Trapani, un "sabato nero”: poca acqua e tante famiglie a secco
Nuovo “bollettino di guerra” del comitato cittadino “L’acqua è un diritto di tutti”, che continua a monitorare con puntualità la crisi idrica in città.
Il quadro che emerge dopo lo scorso fine settimana è ancora una volta critico: interi quartieri del centro storico sono rimasti senz’acqua durante il turno di erogazione di sabato 18 aprile.
Alla base del disservizio, secondo quanto comunicato dall’amministrazione, ci sarebbe la rottura di una valvola nel cisternone di San Giovannello. Il guasto avrebbe provocato già venerdì 17 aprile un’erogazione fuori programma in alcune zone, rendendo impossibile interrompere il flusso. Il serbatoio è stato poi svuotato per consentire la riparazione, conclusa nella mattinata di sabato.
Nel frattempo, però, gran parte del centro storico è rimasta completamente a secco.

Il report diffuso dai cittadini e dal comitato parla di una situazione “drammatica”, con numerose vie finite in “zona rossa”, cioè prive di qualsiasi erogazione. Strade che nei turni precedenti avevano ricevuto almeno un minimo di acqua sono rimaste completamente asciutte, con criticità persino peggiori rispetto a quelle già segnalate il 16 aprile.
A complicare il quadro sono anche le versioni contrastanti sulle cause del blackout idrico.
In un primo momento si è parlato di lavori al cisternone, poi del guasto alla valvola. Parallelamente, da ambienti vicini al Comune di Misiliscemi è emersa l’ipotesi di un problema a Bresciana, dove si trovano i pozzi che alimentano la rete cittadina.
Una sovrapposizione di informazioni che ha alimentato malumori tra i residenti, soprattutto per l’assenza di comunicazioni chiare e tempestive.
Dopo il fine settimana nero, il turno di lunedì 20 aprile ha fatto registrare timidi segnali di ripresa.
Ma la situazione resta disomogenea: diverse vie continuano a non ricevere acqua da più turni consecutivi, mentre in altre l’erogazione è debole, limitata a pochi minuti o accompagnata da aria nelle tubature.

Oltre al disagio quotidiano, pesa anche il costo economico dell’emergenza. Molte famiglie sono state costrette a ricorrere alle autobotti private per garantire i bisogni essenziali, sostenendo spese aggiuntive senza alcuna forma di rimborso.
“Non si può pagare due volte un servizio che non viene garantito”, denunciano i comitati, che chiedono interventi concreti: ristori automatici in bolletta o il rimborso delle spese sostenute per l’approvvigionamento alternativo.
Intanto prosegue il monitoraggio civico, con i residenti invitati a segnalare disservizi e aggiornamenti.
Una mappatura dal basso che racconta una crisi ancora lontana dalla normalità e che rischia di aggravarsi con l’arrivo del caldo e della stagione turistica.
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