Un tema che il Comitato considera cruciale e che richiede, oggi più che mai, trasparenza e scelte concrete.

 

La crisi idrica a Trapani 

 

Il tema sollevato dal vescovo si inserisce in una situazione critica che da tempo interessa il territorio trapanese. La gestione dell’acqua rappresenta una delle principali emergenze locali, con disagi diffusi per cittadini e attività economiche.

In molte aree, la distribuzione idrica è discontinua e spesso insufficiente, tanto da rendere necessario il ricorso alle autobotti, diventate parte della quotidianità. Una condizione che incide sulla qualità della vita e che alimenta malcontento e preoccupazioni.

Nel tempo il dibattito si è concentrato su diversi nodi: infrastrutture carenti, perdite nella rete, gestione delle risorse e necessità di investimenti strutturali. A questi si aggiungono le polemiche su possibili interessi e sulla mancanza di trasparenza.

È in questo quadro che si inseriscono le parole del vescovo e la risposta del Comitato, che riportano con forza al centro una questione non solo tecnica, ma profondamente sociale: l’accesso all’acqua come diritto fondamentale.

 

L'omelia del Vescovo Fragnelli

 

Nell’omelia del vescovo Pietro Maria Fragnelli è emersa con chiarezza una dimensione che va oltre il piano spirituale e pastorale, assumendo un significato profondamente politico nel senso più alto del termine, cioè legato alla vita della comunità e al bene comune.

 

Il primo elemento è la denuncia esplicita della crisi idrica. Il riferimento alle autobotti come “segno di una schiavitù” non è solo una metafora, ma una presa di posizione pubblica su una condizione strutturale del territorio. La domand posta dal Vescovo su possibili “interessi intoccabili” nella gestione dell’acqua, introduce un tema tipicamente politico: quello della trasparenza, del controllo delle risorse e delle responsabilità di chi governa.

 

C’è stato poi un secondo livello, ancora più incisivo: il richiamo diretto agli amministratori. L’invito a “usare il catino” - simbolo evangelico - nei confronti dei “padroni dell’acqua” è una sollecitazione concreta all’azione pubblica, che richiama la politica al suo compito originario di servizio. In questo senso, il simbolo religioso diventa linguaggio civile, capace di tradursi in richiesta di scelte amministrative precise.

 

Un ulteriore aspetto è stato il modo in cui Fragnelli ha ridefinito il concetto di responsabilità collettiva, non limitandosi a indicare colpe istituzionali, ma chiamando in causa l’intera comunità: famiglie, cittadini, istituzioni. 

Infine, il valore politico dell’intervento sta anche nel ruolo pubblico della parola. Pronunciate in un contesto altamente simbolico e partecipato come la processione, le parole del vescovo sono diventate un atto che incide nello spazio pubblico, legittimando un tema spesso percepito come irrisolto e dando voce a un disagio diffuso.

 

 

L’intervento del Comitato, sulla scia delle parole del vescovo, rilancia dunque una richiesta chiara: trasformare le riflessioni in azioni. Perché, come sottolineano i cittadini, “non basta riconoscere il problema, serve affrontarlo”.

 

 



Cittadinanza | 2026-04-07 09:13:00
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