Trapani, Panfalone: “Cento lavoratori a rischio, il porto non si tocca”
Il porto dentro la candidatura delle saline e della fascia costiera trapanese al “MAB - Riserva della Biosfera UNESCO”, ma senza il coinvolgimento chi nel porto ci lavora. È da qui che parte la contestazione degli operatori portuali a Trapani, che denunciano di essere stati esclusi dai passaggi decisivi della candidatura MAB sulle saline e sul sistema costiero. Gaspare Panfalone entra subito nel merito e alza il livello dello scontro: «Parliamo di oltre cento lavoratori, ho il dovere morale di tutelarli» – dice – «la mafia si combatte con il lavoro, non togliendo lavoro».
Il riferimento è diretto alle possibili ricadute occupazionali. Il porto, per gli operatori, non è solo infrastruttura ma economia reale. Panfalone insiste sul metodo: «Siamo arrivati all’ultimo chilometro senza confronto». E il punto diventa politico: chi decide il futuro del porto senza il porto. Il timore è che l’inserimento nell’area di transizione possa incidere su traffici e investimenti. «Il porto è carne, sangue e ossa del territorio», ribadisce. Sullo sfondo restano i temi concreti: merci, rinfuse, cantieri, occupazione. E soprattutto una domanda: cosa cambia davvero dopo l’UNESCO. Perché, al di là delle rassicurazioni, gli operatori chiedono certezze e atti. Non bastano le parole. Serve un confronto tecnico reale. E serve subito.
Il giallo del WhatsApp: Tardino all’oscuro della perimetrazione
Il confronto si accende quando si entra nel merito del percorso. La candidatura è guidata dalla Camera di Commercio insieme ai Comuni, alla Regione e agli enti gestori delle saline. Ma è proprio questo il punto contestato. «La Camera si definisce casa delle imprese, ma le imprese non sono state coinvolte» – attacca Panfalone. Il riferimento è alla fase decisiva della procedura, dopo l’allargamento della perimetrazione approvato il 15 dicembre 2025.
La tensione sale quando Diego Carpitella, direttore della Camera di Commercio di Trapani rivendica che la perimetrazione sarebbe stata definita già a febbraio di quest’anno, parlando di un percorso condiviso e strutturato. È a quel punto che Panfalone interviene e porta un elemento concreto al tavolo. Mostra un messaggio WhatsApp, indicando uno scambio con la presidente dell'Autorità del sistema portuale del mare di Sicilia occidentale Annalisa Tardino, per sostenere che su quella perimetrazione non ci fosse piena consapevolezza neppure ai livelli istituzionali. Intanto si è arrivati alla fine del percorso, tanto che entro maggio sarà presentato il dossier della candidatura a “Riserva della Biosfera UNESCO”,
Piacentino: “Nessun vincolo UNESCO, difendiamo le saline”
Sul fronte ambientale, la posizione è netta. Silvana Piacentino, direttrice della Riserva delle saline, prova a riportare il confronto sui dati normativi. «Non esistono nuovi vincoli legati all’UNESCO» – afferma – «l’area è già ampiamente tutelata da normative europee e nazionali». Le saline rientrano già in sistemi di protezione come ZPS, ZSC e convenzioni internazionali. L’obiettivo della candidatura, spiega, è valorizzare un equilibrio già esistente tra attività produttive e tutela ambientale. «Le saline sono un sistema produttivo che ha bisogno del porto», sottolinea.
Ma aggiunge anche un passaggio che accende la tensione: «La riserva è sotto attacco». Ed è qui che si inserisce lo scontro. Perché dal lato degli operatori la lettura è opposta. Non è la riserva a essere sotto pressione, ma il porto. Due visioni che si scontrano su priorità e percezioni. Da un lato la tutela di un ecosistema fragile, dall’altro la difesa di un’infrastruttura economica strategica. Il nodo resta l’equilibrio, ma anche la fiducia tra le parti.
Trapani, scontro sul porto: Panfalone contro il consulente UNESCO
Il confronto si fa ancora più duro quando si entra nel dettaglio tecnico della candidatura. Il consulente UNESCO spiega che il modello MAB prevede aree core, buffer e di transizione, e che proprio in quest’ultima rientrano attività umane e produttive. Nessun vincolo automatico, nessuna imposizione dall’alto. Ma le rassicurazioni non bastano. Panfalone replica: «Non è la riserva sotto attacco, è il porto sotto attacco». E insiste: «Non esiste un porto con queste caratteristiche dentro una perimetrazione del genere senza capire cosa succede dopo».
Il nodo è concreto: cosa succede alle attività portuali in termini di autorizzazioni, traffici, sviluppo infrastrutturale. Dal trasporto delle merci alla pianificazione dell’ultimo miglio, fino ai collegamenti con retroporto e interporto. Il rischio, secondo gli operatori, è che la pianificazione futura venga condizionata. E qui torna il tema dell’assenza dell’Autorità portuale, denunciata anche dal sindaco. Senza il soggetto che governa il porto, il confronto resta incompleto. E il dubbio resta aperto.
Trapani, Safina: “Equilibrio tra porto e ambiente, ma chiarezza sui vincoli”
A chiudere il confronto è l’intervento del deputato regionale Dario Safina, che prova a riportare il dibattito su un terreno di equilibrio. Il porto, dice, è un motore economico fondamentale per il territorio e non può essere messo in discussione. Ma allo stesso tempo la tutela delle saline rappresenta un valore strategico. «Serve equilibrio», è la sintesi. Tuttavia, anche Safina pone una condizione chiara: bisogna capire se e come la perimetrazione inciderà sulle attività produttive. Se i vincoli restano quelli urbanistici ordinari, non ci sono problemi.
Ma se entrano limiti che incidono sull’impresa, allora la perimetrazione va rivista. È qui il punto politico. Perché la candidatura nasce come opportunità, ma rischia di trasformarsi in un conflitto tra sviluppo e tutela. E nel mezzo resta Trapani, con il suo porto dentro la città e ora dentro una candidatura internazionale. Una scelta che, senza chiarezza e confronto, rischia di dividere più che unire.
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