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30/04/2026 06:00:00

Processo Hydra, nuova udienza a Milano: il nodo delle prove e il caso Pace sullo sfondo

 Il maxi processo Hydra torna oggi, 30 aprile, nell’aula bunker di San Vittore. E lo fa con una domanda che aleggia su tutto il dibattimento: quanto peseranno le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, a partire da quelle – incomplete – di Bernardo Pace?

Dopo il rinvio deciso nella prima udienza, il procedimento entra adesso in una fase cruciale: quella delle questioni preliminari e dell’ammissione delle prove.

 

Il processo delle “mafie unite”

 

Hydra è il processo che prova a dimostrare un salto di qualità delle organizzazioni criminali al Nord: Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra non più in competizione, ma alleate per gestire affari e potere in Lombardia.

Un sistema che, secondo la Procura di Milano guidata da Marcello Viola, si regge su un equilibrio preciso: ogni organizzazione opera sul proprio territorio di riferimento, ma con una regia comune sugli investimenti e sulle attività illecite.

Sono 45 gli imputati nel rito ordinario, dopo le 62 condanne già inflitte in abbreviato lo scorso gennaio.

 

Le questioni preliminari e la mossa della difesa

 

Al centro dell’udienza di oggi ci sono le questioni preliminari, a partire dalla richiesta – già avanzata – di spostare il processo da Milano.

I legali di Rosario Abilone hanno chiesto alla Cassazione la rimessione del procedimento per presunta mancanza di serenità dell’ambiente giudiziario. Una richiesta che non ha sospeso il processo, ma che resta uno dei nodi aperti.

In questa fase si discuterà anche dell’ammissione delle prove e delle posizioni processuali ancora da definire, come quella di Emanuele Gregorini, recentemente estradato dalla Colombia.

 

I verbali dei pentiti: il cuore dell’accusa

 

Il dibattimento si muove attorno a un elemento chiave: le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.

Tra queste, quelle di Gioacchino Amico e soprattutto di Bernardo Pace, il pentito trapanese morto in carcere a Torino pochi giorni dopo aver iniziato a collaborare.

I suoi verbali, depositati dalla pm Alessandra Cerreti, contengono passaggi delicatissimi:

  • i presunti rapporti tra mafie e politica, coperti da pagine di omissis
  • i collegamenti economico-finanziari riconducibili a reti criminali attive al Nord
  • i riferimenti ai movimenti e ai contatti di Matteo Messina Denaro

Un patrimonio di informazioni che però rischia di restare incompleto.

 

Il “vuoto” lasciato da Pace

 

La morte di Bernardo Pace continua a pesare sul processo.

Il collaboratore era considerato una fonte importante per ricostruire i legami tra la mafia trapanese e il sistema economico lombardo. La sua scomparsa improvvisa, ancora circondata da interrogativi, lascia un vuoto investigativo difficile da colmare.

Le sue dichiarazioni, peraltro, risultano in parte oscurate da omissis e in parte ancora da verificare. E senza la possibilità di ulteriori interrogatori, molti passaggi potrebbero restare sospesi.

 

Le parti civili e il segnale delle istituzioni

 

Anche oggi resta forte il segnale delle istituzioni e della società civile.

Sono già state ammesse come parti civili la Regione Lombardia, i Comuni di Milano, Varese e Legnano, la Città metropolitana, oltre alle associazioni Libera e WikiMafia.

Un fronte ampio che sottolinea come il processo Hydra non riguardi solo i singoli imputati, ma un intero sistema di infiltrazione mafiosa nel tessuto economico del Nord.

 

Un processo che riguarda anche la Sicilia

 

Dietro le carte milanesi, però, si intravede chiaramente la Sicilia.

Tra gli imputati compaiono figure legate a Matteo Messina Denaro, come il cugino Paolo Errante Parrino. E molte delle dinamiche raccontate dagli inquirenti riportano direttamente al mandamento di Castelvetrano.

Hydra, in fondo, racconta questo: la mafia non ha più confini geografici, ma mantiene radici ben precise.

 

Le prossime tappe

 

L’udienza di oggi segna un passaggio tecnico ma decisivo.

Da qui si capirà quali prove entreranno nel processo e quale sarà l’impianto definitivo del dibattimento.

E soprattutto si capirà quanto peso avranno le parole dei pentiti. Anche quelle, interrotte, di Bernardo Pace.

Perché in questo processo, più che altrove, la verità passa dalle loro voci. E da ciò che, forse, non hanno fatto in tempo a dire.

 

Intanto, mentre a Milano il processo Hydra entra nel vivo, a Trapani si sono svolti in forma blindata i funerali di Bernardo “Dino” Pace, il collaboratore di giustizia morto il 16 marzo nel carcere di Torino. La tumulazione è avvenuta con accessi rigidamente controllati dalle forze dell’ordine, senza la presenza di estranei. Pace, condannato a 14 anni e ritenuto vicino agli ambienti legati a Matteo Messina Denaro e a Paolo Errante Parrino, aveva iniziato a collaborare con la giustizia poche settimane prima della morte, lasciando verbali in parte coperti da omissis. Sulla sua scomparsa, ufficialmente classificata come suicidio, resta aperta un’inchiesta anche a seguito dell’esposto dei familiari, che sollevano dubbi sulle circostanze e sottolineano come il collaboratore avesse manifestato la volontà di dissociarsi e costruirsi una nuova prospettiva di vita.



Native | 25/04/2026
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