Per far fronte all’emergenza idrica, il dissalatore di Trapani è in funzione in deroga, cioè senza che siano ancora completate tutte le autorizzazioni previste. L’impianto produce acqua, ma il quadro amministrativo resta aperto e i lavori a mare sono ancora in corso.
Ma la deroga concessa dal Commissario nazionale scade a luglio 2026: da oggi restano circa tre mesi per completare autorizzazioni e lavori, prima della scadenza dell’esercizio temporaneo.
E' la deputata M5S Cristina Ciminnisi a sollevare la questione: “Non ci risulta che Siciliacque abbia una concessione demaniale per lo scarico”. Una contestazione che riguarda direttamente la gestione della salamoia, cioè l’acqua più salata prodotta dal dissalatore e reimmessa in mare. Dalla Regione, l’assessore al Territorio e Ambiente Giusy Savarino chiarisce la posizione: “Sono in esercizio con la vecchia concessione e con un’autorizzazione del commissario in deroga temporanea”.
Dunque, a procedura è ancora in corso.
E non riguarderebbe solo la concessione demaniale, pouttosto tra i documenti mancherebbe ancora il progetto dell'Impianto definitivo e l'adeguamento degli scarichi a mare.
L’impianto, riattivato sul sito del vecchio dissalatore entrato in funzione nel 1995 e ormai inutilizzato da anni, oggi ricade all’interno della Riserva naturale orientata delle Saline di Trapani e Paceco. Il nuovo sistema è modulare, installato in container e basato su tecnologia a osmosi inversa, ma utilizza le infrastrutture esistenti: le condotte sottomarine di presa e di scarico della salamoia realizzate negli anni ’90, oggi oggetto di ripristino.
L’autorizzazione all’esercizio temporaneo è stata concessa dal Commissario nazionale per l’emergenza idrica, Nicola Dell’Acqua, che ha permesso l’attivazione dell’impianto anche senza il completamento dell’iter.
Il nodo centrale resta quello degli scarichi: l’autorizzazione allo scarico della salamoia è ancora in fase di rilascio e, solo dopo questo passaggio, potrà essere definita la concessione demaniale. Nel frattempo si procede facendo riferimento alla vecchia concessione del precedente impianto.
Sul piano ambientale, il percorso è stato seguito dall’Assessorato regionale del Territorio e Ambiente (ARTA), che con decreto del 2 aprile 2025 ha espresso parere favorevole di incidenza ambientale e autorizzato gli interventi sulle condotte. Un via libera importante, ma accompagnato da prescrizioni e obblighi di monitoraggio. Nonostante questo, la procedura non è chiusa. Nella conferenza di servizi sono emerse criticità su tre fronti chiave: lo scarico della salamoia, la gestione delle acque meteoriche e gli impatti acustici dell’impianto, proprio in un’area ad alta tutela ambientale.
Nel frattempo, anche sul fronte operativo il sistema non è ancora definitivo. La Capitaneria di Porto di Trapani, con ordinanza n. 132/2026 del 23 aprile, ha prorogato fino al 20 luglio 2026 i lavori di ripristino delle condotte sottomarine. Le attività si svolgono nel tratto di mare davanti al litorale ovest, con un’area di sicurezza di 300 metri attorno ai mezzi impegnati: vietati balneazione, transito e soste.
Il sistema si basa su due punti di presa a mare, fino a circa 4 chilometri dalla costa e 27 metri di profondità, e su una condotta di scarico lunga quasi 5 chilometri, tra tratti interrati nel canale Baiata e tratti sul fondale. Non si costruisce nuovo, ma si recupera l’esistente. Il contesto ambientale rende tutto più delicato. L’impianto si trova dentro un’area della rete Natura 2000, ad altissima biodiversità. Il WWF ha evidenziato che non è possibile escludere con certezza scientifica impatti sull’ecosistema, chiedendo ulteriori verifiche e possibili modifiche al sistema di scarico.