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02/05/2026 15:30:00

Un ramoscello d’ulivo in un fucile apre la Festa del Santissimo Crocifisso di Calatafimi

A Calatafimi Segesta la tradizione incontra il cambiamento e, nell’edizione 2026 della Festa dedicata al Santissimo Crocifisso, la scena più potente arriva all’inizio del corteo: un ramoscello d’ulivo inserito nella canna dei fucili dei militi del Ceto della Maestranza. Un gesto semplice ma dal forte valore simbolico che ha trasformato l’arma – già disattivata – in segno di pace, riconciliazione e devozione.

I cento artigiani della città, eredi di una tradizione che affonda le radici nel Seicento, hanno aperto la serie dei cortei storici sfilando in abito nero, passo cadenzato e armati di alabarde, lance e fucili a tracolla. Quest’anno, però, la presenza dell’ulivo ha segnato una svolta: la forza militare si è fatta testimonianza spirituale, in un messaggio che unisce memoria, fede e identità collettiva.

Per la prima volta, inoltre, il corteo ha visto la partecipazione di dieci donne tra le fila della Maestranza: un altro elemento di novità che segna un’apertura inedita nella storia della manifestazione.

 

Una città blindata ma in festa

La giornata si è svolta in un contesto di rigide misure di sicurezza, con un limite massimo di 20 mila presenze. Nonostante ciò, il centro storico si è riempito di turisti e visitatori, accorsi per assistere a uno degli eventi più sentiti del territorio.

Dai diversi punti prestabiliti della città sono partiti poi gli altri cortei dei Ceti, dando ufficialmente inizio alla festa. Ad aprire la parata sono stati i Commercianti in abiti settecenteschi, seguiti dai Borgesi di San Giuseppe, dai Mugnai, Ortolani, Caprai, Pecorai e Macellai.

La “spagghiata” e la festa del dono

Come da tradizione, i Ceti hanno dato vita alla “spagghiata”, la distribuzione di doni alla folla: miliddi, panuzzi, biscotti, mandorle, caramelle, cioccolata e fiori. Le strade si sono trasformate in un grande spazio di condivisione, con migliaia di mani protese verso il cielo e un’atmosfera che ha riportato molti a una dimensione quasi infantile di stupore e festa.

Cavalli, carri e la gara della generosità

Tra i momenti più spettacolari, la sfilata dei Cavallari ha rappresentato uno dei picchi emotivi della giornata. Carretti decorati, cavalli bardati e sacche piene di doni hanno invaso le strade in un crescendo di entusiasmo collettivo.

La competizione simbolica tra i cosiddetti “Ceti maggiori” ha alimentato la generosità: confetti, ceci, noccioline e arachidi sono stati lanciati tra la folla, che ha risposto con grida, corse e mani colme di sacchetti.

Il passaggio dei Borgesi del Santissimo Crocifisso ha poi rafforzato il senso di continuità tra lavoro agricolo e devozione popolare, con carri allegorici e animali bardati che hanno trasformato il centro urbano in un museo vivente.

Il momento finale: la salita degli Autori

Il culmine della giornata è stato raggiunto con l’arrivo dei Massari alla salita “Autori”, dove il grande carro trainato dai buoi e carico di cucciddati ha raccolto l’applauso e l’incitamento della folla. Un momento di forte partecipazione collettiva, tra fatica, fede e spettacolo popolare.

Una festa che unisce

La giornata si chiude con un bilancio positivo e con la promessa della replica odierna, che proseguirà con la processione sacro-allegorica dal tema “Ut omnes unum sit – dal peccato che divide alla fede che unisce”, realizzata dall’artista GianVito Gassirà.

Domani, domenica 3 maggio, la festa si concluderà con la solenne processione del Santissimo Crocifisso e di Maria Santissima di Giubino, seguita dallo spettacolo pirotecnico finale che chiuderà tre giorni di intensa partecipazione popolare, fede e tradizione.



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