Sette anni di pena espiati. Poi l’assoluzione. È una di quelle vicende giudiziarie che arrivano alla fine con una formula netta, ma con una domanda pesante sul tempo perduto.
La Corte di Appello di Palermo, Prima sezione penale, si è pronunciata nel pomeriggio di oggi in sede di rinvio dopo la sentenza della Cassazione e ha assolto Bruno
Giacalone, mazarese, con la formula “per non aver commesso il fatto”.
Giacalone, difeso dagli avvocati Elisabetta Ascone e Luca Cianferoni, entrambi del Foro di Roma, era stato ritenuto il braccio destro di Dario Messina, indicato come capo mandamento di Mazara del Vallo.
La Corte d’Appello, accogliendo le richieste della difesa e applicando i principi contenuti nella sentenza di rinvio della Cassazione, ha ribaltato il quadro accusatorio nei confronti di Giacalone.
Per il mazarese arriva dunque l’assoluzione piena, dopo avere già espiato sette anni di pena. Una conclusione giudiziaria che restituisce libertà e verità processuale, ma non cancella il peso di una detenzione che, alla luce della decisione di oggi, è stata ingiustamente subita.