"Nova 2026", a Bonagia il laboratorio del nuovo centrosinistra
Niente bandiere di partito, nessun palco, nessun leader chiamato a scandire applausi o slogan.
A Bonagia, negli spazi dell’Hotel "La Tonnara", il Movimento 5 Stelle ha scelto una strada diversa per il debutto trapanese di “Nova 2026”, il percorso partecipativo che punta a costruire dal basso un programma progressista alternativo al centrodestra.
Più che un’assemblea politica tradizionale, quello realizzato sabato 16 maggio è sembrato un grande laboratorio collettivo.
Oltre 130 partecipanti provenienti da tutta la provincia – militanti del M5S, esponenti del Partito Democratico, amministratori, cittadini senza tessere e perfino alcuni turisti incuriositi dall’iniziativa – si sono seduti attorno a sei tavoli tematici per discutere di scuola, ambiente, lavoro, agricoltura, giustizia, giovani, sanità e sviluppo del territorio.
Le iscrizioni sono state chiuse al raggiungimento del numero massimo previsto. Un dato che può essere letto come il segnale di una domanda crescente di coinvolgimento diretto nei processi politici.
Ma la vera posta in gioco non era il numero dei partecipanti. La sfida era capire se il cosiddetto “campo largo” progressista possa nascere davvero dai territori e dalle comunità, e non soltanto da accordi costruiti nei vertici romani dei partiti.
“Nova”: rifondare la partecipazione
“Nova” è il nuovo esperimento politico-partecipativo con cui il Movimento 5 Stelle tenta di aprire una fase diversa della propria evoluzione. Dopo gli anni dell’opposizione radicale e quelli della piena istituzionalizzazione, il progetto promosso a livello nazionale punta a costruire un contenitore più ampio, aperto a cittadini, associazioni e mondi politici diversi.
Il percorso ha previsto oltre cento assemblee in tutta Italia e nove appuntamenti in Sicilia, uno per provincia. La formula scelta è stata quella dell’Open Space Technology: niente relazioni introduttive, niente gerarchie rigide, ma tavoli di lavoro autogestiti in cui ciascuno può proporre temi, avanzare idee, spostarsi tra i gruppi di discussione e contribuire liberamente.
Dietro il metodo organizzativo c’è però un’impostazione politica precisa: prima i contenuti, poi le alleanze. Prima il confronto sui bisogni concreti dei territori, poi la costruzione della futura coalizione progressista.
E non è un caso che “Nova” richiami esperienze che hanno segnato la politica italiana degli ultimi vent’anni: i meet up grillini delle origini, le “fabbriche” di Nichi Vendola, la Leopolda prima maniera, ma anche alcuni laboratori civici siciliani. La differenza, almeno nelle intenzioni, è il tentativo di superare davvero le appartenenze identitarie e costruire uno spazio politico meno ingessato.
Le “farfalle” e i “bombi”: il dissenso come risorsa
Dentro questo modello partecipativo, nei tavoli tematici trovano spazio anche due figure simboliche che raccontano bene lo spirito dell’iniziativa: le “farfalle” e i “bombi”.
Le farfalle sono quelle persone che animano la discussione, fanno circolare idee, collegano esperienze diverse, spostandosi tra i tavoli per contaminare il confronto con proposte e intuizioni nuove. Sono il motore creativo dell’assemblea.
I bombi, invece, sono i “bastian contrari”. Quelli che interrompono il flusso lineare delle discussioni, pongono dubbi, contestano, evidenziano criticità e fragilità delle proposte. In un modello politico tradizionale verrebbero percepiti come disturbatori. Qui, invece, il loro ruolo viene considerato fondamentale proprio perché costringe il gruppo a interrogarsi più a fondo sulla solidità delle idee emerse.
È una metafora che racconta bene il tentativo di “Nova”: trasformare anche il dissenso in uno strumento utile alla costruzione collettiva, invece che viverlo come un elemento da espellere o silenziare.
La “legge dei due piedi”
Tra i principi più interessanti del metodo adottato c’è poi quello della “legge deidue piedi”, uno dei cardini dell’Open Space Technology.
Il concetto è semplice: nessuno è obbligato a restare in un tavolo di discussione se ritiene che quel confronto non sia utile o non condivida il metodo o i contenuti emersi. Ci si può alzare e andare altrove, cercando un altro spazio in cui sentirsi più coinvolti e produttivi.
Dietro questa regola organizzativa c’è però anche una metafora politica più ampia. La possibilità di dissentire senza essere espulsi. Di cambiare contesto senza abbandonare il percorso comune. L’idea che ci sia posto per tutti, purché ci sia la volontà di cercarlo e di non fermarsi alla prima difficoltà o al primo conflitto.
In tempi di polarizzazione permanente e appartenenze rigide, è forse uno degli aspetti più interessanti emersi dalla giornata di Bonagia.
Mazzeo: “Nova non è un progetto del M5S”
A ribadire il carattere aperto dell’iniziativa è stata Marcella Mazzeo, responsabile locale del progetto.
“Nova non è un progetto del Movimento 5 Stelle, ma uno spazio per tutti i cittadini”, ha spiegato, sottolineando come l’obiettivo sia “raccogliere idee e proposte da mettere a disposizione della futura coalizione progressista, senza appartenenze rigide”.
Mazzeo ha insistito sul carattere autonomo del percorso rispetto alla struttura partitica tradizionale: “Chi partecipa non è chiamato a rappresentare un simbolo, ma a portare un contributo di idee. Tutto ciò che emergerà nei vari incontri sarà messo a fattore comune nel dibattito politico nazionale”.
Ciminnisi: “Partecipazione vera, non passerelle”
Tra gli animatori della giornata anche la deputata regionale del M5S Cristina Ciminnisi, che ha definito l’assemblea di Bonagia “un segnale chiaro di partecipazione crescente”.
“Sabato alla Tonnara di Bonagia abbiamo vissuto qualcosa di potente: partecipazione vera, energia, idee, futuro”, ha dichiarato. “Giovani, amministratori, cittadini ed esponenti dei partiti che si riconoscono in un progetto progressista per l’Italia si sono ritrovati per costruire insieme proposte concrete sui temi che toccano ogni giorno la vita delle persone”.
Poi il passaggio politico più netto: “Nessuna passerella, nessun discorso vuoto. Abbiamo ascoltato esperienze, raccolto proposte e messo nero su bianco idee utili a costruire un programma serio, partendo dai problemi reali dei nostri territori”.
Secondo Ciminnisi, il messaggio arrivato da Trapani è chiaro: “C’è una comunità politica viva che ha voglia di partecipare, confrontarsi e dare il proprio contributo per costruire un’alternativa credibile per il Paese”.
Il PD e il tema del “campo largo”
All’iniziativa ha partecipato anche una delegazione del Partito Democratico. Il deputato regionale Dario Safina ha definito “Nova” una possibile occasione per costruire “un campo largo serio, credibile e inclusivo”.
Safina ha richiamato le collaborazioni già sperimentate all’Ars con il Movimento 5 Stelle, sostenendo come quella convergenza dovrebbe riflettersi anche sui territori. Sullo sfondo resta il tema della frammentazione del centrosinistra, soprattutto dopo le divisioni che hanno segnato le ultime tornate elettorali del 2023 e che hanno posto il M5S all'opposizione dell'amministrazione trapanese targata PD, anche se in salsa civica.
Ma il nodo, emerso chiaramente anche a Bonagia, va oltre le alleanze elettorali. Il problema vero è capire se esista oggi una piattaforma comune di valori e priorità: sanità territoriale, lavoro stabile, servizi pubblici, ambiente, sviluppo delle aree interne. E comprendere che i partiti non possono egemonizzare una coalizione, ma rinunciare ciascuno ad un pezzetto di se stessi per costruire un progetto che sia davvero funzionale al Paese.
Il laboratorio Trapani e la sfida della rappresentanza
Il successo dell’iniziativa racconta qualcosa che va oltre il singolo evento politico. Da tempo esiste uno scollamento crescente tra cittadini e rappresentanza tradizionale, acuito da un civismo strumentalizzato elettoralmente e dalla liquidità dei partiti: fenomeno, quest'ultimo, di cui è stato trascinatore proprio il M5S. “Nova” prova a inserirsi proprio in questo vuoto: offrire uno spazio in cui il confronto preceda le sigle e in cui il dissenso venga gestito come elemento di crescita.
Resta però la domanda decisiva: quanto di questa partecipazione riuscirà davvero a tradursi in scelte politiche concrete?
Perché alla fine, inevitabilmente, il percorso tornerà dentro le dinamiche tradizionali della politica: candidature, alleanze, leadership, equilibri tra partiti.
Ed è qui che si misurerà il successo o il limite dell’esperimento. Nella capacità della politica organizzata di raccogliere davvero le domande emerse dal basso e trasformarle in decisioni credibili.
La giornata di Bonagia, intanto, lascia una fotografia interessante: mondi diversi seduti allo stesso tavolo, senza simboli davanti e senza la pretesa di avere già tutte le risposte. In una stagione politica sempre più segnata dalla chiusura identitaria e dalla semplificazione estrema, non è poco.
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