Report indaga su Taobuk, la replica: “Mancato contraddittorio”
“Lesivo della verità e offensivo nei confronti della direttrice artistica”. È la posizione dell’avvocato Antonino Fiumefreddo, che interviene per conto di Antonella Ferrara dopo il servizio andato in onda su Report il 12 aprile.
La replica, affidata a una nota, contesta il contenuto e soprattutto il metodo del servizio dedicato al Taobuk, una delle principali manifestazioni culturali italiane.
La replica: “Mancato contraddittorio”
Secondo la difesa, Ferrara avrebbe risposto in modo completo e documentato a tutte le domande della redazione, fornendo chiarimenti su contributi pubblici, procedure amministrative e trasparenza dell’associazione.
Risposte che, però, non sarebbero state inserite nel servizio. «Il pubblico è stato privato del necessario contraddittorio informativo», si legge nella nota, che parla di una narrazione incompleta e potenzialmente fuorviante.
Viene inoltre respinta ogni ipotesi di irregolarità nella gestione del festival: i contributi regionali, si sottolinea, sarebbero disciplinati da norme precise e sottoposti a rendicontazione, mentre quelli ministeriali deriverebbero da bandi pubblici.
Le critiche al linguaggio del servizio
L’avvocato Fiumefreddo contesta anche il linguaggio utilizzato nella trasmissione, facendo riferimento a «volti oscurati, voci alterate e accostamenti allusivi», elementi che – secondo la difesa – rischierebbero di suggerire conclusioni senza un adeguato riscontro fattuale.
Cosa sosteneva il servizio di Report
Il servizio di Report aveva acceso i riflettori sui rapporti tra Antonella Ferrara e l’assessora regionale al Turismo Elvira Amata, evidenziando anche i finanziamenti pubblici ricevuti dal Taormina Book Festival.
In particolare, secondo la trasmissione, nel 2025 l’associazione avrebbe ottenuto 450 mila euro di contributi pubblici. Nel servizio veniva inoltre citato l’incarico conferito nel 2024 a Ferrara come direttrice scientifica degli Stati generali del Cinema di Siracusa. Un lavoro che si inserisce nella tradizione della trasmissione di Rai3, da anni impegnata in inchieste su spesa pubblica, gestione dei fondi e rapporti tra politica e realtà culturali.
La replica si chiude con la richiesta di un’informazione “completa e correttamente contestualizzata”. Ma la vicenda, di fatto, resta aperta.
Da una parte le contestazioni della difesa, dall’altra il lavoro giornalistico di inchiesta. In mezzo, un tema che torna ciclicamente: fino a che punto si può spingere il racconto investigativo quando tocca interessi pubblici e reputazioni private.
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