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06/04/2026 06:00:00

Le Saline di Trapani e Paceco, la Riserva, il dossier Unesco e i nodi da sciogliere

Negli stessi mesi in cui prende forma la candidatura delle Saline di Trapani e Paceco a Riserva della Biosfera MaB, emerge un quadro che – almeno sulla carta – mette in discussione la legittimità degli atti su cui quella candidatura si fonda.

 

Quello che si sta muovendo attorno alla Riserva naturale orientata Saline di Trapani e Paceco non è solo un progetto ambientale. È un intreccio delicato tra diritto, amministrazione e sviluppo del territorio.

 

Il punto di caduta è un esposto. Firmato da Stefano Ruggirello, protocollato il 26 marzo 2026 al Comune di Paceco e indirizzato a una lunga serie di istituzioni: Prefettura, Procura, Corte dei Conti, Regione, ordini professionali .

 

Non è una presa di posizione politica. È una richiesta formale di verifica della legittimità degli atti e di controllo procedurale. E dentro ci sono contestazioni precise.

 

Il cuore dell’esposto: atti, requisiti e rischio nullità

 

Il primo nodo riguarda la direzione della Riserva. Nell’esposto si chiede di verificare il possesso dei requisiti professionali previsti dalla normativa regionale. Non un dettaglio tecnico: in caso di mancanza dei titoli richiesti, si configurerebbe un difetto assoluto di attribuzione, con la conseguente nullità degli atti adottati .

 

A questo si aggiunge un altro elemento: i curriculum della direzione, secondo quanto segnalato, non risultano pubblicati sui portali istituzionali, in contrasto con le norme sulla trasparenza.

 

Poi c’è la struttura amministrativa. L’esposto chiede una verifica sulla pianta organica dell’ente gestore dal 1994 ad oggi, per accertare la corrispondenza tra personale dichiarato e personale effettivo, anche in relazione ai contributi pubblici ricevuti .

 

E ancora: una gestione prorogata senza scadenza certa. Una “proroga sine die” che, secondo quanto segnalato, potrebbe essere in contrasto con il Codice degli Appalti, aprendo un ulteriore fronte di illegittimità .

 

Non solo. Viene denunciata anche la mancata attivazione del tavolo tecnico permanente previsto dalla convenzione, insieme a omissioni nelle procedure di indennizzo per i cittadini colpiti dai vincoli ambientali .

 

Un quadro che, se anche solo in parte confermato, porterebbe a una conseguenza pesante: gli atti dell’ente gestore potrebbero essere nulli.

 

 

Le responsabilità e i controlli mancati

 

L’esposto chiama in causa anche i Comuni. Secondo quanto riportato, i pareri dell’ente gestore verrebbero recepiti senza una reale istruttoria autonoma delle commissioni ambiente. Una prassi che, se accertata, potrebbe esporre gli enti a responsabilità risarcitorie.

 

Si chiede inoltre una verifica sulla regolarità ambientale e urbanistica di alcune sedi operative, tra cui il centro visite “Mulino Maria Stella” e la sede di Nubia, con riferimento alla gestione degli scarichi .

 

E c’è un altro punto, tutt’altro che secondario: quello degli indennizzi. Nell’esposto si evidenzia come, a fronte dei vincoli imposti nel corso degli anni, siano state avviate pochissime – o nessuna – procedure di compensazione per i cittadini. Un tema che apre il fronte dell’equità territoriale.

 

 

Al momento, dalla direzione della Riserva – gestita dal WWF – non risulta alcuna replica ufficiale all’esposto.

 

 

Il dossier Unesco e il porto ignorato

 

Mentre emergono questi dubbi sulla legittimità degli atti, il percorso per la candidatura Unesco va avanti. Un progetto promosso da una filiera istituzionale ampia – Regione, Camera di Commercio, Comuni, enti locali – e presentato come un modello di sviluppo sostenibile.

 

Ma il metodo è finito sotto accusa.

 

Secondo quanto emerso, il percorso sarebbe stato costruito senza il coinvolgimento di uno dei principali attori economici del territorio: il porto di Trapani. Nessun confronto con l’Autorità portuale, nessuna interlocuzione con l’Autorità marittima, nessuna partecipazione degli operatori dello scalo .

 

Non una svista. Una scelta.

 

Il porto rappresenta il cuore economico della città. Eppure è rimasto fuori dalla discussione un progetto che ridisegna l’equilibrio territoriale, arrivando a includere anche infrastrutture strategiche. E pensare che il commissario straordinario della Camera di Commercio, Pino Pace, in conferenza ha detto tutt'altro: “Abbiamo costruito un percorso partecipato – ha dichiarato Giuseppe Pace, commissario straordinario della Camera di commercio di Trapani e presidente di Unioncamere Sicilia – con centinaia di tavoli tecnici e incontri con la popolazione. È nata una candidatura di territorio, fondata su tre pilastri: conservazione della natura, sviluppo sostenibile e promozione delle attività tipiche”. 

 

Due visioni che non si parlano

 

Il risultato è una frattura netta. Da una parte la tutela ambientale e il riconoscimento internazionale. Dall’altra la tenuta economica di un sistema produttivo che garantisce lavoro e sviluppo.

 

Il problema, però, non è la tutela ambientale. Nessuno la mette in discussione. Il nodo è un altro: le conseguenze.

 

Quali vincoli nasceranno? Ci saranno limitazioni alle attività portuali? Restrizioni sul traffico? Impatti sulle prospettive di sviluppo?

 

Secondo quanto chiarito nei mesi scorsi dal Comitato promotore, il porto di Trapani e i centri storici non sarebbero soggetti a nuovi vincoli. Entrano nell’area di transizione della candidatura, dove non sono previsti divieti ma impegni di gestione sostenibile.

 

La tutela più stringente resta confinata nell’area “core”, cioè nelle saline storiche e negli ecosistemi più delicati.

 

In questo schema, porto e aeroporto vengono indicati come “porte di accesso” alla Riserva e come soggetti chiamati a contribuire su temi concreti, come la riduzione degli impatti ambientali e la gestione delle infrastrutture.

 

Una perimetrazione che allarga il conflitto

 

Intanto la perimetrazione si amplia. Non solo saline, ma anche i territori di Trapani, Marsala, Paceco e Misiliscemi. 

 

Un progetto ambizioso, che prova a tenere insieme ambiente e sviluppo. Ma che proprio per questo richiede basi solide.

 

 

Il punto che viene prima di tutto

 

Ed è qui che i due piani – quello amministrativo e quello progettuale – si incrociano.

 

Perché prima ancora di discutere se il porto verrà vincolato oppure no, se la candidatura Unesco porterà opportunità o rischi, c’è una domanda che viene prima di tutte.

 

Gli atti su cui si fonda questo percorso sono legittimi?

 

Se la risposta dovesse essere negativa, il problema non sarebbe più il porto, né la perimetrazione, né il modello di sviluppo.

 

Sarebbe la tenuta dell’intero impianto.

 

E a quel punto il dossier Unesco passerebbe in secondo piano. Resterebbe invece una questione molto più concreta: la gestione della Riserva e la validità degli atti su cui si regge. Con un interrogativo che, per ora, resta senza risposta.