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26/05/2026 21:47:00

Il CGA riapre la partita sul PalaDaidone: accolto l’appello cautelare della Trapani Shark

Nuovo colpo di scena nella guerra infinita tra Comune di Trapani e Valerio Antonini sul Pala “Ettore Daidone”. Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha infatti accolto parzialmente l’appello cautelare della Trapani Shark, riformando la precedente ordinanza del TAR Palermo.

 

Ma attenzione: il CGA non restituisce il Palazzetto alla società di Antonini e non annulla la revoca della concessione. La decisione è più tecnica e limitata: i giudici amministrativi ritengono che la questione meriti un approfondimento nel merito, soprattutto sul nodo centrale della trasformazione della Trapani Shark da società “no profit” a società “profit”, passaggio che secondo la difesa di Antonini sarebbe stato necessario per partecipare alla Serie A.

 

Per questo motivo il CGA ha disposto la rapida fissazione dell’udienza di merito davanti al TAR, concedendo una tutela cautelare “ai soli fini della rapida definizione del giudizio”.

 

L’ordinanza non dispone la restituzione immediata dell’impianto, non ordina la riconsegna delle chiavi e non sospende espressamente lo sgombero eseguito dal Comune. Resta dunque invariata, almeno per ora, la situazione materiale del PalaDaidone, già tornato nella disponibilità dell’amministrazione comunale.

 

Antonini naturalmente parla già di vittoria. Ma la realtà giuridica è più sfumata: il CGA non ha stabilito che il Comune abbia torto, bensì che la controversia non possa essere liquidata in sede cautelare e debba essere esaminata nel merito. La battaglia sul Palashark, insomma, è tutt’altro che conclusa.

 

 

 

Al centro della vicenda resta il nodo della trasformazione societaria della Trapani Shark: il passaggio da società sportiva dilettantistica senza scopo di lucro a società “profit”, effettuato nel giugno 2024 per adeguarsi — sostiene la difesa di Antonini — ai regolamenti della Lega Basket Serie A e alla riforma dello sport.

 

Proprio quel cambio di natura giuridica era stato invece considerato dal Comune uno dei motivi principali per dichiarare la decadenza della concessione del Palazzetto. Palazzo D’Alì aveva sostenuto che l’assenza di scopo di lucro fosse un requisito essenziale e non derogabile per ottenere e mantenere la gestione dell’impianto pubblico.