×
 
 
24/05/2026 10:12:00

Centenari, selfie e social: quando la celebrazione diventa cattivo gusto

C’è una nuova disciplina olimpica nella politica locale italiana: la foto col centenario.
 

Sindaci, assessori e vice sindaci che entrano nelle case con fascia tricolore, torta, bouquet e fotografo al seguito. Poi via: post Facebook, cuoricini, auguri “a nome di tutta la comunità” e inevitabile carosello di immagini.

 

Fin qui, nulla di scandaloso. Anzi. Celebrare chi arriva a cento anni è un gesto bello, simbolico, persino tenero. Il problema nasce quando il confine tra omaggio e spettacolarizzazione viene superato senza alcun pudore.

 

Ed è quello che, secondo molti utenti, è accaduto a Partinico.

 

Il Comune ha pubblicato un post per festeggiare i cento anni della signora Maria Andrò. Nel testo istituzionale si parla di “giornata speciale e carica di emozione”, degli auguri del vicesindaco e dell’abbraccio dell’intera comunità.

 

Ma sono le fotografie ad avere provocato una valanga di commenti indignati.

 

Perché la signora appare seduta in poltrona, visibilmente molto debilitata, assente, apparentemente priva di lucidità. Attorno a lei, sorrisi, pose, fotografie celebrative. Una scena che molti hanno trovato profondamente fuori luogo.

 

“Avrei evitato le foto con la signora, non è molto cosciente”, scrive una utente.
“Le foto si fanno quando le persone sono coscienti”, aggiunge un’altra.
“Bastava mandarle una torta e un mazzo di fiori”, commenta qualcuno.
E ancora: “La festa è stata per gli altri”.

 

Parole dure, ma che raccontano un disagio evidente.

La questione, in fondo, è semplice: tutto ciò era davvero necessario?
Era indispensabile pubblicare quelle immagini sui social istituzionali del Comune?
Serviva davvero mostrare una persona in condizioni così fragili per costruire il rituale del post celebrativo?

Perché qui non si discute dell’affetto dei familiari, né della buona fede degli amministratori. Si discute di opportunità, sensibilità e rispetto della dignità delle persone.

 

Negli ultimi anni la comunicazione politica locale è diventata una continua ricerca di contenuti emotivi: inaugurazioni, sorrisi, selfie, visite agli anziani, pacchi dono, candeline. Tutto documentato, tutto condiviso, tutto trasformato in racconto pubblico. Anche ciò che forse dovrebbe restare privato.

E invece no: ogni momento diventa materiale da social network.
Anche quando il protagonista di quelle immagini, probabilmente, non è più nelle condizioni di comprendere cosa stia accadendo attorno a lui.

Il risultato è che la celebrazione rischia di trasformarsi in qualcosa di involontariamente crudele. Non per cattiveria, ma per quella forma moderna di ansia da presenza social che porta a fotografare tutto, sempre, comunque.

Forse basterebbe poco.
Una visita discreta. Un augurio sincero. Una foto simbolica senza esporre fragilità evidenti. Oppure nessuna foto affatto.

Perché ci sono momenti in cui la dignità vale più di qualsiasi post Facebook.