A Calatafimi Segesta si riaccende una delle tradizioni più sentite e identitarie del territorio. Nei giorni 1, 2 e 3 maggio 2026 la città tornerà a celebrare solennemente il miracoloso Crocifisso del 1657, dopo ben quattordici anni di attesa. Un appuntamento che unisce devozione religiosa e partecipazione popolare, capace di coinvolgere l’intera comunità in un evento che affonda le sue radici nella storia e nella memoria collettiva.
Cortei, “Ceti” e antiche tradizioni popolari
Le giornate dell’1 e 2 maggio saranno animate dai tradizionali cortei dei “Ceti”, le antiche corporazioni cittadine che rappresentano mestieri e classi sociali di un tempo. Tra costumi storici, simboli e rituali tramandati di generazione in generazione, sfileranno la Maestranza – antica milizia cittadina – insieme ai Borgesi del SS Crocifisso, Cavallari, Massari, Mugnai, Borgesi di San Giuseppe, Pecorai e Caprai, Ortolani e Macellai.
Elemento caratteristico e molto atteso è il lancio dei “doni”, preparati con cura nelle settimane precedenti da ciascun Ceto. Un gesto simbolico che racconta il legame profondo tra la comunità e la devozione al Crocifisso, trasformando le strade in un palcoscenico di colori, suoni e partecipazione.
La giornata religiosa e la solenne processione
Domenica 3 maggio sarà invece dedicata al momento più spirituale della festa. La mattina si terrà la messa solenne, mentre nel pomeriggio spazio alla presentazione dei “prisenti”, i doni offerti dai Ceti.
Il culmine delle celebrazioni sarà la processione del Santissimo Crocifisso, insieme alla Madonna di Giubino, patrona della città. Il simulacro, custodito in una preziosa vara d’argento, sarà portato a spalla dai giovani del paese lungo le vie cittadine, seguito da una lunga e partecipata processione di fedeli. A guidare il corteo saranno la Chiesa, il Ceto della Sciabica – espressione del popolo – e quello dei Commercianti.
Un evento tra fede, comunità e organizzazione
La festa di Calatafimi Segesta si conferma come una delle manifestazioni più antiche e suggestive della Sicilia, capace di fondere dimensione religiosa e spettacolo popolare in un unico grande racconto collettivo.
Per l’occasione, è prevista anche un’organizzazione dedicata agli operatori dell’informazione: i giornalisti accreditati potranno seguire gli eventi da postazioni riservate, nel rispetto delle misure di sicurezza predisposte. Saranno accompagnati dal personale incaricato e dovranno attenersi alle indicazioni fornite ai varchi di accesso.
Un ritorno atteso, dunque, che riporta al centro della scena una tradizione capace di unire generazioni e rinsaldare il senso di appartenenza di un’intera comunità.