Trapani, rottura Tranchida-Turano: maggioranza a rischio
A Trapani finisce un’alleanza che aveva retto due mandati e che oggi lascia macerie politiche pesanti a Palazzo d’Alì. Il rapporto tra Giacomo Tranchida e Mimmo Turano è ufficialmente archiviato. E non è una rottura marginale: è un passaggio che ridefinisce gli equilibri del Consiglio comunale e apre una fase di instabilità amministrativa.
Nel 2023 Turano, direttamente o attraverso la sua rete politica, aveva contribuito al bis di Tranchida. Oggi quella stessa area – la lista Trapani Tua – si colloca all’opposizione. A sancirlo è stato Alberto Mazzeo, presidente dell’Aula ed ex assessore della giunta, che ha formalizzato il cambio di campo.
Non è solo una presa di distanza: è un atto politico. L’opposizione cresce e per Tranchida si apre una fase complicata, soprattutto sul fronte dell’approvazione degli atti. I “turaniani” parlano senza giri di parole di un sindaco che accentra, che non condivide, che non costruisce collegialità. Tradotto: viene meno il metodo politico prima ancora della sintesi amministrativa.
Si chiude così una stagione iniziata nel 2018. E lo sguardo è già oltre: alle amministrative di Erice nel 2027 e a quelle di Trapani nel 2028. Tranchida, a fine mandato, dovrà costruire una successione senza una parte consistente di quella coalizione che lo aveva sostenuto.
La bocciatura è netta. Mazzeo, a nome di Trapani Tua, parla di una gestione “non più all’altezza della città” e motiva l’uscita con “tutte le cose che ancora non sono state fatte”. Non un distinguo, ma un giudizio politico sull’intera esperienza amministrativa. E subito dopo rilancia: costruire “una prospettiva credibile”. Il messaggio è chiaro: si lavora già all’alternativa.
Le parole di Turano
Turano prova a smarcarsi, ma il risultato è quello di certificare la frattura. Ricostruisce la genesi di Trapani Tua, nata per sostenere il progetto di Mimmo Fazio, e rivendica che la scelta di appoggiare Tranchida sia stata autonoma: prima nel 2018, poi nel 2023.
Ma il punto politico è un altro: “Da un anno e mezzo siamo fuori da quella giunta”, chiarisce, spiegando che l’esecutivo ha preso una direzione “non più riconducibile al progetto degli amici miei”. In sostanza, Turano certifica che la giunta si è spostata politicamente, lasciando fuori un pezzo di area moderata.
E aggiunge un elemento non secondario: i rapporti interni erano già logori, tanto da richiedere – durante la campagna elettorale – un lavoro di ricucitura guidato da Peppino Carpenteri. Segnale che la rottura di oggi ha radici lontane.
Mozione sì, mozione no
Sul tavolo resta l’ipotesi più pesante: la mozione di sfiducia. Se passasse, porterebbe al commissariamento del Comune e, successivamente, al ritorno alle urne. Ma la partita è tutta nei numeri.
Le firme per presentarla potrebbero esserci. Più incerto è il voto in Aula. E qui si gioca la vera partita politica: senza un’alternativa già costruita, il rischio per le opposizioni è aprire una crisi senza sbocco. Per Tranchida, invece, il tempo della navigazione larga sembra finito. Da oggi ogni atto sarà una prova di forza. E ogni voto, un test di sopravvivenza politica.
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