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20/05/2026 06:00:00

Marsala al voto, tra spot e una politica che deve ritrovare la bussola

La città di Marsala è chiamata al voto. Domenica e lunedì saranno le giornate della verità, tra chi immagina una vittoria a primo turno e chi spera in un ballottaggio per rimescolare alleanze ed equilibri politici. Marsala però è una città che non chiede speranza ma fatti normali, non vuole illusioni e pure lo standard delle aspettative è notevolmente sceso.

 

Niente  libro dei sogni buono soltanto per le campagne elettorali, niente ritorno del manuale Cencelli, delle spartizioni, degli equilibri costruiti più sulle convenienze che sulle competenze. I cittadini chiedono una cosa molto più semplice e molto più seria: normalità democratica.
Chiedono dialogo, confronto, ascolto. Chiedono che chi rappresenta le istituzioni torni ad avere un rapporto diretto con la città, senza filtri, senza clientele, senza la necessità di dover bussare alla porta “dell’amico giusto”.

 

 

 

Perché vero: una lampadina accesa è un diritto, non un favore. Una strada pulita è un servizio dovuto, non una concessione politica. Ma quando anche ciò che dovrebbe essere ordinario smette di funzionare, allora si mette in moto il meccanismo peggiore: quello del favore personale, della telefonata al consigliere amico, del “pensaci tu”.

Ed è lì che la politica smette di essere politica.
Diventa intermediazione. Diventa dipendenza. Diventa un sistema squallido di do ut des che nulla ha a che vedere con la buona amministrazione o con la dignità delle istituzioni.

Per questo bisogna tornare alla politica vera.
Quella che programma invece di promettere. Quella che ascolta invece di comandare. Quella che considera i cittadini persone libere e non pacchetti di voti da coltivare a ogni elezione.

Marsala ha bisogno di una stagione diversa.
Di una città in cui i diritti non passino attraverso le conoscenze personali e in cui il rapporto con le istituzioni non sia basato sulla riconoscenza, ma sulla fiducia.

Perché amministrare non significa distribuire favori. Significa garantire diritti.

 

O con me o contro di me

La campagna elettorale non può trasformarsi in un tribunale permanente dove si misura chi è stato più fedele, chi ha presenziato di più, chi ha sponsorizzato una candidatura e chi invece ha scelto un altro percorso. Le elezioni non sono un test di obbedienza, né una conta personale tra amici e avversari. Le idee politiche sono una cosa. I rapporti umani un’altra. Ed è pericoloso quando le due dimensioni vengono confuse, perché si finisce per dividere una città tra “buoni” e “cattivi”, tra chi è dentro e chi è fuori, tra chi merita ascolto e chi invece deve essere messo ai margini perché non allineato. La buona politica dovrebbe fare esattamente il contrario: unire, ascoltare, tenere insieme differenze e sensibilità. Anche il dissenso. Soprattutto il dissenso. Oggi chi si candida ad amministrare Marsala ha una responsabilità chiara: garantire la massima partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica. Significa aprire spazi di confronto reale, non pretendere adesioni cieche. Perché, anche se può sembrare banale ricordarlo, un sindaco è sindaco di tutti. Di chi lo vota e di chi non lo vota. Di chi sostiene il suo progetto e di chi lo critica. Ed è proprio nella capacità di amministrare senza rancore, senza tifoserie e senza vendette politiche che si misura la maturità di una classe dirigente.

 

 

 

La campagna elettorale degli addetti ai lavori

Quella che si sta vivendo a Marsala sembra sempre più una campagna elettorale degli addetti ai lavori. Molto apparato, molte presenze interne alle coalizioni, tanti candidati delle liste che si spostano da un appuntamento all’altro, ma poca partecipazione reale dei cittadini. È questa la sensazione che emerge osservando le apparizioni pubbliche dei candidati sindaco: platee spesso composte dagli stessi volti, dinamiche autoreferenziali, difficoltà evidente nel capire quanto consenso vero si stia intercettando fuori dai circuiti della politica organizzata. Ci si incontra, ci si sostiene, ci si applaude. Ma il punto resta un altro: quanto di tutto questo riesce davvero a parlare alla città? Perché una campagna elettorale dovrebbe allargare, coinvolgere, trascinare. Dovrebbe generare dibattito pubblico, discussione spontanea, partecipazione autentica. E invece, almeno fino a questo momento, il clima appare tiepido, quasi burocratico. Più costruito attorno ai meccanismi interni delle coalizioni che alla voglia dei cittadini di sentirsi protagonisti.

E’ una campagna elettorale molto strana, sicuramente diversa dalle precedenti.

In tutto questo ha perso soprattutto la comunicazione politica.
Una comunicazione spesso debole, priva di identità, costruita più sul recupero di slogan già sentiti che sulla capacità di raccontare una visione nuova della città.

“I care” fu uno slogan pure utilizzato da Walter Veltroni nel 2000, “Il vento sta cambiando” richiama inevitabilmente la campagna che accompagnò Virginia Raggi verso il Campidoglio. Persino “100 progetti per 100 contrade” sembra riecheggiare modelli comunicativi già visti nella stagione di Matteo Renzi a sindaco di Firenze.

Il problema non è soltanto lo slogan in sé.
La politica ha sempre preso ispirazione da formule efficaci. Il punto è che oggi, più che mai, i cittadini percepiscono quando manca autenticità. E forse è proprio questo il limite più evidente di questa campagna elettorale: si comunica tanto, ma si racconta poco. Si producono slogan, ma raramente emozioni.
Si presidiano eventi, ma senza riuscire davvero ad accendere partecipazione.

 

 

 

Sfida a 4, sfide politiche

Andreana Patti viaggia insieme a 7 liste: PD, AVS, M5S-PSI, ProgettiAmoMarsala, Marsala Civica-Sud chiama Nord, Compatti, Si Muove la Città.

Giulia Adamo a suo sostegno ha 6 liste: Lega, Fratelli d’Italia, Noi Moderati, Forza Italia, Coraggio e Passione, Movimento Arcobaleno.

Massimo Grillo si presenta con 4 liste: UDC, Liberi, Lilibeo Viva, Vivere la città.

Leonardo Curatolo ha una lista: Marsala Futura.

 

Una cosa è certa queste elezioni, indipendentemente dal loro risultato faranno cambiare gli equilibri politici cittadini ma soprattutto provinciali. Una cosa però appare certa: queste elezioni, indipendentemente da chi vincerà, cambieranno gli equilibri politici. Non soltanto quelli di Marsala, ma probabilmente anche quelli provinciali. Perché il voto marsalese non è mai un voto neutro.
E ciò che accadrà nelle urne finirà inevitabilmente per avere conseguenze sugli assetti dei partiti, sulle leadership locali e sulle future alleanze. Ci sarà chi uscirà rafforzato, chi ridimensionato, chi proverà a rivendicare centralità e chi invece dovrà fare i conti con un consenso meno solido del previsto. Ma soprattutto emergerà un dato politico destinato a pesare nei prossimi anni: capire quali modelli di leadership riescono ancora a parlare ai cittadini e quali invece sono un bluff.

Questa campagna elettorale sta mostrando crepe dentro coalizioni considerate compatte, nuovi protagonismi, movimenti trasversali. Il risultato finale avrà un valore che va oltre il nome del futuro sindaco. Perché ridisegnerà rapporti politici, influenze territoriali e strategie future in tutta la provincia. E segnerà anche il voto per le elezioni regionali del 2027.