C’è un tema che torna ciclicamente nel dibattito pubblico trapanese: la gestione del verde urbano.
E stavolta a sollevarlo, con una presa di posizione netta, è l’associazione Erythros, che ha scritto al sindaco Giacomo Tranchida, all’assessore al Verde pubblico Giuseppe La Porta e al dirigente del settore Orazio Amenta.
Al centro della segnalazione ci sono alcuni interventi recenti che, secondo l’associazione, avrebbero provocato danni evidenti a spazi curati negli anni anche grazie al lavoro diretto dei cittadini.
I casi: Giardino della Legalità e piazzetta Rita Atria
Nel “Giardino della Legalità”, tra le vie Rosario Livatino e Mauro Rostagno, sono stati tagliati, per "colpevole disattenzione e assenza di una supervisione competente", alberi messi a dimora e seguiti con attenzione dai volontari dell’associazione. Un intervento definito frutto della mancanza di una supervisione tecnica adeguata.
Ancora più grave, secondo Erythros, quanto accaduto nella piazzetta dedicata a Rita Atria: lavori eseguiti senza attrezzature idonee avrebbero portato alla distruzione di una pianta ornamentale e al danneggiamento della segnaletica commemorativa.
Per l’associazione non si tratta di episodi isolati o semplici errori operativi. Il punto è più ampio e riguarda la qualità della gestione del verde pubblico.
Il verde urbano, si legge nella lettera, non è un elemento accessorio: incide sulla qualità della vita, sul decoro della città e anche sulla memoria dei luoghi, soprattutto quando gli spazi sono legati a figure simboliche e a percorsi di legalità.
La richiesta all’amministrazione
Erythros chiede interventi concreti: controlli più rigorosi sulle ditte incaricate, maggiore formazione per gli operatori e un ripristino rapido dei danni segnalati.
Ma soprattutto rilancia un tema politico-amministrativo: il rapporto tra istituzioni e cittadini attivi. Le associazioni, sottolinea, non sono semplici osservatori ma una risorsa che negli anni ha contribuito in modo diretto alla cura di alcuni spazi.
Da qui la richiesta di aprire un confronto operativo stabile, per evitare che interventi poco coordinati compromettano il lavoro volontario e il patrimonio comune.
La vicenda pone una domanda che va oltre i singoli episodi: come viene gestito il verde urbano a Trapani? E quale spazio hanno, nelle scelte operative, le competenze e le esperienze maturate sul territorio?
Perché il rischio, altrimenti, è duplice: da un lato il deterioramento degli spazi pubblici, dall’altro la perdita di fiducia di chi, negli anni, ha contribuito a costruirli e mantenerli.
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