Le elezioni amministrative stanno mostrando, giorno dopo giorno, tutte le fragilità della politica locale. Più che chiarire gli schieramenti, questa campagna elettorale sembra aver confuso i confini tradizionali, mettendo insieme pezzi di destra e di sinistra in alleanze nate più per convenienza che per visione comune.
È il segnale di una politica che fatica a trovare identità solide e che, davanti alla necessità di vincere, sacrifica spesso coerenza e appartenenza. Le coalizioni diventano contenitori larghi, dentro i quali convivono posizioni diverse, talvolta opposte, tenute insieme soltanto dall’obiettivo elettorale.
Anche il centrodestra vive una fase di evidente tensione interna. Divisioni, distinguo, candidature non condivise e rapporti sempre più complicati tra partiti e movimenti stanno segnando questa campagna. Una frattura che non riguarda soltanto i territori, ma che inevitabilmente avrà riflessi politici più ampi, perché il voto amministrativo finisce sempre per essere anche una verifica degli equilibri regionali e nazionali.
Nel centrosinistra, dove spesso manca una linea politica chiara, c’è il tentativo di costruire coalizioni ampie, con il rischio di generare più contraddizioni che sintesi. In molti casi, il cittadino fatica persino a riconoscere le differenze tra gli schieramenti.
A spoglio chiuso arriverà il momento delle analisi vere. Bisognerà capire chi ha costruito consenso e chi invece ha soltanto sommato sigle e candidature senza un progetto politico credibile. E soprattutto sarà necessario tracciare le responsabilità: di chi ha diviso, di chi non ha saputo tenere unite le coalizioni e di chi ha preferito gli equilibri interni alla costruzione di una proposta forte per i territori.
Il nodo centrodestra
Hanno chiesto a Giulia Adamo uno sforzo politico nel nome del centrodestra e per il bene della città. Una sfida che l’ex sindaca ha accettato, portandola avanti con determinazione. Ma dentro il centrodestra c’è anche la candidatura dell’uscente Massimo Grillo, ed è proprio qui che emerge il nodo politico più delicato.
Molti esponenti locali della coalizione hanno apertamente detto no a un secondo mandato di Grillo, conducendo una partita politica nella quale il sindaco uscente è stato spesso criticato, prima ancora che durante la campagna elettorale. Un atteggiamento che ha finito per spostare il confronto all’interno della stessa area politica, quasi dimenticando che, almeno teoricamente, il vero avversario elettorale non dovrebbe essere interno al centrodestra.
Ma il punto centrale riguarda soprattutto il dopo voto. In caso di un eventuale ballottaggio tra Giulia Adamo e Andreana Patti, Massimo Grillo ha già fatto sapere che sceglierebbe la sintesi politica, sostenendo l’area di appartenenza. La domanda, però, resta aperta anche nel caso opposto: cosa faranno i leader del centrodestra se il ballottaggio dovesse essere tra Grillo e Patti?
È qui che il tema della coerenza politica torna inevitabilmente centrale. Come ha sottolineato Walter Alagna, candidato di Noi Moderati, il peso specifico di un politico si misura nelle azioni che mette in campo. Per questo, se la politica vuole mantenere credibilità, la linea dovrebbe restare quella dell’appartenenza e della coerenza di area.
Poi, come sempre, saranno le urne a dare il verdetto definitivo.
Il nodo del dopo
A sinistra, da mesi, lo slogan è sempre lo stesso: “al primo turno”. Una linea comunicativa costruita sulla convinzione di poter contare su sette liste, su una campagna elettorale capillare avviata da tempo e sulla capacità di aggregare professionisti, giovani e pezzi della società civile.
La candidatura di Andreana Patti nasce formalmente come civica, ma l’asse politico che la sostiene appare chiaramente orientato a sinistra. Lo dimostra anche la presenza, in città, di diversi leader nazionali e regionali: da Angelo Bonelli a Nuccio Di Paola, passando per Giuseppe Provenzano e Bobo Craxi, solo per citarne alcuni.
Ma anche in questo campo politico le contraddizioni non mancano. Alleanza Verdi e Sinistra si è più volte espressa contro il progetto del kite, mentre la candidata Patti si è detta favorevole. AVS ha inoltre escluso alleanze con Sud chiama Nord, ma nei fatti il dialogo politico e la convergenza appaiono evidenti, tutt’altro che nascosti.
E non è tutto. La stessa AVS ha ribadito più volte di non voler accogliere componenti provenienti dal centrodestra, ma all’interno dello schieramento che sostiene Patti queste presenze esistono e sono anche significative.
Il vero interrogativo, quindi, riguarda il dopo elezioni. Come riusciranno a convivere anime politiche così diverse all’interno della stessa amministrazione? La pluralità può certamente essere un valore, ma quando le visioni su temi centrali risultano distanti, il rischio è che a pagare il prezzo delle contraddizioni sia la città stessa, finendo intrappolata in un continuo cortocircuito politico e amministrativo.
Schifani: gli assessori non scendano in campo
Il governatore dell’Isola, viste le spaccature interne al centrodestra e le difficoltà mostrate sui territori, ha mandato un messaggio agli assessori della giunta: “È perentoriamente da evitare una vostra presenza in manifestazioni elettorali dove la coalizione è divisa. Eventuali scelte differenti saranno assunte in piena vostra consapevolezza di consequenziali valutazioni politiche del sottoscritto”.
Assessori che più volte hanno partecipato a eventi non per sostenere l’intera lista, ma un solo candidato. È accaduto a Marsala: Edy Tamajo è arrivato per l’apertura del comitato elettorale di Vito Milazzo, transitato in Forza Italia nel febbraio 2025 e, appena arrivato, nominato dall’assessore regionale alle Attività Produttive commissario straordinario della commissione provinciale per l’artigianato.
Ad aprile 2025 è stato inserito in lista per le elezioni di secondo livello ed eletto consigliere provinciale. Tutto con la benedizione del segretario provinciale Toni Scilla. Tamajo è arrivato a Marsala solo per due candidati: Milazzo e la sua accoppiata elettorale, l’avvocata Daniela Romeo.
A sostenere Milazzo anche l’avvocata Valentina Piraino, già vicesindaca di Massimo Grillo, che molti davano in avvicinamento alla Lega di Mimmo Turano e che oggi appare invece molto vicina a Scilla, pur non risultando ufficialmente tesserata in Forza Italia.