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25/05/2026 06:00:00

Capaci, la commemorazione diventa caso politico: scontro in Fratelli d’Italia su Galvagno

La commemorazione della strage di Capaci del 23 maggio è diventata un caso politico. Quella che avrebbe dovuto essere una giornata di raccoglimento e memoria condivisa si è trasformata, invece, in terreno di scontro all’interno di Fratelli d’Italia.

Contestazioni sulle presenze, sugli inviti e persino sugli interventi hanno finito per oscurare il messaggio principale della commemorazione. E così, ancora una volta, il rischio è che la memoria venga utilizzata come strumento di appartenenza politica anziché come patrimonio collettivo.

 

Il fatto

 

A far discutere è stata la presenza, nelle prime file della cerimonia promossa dalla Fondazione Falcone e trasmessa in diretta nazionale dalla Rai, del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno. Su di lui pendono accuse di corruzione, peculato, truffa e falso, circostanza che ha reso la sua partecipazione particolarmente controversa.

A manifestare il disappunto è stata la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, presente anche lei in prima fila accanto a Lucia Borsellino. Colosimo, che appartiene allo stesso partito di Galvagno, Fratelli d’Italia, avrebbe detto: “Avevo chiesto che non partecipasse ai miei eventi”.

La risposta di Galvagno è arrivata a fine manifestazione: “Non sapevo di aver messo in imbarazzo la presidente Colosimo. Pensavo di essere in uno Stato di diritto e non in uno Stato giustizialista”.

 

La questione morale

 

Nel centrodestra siciliano si riapre il confronto sulla questione morale e sul rapporto tra garantismo, opportunità politica e costruzione della futura classe dirigente.

Le tensioni emerse attorno alle celebrazioni per la strage del 23 maggio hanno riportato al centro un tema che da tempo attraversa i partiti: fino a che punto le vicende giudiziarie, anche in assenza di condanne definitive, debbano incidere sulla permanenza nelle istituzioni e sulla rappresentanza pubblica.

Sul tavolo non c’è soltanto il presente, ma anche la prospettiva delle Regionali del 2027. Il centrodestra prova infatti a trovare un equilibrio tra la difesa del principio costituzionale della presunzione di innocenza e l’esigenza di presentare una classe dirigente che non trascini con sé ombre o elementi di imbarazzo politico.

Un equilibrio complesso, soprattutto in Sicilia, dove il tema della legalità assume inevitabilmente un valore simbolico e politico ancora più forte.

La presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, nei suoi interventi pubblici ha ribadito una linea molto netta: “Alcuni reati sarebbero davvero ostativi alla vita pubblica, anche se si tratta soltanto di rinvii a giudizio o di un primo grado. Non ci si può occupare della cosa pubblica se esiste un’ombra che riguarda la criminalità organizzata. Il garantismo sì, ma se sei innocente, quando lo avrai dimostrato e quando la giustizia avrà fatto il suo corso, potrai recuperare anche il tuo ruolo”.

Parole che segnano una distinzione precisa tra il piano giudiziario e quello politico: il diritto alla difesa e alla presunzione di innocenza resta intatto, ma la responsabilità pubblica richiederebbe standard più elevati rispetto a quelli strettamente previsti dalla legge.

A rilanciare la necessità di maggiore attenzione nella composizione delle liste e nella selezione della classe dirigente è stato anche Nino Minardo. Il commissario regionale di Forza Italia parla della necessità di una politica “più esigente con se stessa”, fondata su criteri di rigore, credibilità e responsabilità pubblica: “Servono maggiore attenzione nella scelta dei candidati, valorizzazione del merito e una classe dirigente capace di rappresentare le istituzioni senza zone d’ombra”.

Dietro il dibattito, però, c’è anche una partita tutta interna agli equilibri politici siciliani. La definizione delle future candidature e dei nuovi assetti passa inevitabilmente dalla costruzione di un profilo politico capace di reggere non soltanto sul piano elettorale, ma anche su quello dell’immagine e dell’affidabilità istituzionale.

Per questo il tema morale torna ad essere un elemento centrale del confronto politico, ben oltre il singolo caso o la polemica del momento.

 

CALENDA. ”"Commissarierei la Sicilia in perpetuo per i prossimi vent'anni. Una regione in cui stanno tutti al 'gabbio' e fanno le manifestazioni per le stragi di Capaci. Vomitevole". Lo ha detto Carlo Calenda nel suo intervento al Festival dell'economia di Trento. "Oltre a questo, ho fatto la lettura di tutte le nomine fatte e di tutti i partiti che le hanno fatte. Se fossi presidente del Consiglio", ha aggiunto il leader di Azione, "ogni società partecipata dal pubblico avrebbe un comitato di controllo per la selezione delle nomine". Un meccanismo, ha sottolineato, "che consentirebbe a tantissimi siciliani di tornare e dare un contributo positivo".