Il Comune di Borgetto revoca la concessione della "Villa della Legalità" a Pino Maniaci
E' stata revocata la concessione della “Villa della legalità” di Borgetto, il bene confiscato alla mafia e affidato al'associazione Telejato ETS di Pino Maniaci. Il Comune di Borgetto ha rigettato le controdeduzioni presentate dall’associazione guidata da Pino Maniaci, confermando le criticità già contestate nei mesi scorsi e aprendo adesso la fase conclusiva del procedimento amministrativo.
Una vicenda che non riguarda soltanto il destino di un immobile simbolo della lotta alla mafia, ma che tocca temi delicati: la gestione dei beni confiscati, il ruolo degli enti del Terzo settore, i limiti delle attività commerciali all’interno di strutture pubbliche e la trasparenza dei progetti finanziati e approvati dalle amministrazioni.
Dalla “Villa della legalità” al procedimento di revoca
Secondo il progetto originario presentato dall’associazione, l’immobile avrebbe dovuto ospitare una scuola di giornalismo e un centro di documentazione sul fenomeno mafioso. Un’iniziativa che, nelle intenzioni dell’amministrazione, avrebbe dovuto trasformare un simbolo del potere mafioso in uno spazio dedicato alla formazione e alla cultura della legalità.
Ma dopo le verifiche effettuate dagli uffici comunali, la segreteria generale ha ritenuto che il progetto non sia stato realizzato nei termini previsti dalla convenzione sottoscritta nel 2025.
Nel provvedimento firmato dalla segretaria generale Rosa Damiano vengono elencate diverse criticità.
Il nodo principale riguarda proprio la destinazione del bene confiscato. Secondo il Comune, all’interno della villa si sarebbe progressivamente consolidata la presenza dell’emittente televisiva Telejato, gestita dall’Associazione culturale Marconi, soggetto distinto rispetto a Telejato ETS.
Per l’amministrazione comunale, si sarebbe creata una sovrapposizione tra le attività delle due associazioni, con una gestione considerata non conforme alle finalità indicate nel bando e nella convenzione.
Nel documento si parla esplicitamente di attività di natura commerciale incompatibili con la disciplina che regola i beni confiscati assegnati agli enti del Terzo settore. In particolare, il Comune contesta la presenza di pubblicità televisiva e di attività riconducibili a una tv commerciale.
“La presenza di una scuola di giornalismo – si legge nell’atto – non legittima la presenza nello stesso luogo dell’emittente Telejato e delle attrezzature necessarie alla trasmissione del telegiornale. Un ente del Terzo settore non può per statuto gestire una tv commerciale”.
Secondo il Comune, eventuali attività aggiuntive rispetto al progetto iniziale non possono compensare la mancata realizzazione degli obiettivi per i quali il bene era stato assegnato.
La scuola di giornalismo e le polemiche
Uno degli aspetti più controversi della vicenda riguarda proprio la presunta scuola di giornalismo avviata all’interno della villa. Sul caso è intervenuto il giornalista Daniele Viola, che ha presentato un esposto al Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti contestando la legittimità dell’iniziativa. Secondo quanto sostenuto nell’esposto, la scuola non sarebbe stata autorizzata dall’Ordine e Pino Maniaci non avrebbe avuto i titoli necessari per svolgere attività di insegnamento professionale. Viola ha inoltre denunciato Maniaci per diffamazione, minacce e violenza privata. Le contestazioni sono finite anche negli atti del Comune, che ha richiamato la necessità di rispettare le norme previste per gli enti assegnatari dei beni confiscati.
Il nodo dei beni confiscati e degli enti del Terzo settore
La vicenda riapre il dibattito sulla gestione dei beni confiscati alla mafia in Sicilia.
La normativa prevede che gli immobili sottratti alla criminalità organizzata vengano restituiti alla collettività attraverso progetti sociali, culturali o istituzionali. Gli enti che ricevono tali beni devono rispettare precisi obblighi: utilizzo coerente con il progetto approvato, assenza di finalità lucrative, trasparenza amministrativa e rispetto delle convenzioni sottoscritte.
Proprio su questo punto si concentra l’atto del Comune di Borgetto. L’amministrazione sostiene infatti che la gestione della villa avrebbe progressivamente deviato dagli obiettivi iniziali, trasformando il bene in una sede operativa dell’emittente televisiva privata.
Non è un dettaglio secondario. I beni confiscati rappresentano uno dei simboli più forti della lotta alla mafia: il loro riutilizzo sociale serve a dimostrare concretamente che il patrimonio accumulato dalla criminalità può diventare patrimonio della comunità.
Quando emergono contestazioni sulla gestione, il rischio è quello di compromettere non solo il singolo progetto ma anche la credibilità dell’intero sistema.
Nessun rilascio immediato
La revoca della concessione, però, non significa che Telejato dovrà lasciare immediatamente la villa. Nel provvedimento il Comune specifica che la decadenza sarà formalizzata con un successivo atto amministrativo nel quale verranno stabiliti tempi e modalità per la restituzione dell’immobile. Si apre quindi una nuova fase, che potrebbe anche sfociare in ulteriori ricorsi o contenziosi.
Il peso simbolico del caso Telejato
La vicenda assume inevitabilmente anche un forte valore simbolico. Telejato, storica emittente antimafia del territorio partinicese, negli anni è diventata un riferimento mediatico per denunce e inchieste contro Cosa nostra. Pino Maniaci è stato per lungo tempo considerato uno dei volti più noti dell’antimafia mediatica siciliana.
Proprio per questo, la scelta del Comune di Borgetto rischia di avere un impatto che va oltre il semplice profilo amministrativo.
Da una parte c’è chi sostiene che le regole sulla gestione dei beni confiscati debbano essere applicate rigidamente, indipendentemente dalla storia e dal ruolo pubblico dei soggetti coinvolti.
Dall’altra, c’è chi teme che la revoca possa trasformarsi nell’ennesimo colpo a una realtà simbolicamente legata alla denuncia antimafia.
Adesso sarà il prossimo provvedimento del Comune a stabilire tempi e modalità della decadenza definitiva della concessione. Ma il caso della “Villa della legalità” è già diventato uno dei dossier più delicati degli ultimi mesi nel rapporto tra antimafia sociale, gestione dei beni confiscati e controllo amministrativo.
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