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24/05/2026 06:00:00

Caso Maniaci. La Villa della legalità revocata per deficit di Legalità, parla il sindaco Davì

 In un clima di pesante incertezza amministrativa e di assordante silenzio da parte della politica locale, il sindaco di Borgetto, Luigi Davì, ha rotto il riserbo sulla vicenda della revoca della “Villa della Legalità” a Pino Maniaci e all’associazione Telejato ETS. Ai nostri microfoni, il primo cittadino delinea una posizione di estremo tecnicismo, che però sembra celare la volontà di distanziare l’amministrazione dalle polemiche politiche che travolgono il simbolo dell’antimafia di Partinico.

 

Il sindaco Davì è stato categorico: per l’amministrazione comunale di Borgetto, la questione non è politica, ma meramente legale. La nostra misura è la legge - ha dichiarato - Se un ente del terzo settore non rispetta i parametri della convenzione sui beni confiscati, la revoca è un atto dovuto”.

Secondo quanto emerso dagli uffici comunali e dalla segreteria generale guidata dalla dottoressa Rosa Damiano, il progetto originario della villa — che avrebbe dovuto ospitare una scuola di giornalismo e un centro di documentazione — non è stato realizzato secondo i termini sottoscritti nel 2025. In sostanza, il comune ha contestato una “gestione commerciale” del bene, legata alla presenza di pubblicità televisiva e all’attività dell’emittente Telejato, ritenuta incompatibile con le finalità sociali di un bene confiscato.

 

Secondo Maniaci sarebbe tutto un complotto, ordito dal sindaco di Partinico, Pietro Rao. Quest’ultimo, insieme a due assessori della sua giunta, un dipendente comunale ed il direttore di Partinico Live, Daniele Viola, avrebbe firmato una richiesta di accesso agli atti presentata al comune di Borgetto, nel novembre 2025, riguardo alla gestione della villa. E siccome Gaetano Lunetto, l’imprenditore edile a cui la villa fu confiscata (ritenuto vicino al boss Giovanni Brusca), avrebbe sostenuto la campagna elettorale di Rao - racconta Maniaci – ecco spiegato l’interesse politico nel colpire l’attuale gestione del bene confiscato.

Una teoria abbastanza strampalata, centrata sull’accesso agli atti, ma che trascura il fatto che questi ci fossero già, a prescindere da qualsiasi accesso. A meno che non si voglia insinuare che tra gli “attori” del “regista” Rao, ci sia stata anche la segreteria del comune di Borgetto. Cosa davvero difficile da credere.

 

Luigi Davì, ha definito queste accuse frutto di “fatti personali” e “attacchi reciproci” tra soggetti di Partinico, sottolineando come Rao e Maniaci fossero un tempo amici e ora siano protagonisti di un

“teatrino” che non riguarda l’amministrazione di Borgetto. “Per il mio comune, la revoca è un atto puramente tecnico dovuto al mancato rispetto della convenzione e della legge sui beni confiscati – ha ribadito Davì – E in ogni caso aspettiamo il provvedimento definitivo”.

 

Niente di politico dunque, per il sindaco di Borgetto, che ha aggiunto che non parteciperà a “questo teatrino che stanno facendo giornalmente, perché il mio unico interesse è amministrare il paese e non partecipare a dispute giornalistiche o personali”.

 

Ma anche la politica di maggioranza e opposizione di Borgetto sembra rimanere il silenzio. Perchè?

Davì taglia corto: “Non c’è una politica di pro e di contro, l’unica bussola è il rispetto delle regole su una vicenda che ancora non si è ancora conclusa. Tutto il resto sono meteore politiche e venditori di fumo che, pur non essendo più nelle istituzioni, commentano la vicenda sui social”.

 

L’impressione è che ci sia la tendenza a ridurre il dibattito politico all’interno del perimetro degli atti amministrativi, evitando qualsiasi confronto pubblico sulla gestione simbolica e culturale dei beni sottratti alla mafia.

Intanto però le controdeduzioni presentate da Maniaci sono state rigettate dal comune e si attende soltanto l’atto formale sulla revoca della concessione. Che non comporterà l’abbandono immediato della villa, ma aprirà una fase di transizione per stabilire tempi e modalità della riconsegna.

Paradossalmente, la “Villa della legalità” si prepara a tornare al comune di Borgetto proprio per un deficit di legalità nella sua gestione. Tra attività commerciali non autorizzate e tributi mai versati, il rispetto delle regole non potrà essere soggetto ad interpretazioni.

 

Egidio Morici