Trapani, la bellezza che resiste: Bellina e Marras raccontano Cappuccinelli
"Nonostante Cappuccinelli" non è una mostra fotografica. Non è un progetto di moda. E non è nemmeno una semplice iniziativa culturale. È il tentativo di riscrivere il racconto di un quartiere partendo dalle persone che lo abitano.
"D'una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda".
La frase di Italo Calvino sembra scritta per Cappuccinelli. E la domanda che il quartiere di Cappuccinelli ha posto con prepotenza ad Antonio Marras, è incarnata in un ragazzo.
Quando sono stati aperti i casting del progetto, si è presentato subito. Ha posto domande, riflessioni: curioso di vedere quegli abiti lunghi, fluttuanti e potenti, voleva partecipare. Ma non ha potuto, per via del braccialetto elettronico. Lui sapeva di non poter prendere parte al progetto fotografico, fin dall’inizio, eppure è andato lo stesso. Per conoscere, vedere, annusare una novità. La novità di guardare Cappuccinelli oltre gli stereotipi, oltre lo stigma del rione degradato di una città che, per anni, lo ha marginalizzato.
Dentro questa storia c'è il senso profondo di "Nonostante Cappuccinelli": la volontà di superare gli stereotipi, di sfuggire alle etichette, di immaginare un futuro diverso da quello che gli altri hanno già scritto.
Il progetto, inserito nel programma "Ciak... uno scatto per la città" promosso dall'assessorato ai Servizi sociali del Comune di Trapani insieme alle associazioni Vurria e VmkLab, ha portato nei giorni scorsi il fotografo trapanese Francesco Bellina e l'artista Antonio Marras nel cuore di Cappuccinelli. L'obiettivo era quello di raccontare il quartiere attraverso i suoi abitanti, trasformandoli nei protagonisti di una narrazione costruita lontano dalle rappresentazioni più scontate della periferia urbana. Per anni, il quartiere è stato raccontato quasi esclusivamente attraverso il disagio, la marginalità, la cronaca. Come se il suo destino fosse già deciso. Ma il decadimento di un luogo raramente è una scelta. Lo è, invece, la decisione di rialzarsi, di migliorare se stessi e ciò che ci circonda. Lo è il desiderio di guardare oltre.
È anche questa l'idea che ha guidato Marras durante il suo incontro con Cappuccinelli, perché tutti i luoghi conservano una bellezza. Una bellezza che spesso resta nascosta sotto gli strati del pregiudizio e dell'abitudine, ma che continua a esistere e aspetta soltanto qualcuno capace di riconoscerla.
Un quartiere che diventa protagonista
"Nonostante Cappuccinelli" ha coinvolto direttamente la comunità locale:
Gli abitanti sono diventati protagonisti degli scatti fotografici e hanno dialogato con le creazioni artistiche di Antonio Marras.
Lontano dalle rappresentazioni folkloristiche o dalle estetiche costruite a tavolino, Cappuccinelli è diventato un grande laboratorio urbano a cielo aperto, coinvolgendo la parrocchia di “S. Giovanni”, la scuola, l'associazione “Insieme per Cappuccinelli” e i residenti del quartiere.
L'obiettivo non era quello di abbellire artificialmente il quartiere, ma cambiare il punto di osservazione. Mostrare ciò che esiste già e che troppo spesso sfugge agli sguardi frettolosi: le relazioni, la solidarietà, i legami familiari, il senso di appartenenza, la dignità delle persone.
Tra quelle immagini ha trovato spazio anche il ricordo del “Serraino Vulpitta”, simbolo di una ferita che Trapani porta ancora impressa nella propria memoria. Un richiamo potente enecessario alle vite spezzate dei migranti che morirono nel rogo del 1999, perché la bellezza non può esistere senza memoria.
La mostra finale non sarà pensata come un'esposizione tradizionale, ma come un percorso condiviso con il quartiere stesso. Anche le modalità di allestimento verranno costruite insieme ai residenti, affinché le immagini possano diventare parte integrante dello spazio urbano.
Più che raccontare Cappuccinelli, il progetto ha provato a creare le condizioni affinché fosse Cappuccinelli a raccontarsi.
Il ritorno di Francesco Bellina
Per Francesco Bellina questo progetto rappresenta qualcosa di profondamente personale.
Fotografo documentarista nato a Trapani nel 1989, Bellina ha costruito negli anni una carriera internazionale raccontando le rotte migratorie, le relazioni tra Europa e Africa, le trasformazioni sociali del Mediterraneo e le conseguenze delle grandi crisi contemporanee. Le sue fotografie sono state pubblicate e premiate in numerosi contesti internazionali, distinguendosi per la capacità di coniugare rigore documentario e profondità umana.
Ma prima dell'Africa occidentale, delle migrazioni e dei reportage internazionali c'era Cappuccinelli.
Bellina è cresciuto qui. Per questo il progetto assume il significato di un ritorno alle origini. Dopo avere raccontato i margini del mondo, il fotografo torna nel quartiere che lo ha formato, scegliendo di rivolgere il proprio sguardo verso la comunità da cui proviene.
Non torna da osservatore esterno.
Torna da figlio di quel quartiere: è per questo che, come set delle prime foto, ha scelto la casa dell’amatissima nonna. Che profuma di infanzia, di gioco, della formazione del fotografo.
Nelle sue fotografie non hanno posato modelli professionisti, ma persone incontrate per strada, famiglie, lavoratori, giovani e anziani. Volti quotidiani che hanno portato dentro le immagini la complessità di una comunità spesso raccontata soltanto attraverso i suoi problemi.
Antonio Marras, il narratore delle identità mediterranee
Se Bellina ha portato nel progetto il legame diretto con il territorio, Antonio Marras ha aggiunto un percorso artistico che da decenni indaga il rapporto tra identità, memoria e appartenenza.
Nato ad Alghero nel 1961, Marras è tra le figure più originali della cultura italiana contemporanea. Stilista, artista, designer e autore, ha costruito un linguaggio che supera i confini della moda per intrecciare arti visive, teatro, letteratura e ricerca antropologica. Dopo essere stato direttore creativo di Kenzo, ha consolidato una cifra stilistica riconoscibile fondata sul dialogo tra tradizione e innovazione, tra radici locali e visione internazionale.
La Sardegna, il Mediterraneo, le storie delle comunità e delle periferie culturali sono da sempre al centro del suo lavoro.
Non è un caso che abbia riconosciuto in Cappuccinelli una nuova tappa di quel viaggio ideale che negli ultimi anni lo ha portato a confrontarsi con luoghi come Ballarò e Ustica. Luoghi diversi, ma accomunati dalla stessa convinzione: ogni territorio custodisce una bellezza che resiste anche quando nessuno sembra più accorgersene.
La bellezza come scelta collettiva
In fondo, il significato più profondo di "Nonostante Cappuccinelli" sta tutto nel suo titolo.
Quel "nonostante" non è una concessione. È una dichiarazione.
Nonostante le difficoltà economiche. Nonostante le fragilità sociali. Nonostante le etichette che spesso vengono appiccicate ai quartieri popolari. Nonostante tutto, esiste una bellezza che continua a resistere.
nella storia di quel ragazzo arrivato ai casting pur sapendo di non poter partecipare. O nella bambina con un abito lunghissimo sollevata su un ponteggio. Perché quel gesto racconta meglio di qualsiasi slogan cosa significa provare a guardare oltre il proprio destino.
La fotografia, allora, diventa uno strumento per cambiare prospettiva. Non per nascondere le ombre, ma per mostrare che accanto a esse esistono persone che continuano a costruire futuro.
La bellezza non cancella le ferite. Le attraversa. Le riconosce. E prova a trasformarle in una nuova possibilità di racconto.
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