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21/05/2026 18:15:00

Trapani, consiglieri a rischio decadenza: "pronti al Tar"

Non è più soltanto una questione di assenze in aula consiliare. A Trapani, il caso della possibile decadenza dei nove consiglieri comunali di maggioranza, si è di fatto trasformato in uno dei passaggi politici più delicati e velenosi dell’era Tranchida.

Nella giornata del 21 maggio,  sette dei nove consiglieri finiti al centro del procedimento, hanno infatti inviato una lunga memoria difensiva al presidente del Consiglio comunale Alberto Mazzeo, contestando punto per punto la legittimità dell’iter avviato nei loro confronti.

Sette e non nove: all'appello manca Giuy Poma, dimessasi e diventata assessora della giunta e Giovanni Carpinteri, nel frattempo passato tra le fila dell'opposizione. 

Il documento, trasmesso anche al sindaco Giacomo Tranchida e al segretario generale Giovanni Panepinto, riguarda le assenze registrate nelle sedute del 22 e 23 ottobre 2025, quelle convocate nel pieno dello scontro politico sul caso PalaDaidone. 

In quei giorni, la maggioranza disertò l'aula consiliare annunciando la propria assenza, anche a mezzo stampa, con un documento politico, facendo mancare il numero legale e aprendo una delle crisi più aspre dell’ultima consiliatura.

 

I firmatari della nota — Giovanni Parisi, Angela Grignano, Andrea Genco, Claudia La Barbera, Vincenzo Guaiana, Salvatore Braschi e Marzia Patti — sostengono che quelle sedute non possano essere considerate valide ai fini della decadenza, come previsto dallo Statuto comunale.

Secondo i consiglieri, le riunioni del 22 e 23 ottobre erano “sessioni straordinarie aperte” prive di reali atti deliberativi, caratterizzate dalla presenza e dagli interventi di soggetti esterni al Consiglio comunale, tra cui il presidente del Trapani Shark Valerio Antonini e l’ex assessore Emanuele Barbara. 

Interventi non previsti dal regolamento del consiglio in quanto non tecnici che, a loro dire, avrebbero trasformato quelle sedute in momenti mediatici più che istituzionali.

Nel documento si parla apertamente di una “campagna decadenziale”, sostenendo che le convocazioni ravvicinate sarebbero state costruite artatamente dal presidente Mazzeo proprio per fare maturare il numero di assenze necessario a far scattare la procedura. 

I consiglieri chiedono quindi l’archiviazione immediata del procedimento, richiamando anche il precedente parere del segretario generale Giovanni Panepinto, che già nei mesi scorsi aveva definito la decadenza una misura eccezionale e aveva considerato le assenze come espressione legittima di protesta politica, come è anche sostenuto nel parere fornito dall'assessorato regionale Enti locali.

 

La vicenda, del resto, va avanti da mesi. 

Dopo le tre sedute consecutive andate deserte, tra il 22 e il 23 ottobre 2025,  il presidente del Consiglio Alberto Mazzeo aveva chiesto chiarimenti formali ai consiglieri assenti, aprendo ufficialmente il procedimento.

 Successivamente, però, la procedura era stata sostanzialmente congelata accogliendo il parere del segretario generale Panepinto, secondo cui quelle assenze erano da considerare giustificate perché riconducibili a una protesta politica. 

Ma la questione non si è mai davvero chiusa. L’opposizione, con il consigliere Tore Fileccia in prima linea, ha continuato a contestare la validità di quella interpretazione, annunciando ricorsi al Tar, alla Prefettura, finchè anche il presidente Mazzeo ha deciso di chiedere un ulteriore parere all’Assessorato regionale agli Enti Locali. 

Dopo diversi mesi,  la Regione è intervenuta con un parere che, di fatto, non ha sciolto definitivamente il nodo politico ma ha confermato l’impostazione già sostenuta dal segretario generale: la decadenza resta una misura eccezionale e persino motivazioni di natura politica possono essere considerate giustificazioni valide. Ma aggiungendo un ulteriore passaggio: la ratifica deve essere sancita dal consiglio comunale, qualora richiesto dalla conferenza dei capigruppo che ne anticipa la convocazione. 

 

Questa paventata adunanza dell'aula ha causato una destabilizzazione su entrambi i fronti, sia di maggioranza che di opposizione, in fibrillazione per l'incertezza dei numeri a proprio favore. 

Una reazione dei consiglieri "incriminati" era dunque attesa e riaccende lo scontro dentro il Consiglio comunale. 

Anche perchè, non solo i consiglieri chiedono la chiusura definitiva del procedimento, ma annunciano anche - nel caso la richiesta non dovesse essere accolta e il consiglio dovesse dichiararli "decaduti" - un ricorso al TAR con relativi ristori economici. 

 

Di questi intrecci di pareri, missive e ricorsi, resta un fatto ormai inequivocabile: a Palazzo Cavarretta la battaglia è ormai diventata qualcosa di più di una semplice questione regolamentare, che si gioca non sulla partita politica ma su quella del sospetto.