La candidatura delle Saline di Trapani e Marsala a Riserva della Biosfera MaB Unesco entra in una fase ancora più delicata. E lo fa con un atto formale, firmato dalle principali organizzazioni degli operatori portuali, che alza il livello dello scontro e introduce una richiesta chiara: fermare tutto.
Nel documento, datato 8 aprile 2026 e indirizzato a sindaco, Prefetto, Autorità portuale, Capitaneria, ministero e parlamentari, si parla esplicitamente di “grave omissione di coinvolgimento” dell’Autorità portuale e della comunità portuale nel percorso di candidatura .
Un passaggio che segna un salto di qualità nella vicenda. Perché non si tratta più solo di polemica politica o di preoccupazioni informali. Ma di una contestazione ufficiale, nero su bianco.
“Nessun coinvolgimento”: la denuncia degli operatori
Secondo quanto riportato nel documento, il progetto sarebbe già in fase avanzata “pur in assenza di qualsiasi informazione preventiva e di coinvolgimento delle Autorità competenti e dei soggetti direttamente interessati alle dinamiche portuali” .
Un’accusa pesante. Che chiama in causa non solo il metodo, ma anche la legittimità del percorso.
Gli operatori parlano di una lesione dei principi di leale collaborazione, trasparenza e partecipazione che dovrebbero guidare procedimenti di questo tipo.
E soprattutto evidenziano un punto cruciale: non risulterebbero valutati gli effetti che il riconoscimento Unesco potrebbe avere sulla piena operatività del porto, sullo sviluppo, sull’occupazione e sulla competitività del territorio .
L’esposto Ruggirello entra nel dossier
Ma c’è di più. Perché il documento richiama esplicitamente anche l’esposto presentato da Stefano Ruggirello, già al centro del dibattito.
Secondo gli operatori, i contenuti di quell’esposto – se confermati – delineerebbero un quadro di “assoluta gravità” .
Vengono richiamati, punto per punto, i nodi già sollevati:
la verifica dei requisiti professionali della direzione della Riserva naturale orientata Saline di Trapani e Paceco, con il rischio di nullità degli atti in caso di carenze;
la mancata trasparenza sui curriculum;
i dubbi sulla struttura amministrativa e sull’utilizzo dei fondi pubblici;
la gestione prorogata senza termine (“proroga sine die”);
la mancata attivazione del tavolo tecnico e le omissioni negli indennizzi ai cittadini.
Un elenco che, inserito dentro un documento sottoscritto dagli operatori del porto, cambia il peso specifico dell’intera vicenda.
Perché collega direttamente la questione Unesco alla legittimità degli atti amministrativi della Riserva.
La richiesta: stop immediato e tavolo istituzionale
Alla luce di queste criticità, le organizzazioni portuali avanzano quattro richieste precise.
La prima è la convocazione immediata di un tavolo istituzionale con tutte le parti coinvolte, comprese le autorità portuali e marittime.
La seconda riguarda la trasparenza: si chiede chiarezza sullo stato del procedimento e sui contenuti già definiti.
La terza è forse la più concreta: una valutazione preventiva degli impatti economici, operativi e occupazionali sul porto di Trapani.
La quarta è la più netta: la sospensione dell’iter fino alla conclusione di un confronto condiviso.