“Marsala, cosa cambia realmente?”. È la domanda che si pone il Circolo Enrico Berlinguer di Rifondazione Comunista di Marsala all’indomani delle elezioni amministrative che hanno portato all’elezione di Andreana Patti al primo turno. In una lunga nota politica, il partito analizza il nuovo quadro consiliare cittadino, sostenendo che “numeri e nomi rivelano tutt’altro” rispetto ai “proclami di vittoria” che arrivano dal cosiddetto campo largo.
Secondo Rifondazione, “Andreana Patti è sindaca al primo turno”, ma il dato politico più rilevante sarebbe un altro: “Giulia Adamo, insieme a FI, FdI e Lega, viene doppiata da Massimo Grillo, che in corsa da solo si impone quale vero leader del centrodestra cittadino”.
Nel mirino del partito c’è soprattutto la composizione del nuovo consiglio comunale. “AVS, M5S e PSI” vengono definiti “tagliati fuori”, mentre il Pd, sottolineano, entra in consiglio come “terza lista della coalizione, dietro Si Muove la Città e Compatti per Marsala”.
“La coalizione che ha fatto vincere Andreana Patti – scrive Rifondazione – è un centrosinistra debole e frammentato, in minoranza rispetto ad un centrodestra che ha riconfermato la classe dirigente che ha governato questa città negli ultimi cinque anni”. E ancora: “Un centrodestra che avrà il diritto di determinare l’andamento del consiglio comunale”. Da qui la domanda provocatoria: “Si può festeggiare un consiglio comunale a maggioranza di centrodestra?”.
Nel documento si contesta anche la presenza, nelle liste che hanno sostenuto Patti, di esponenti provenienti dall’esperienza amministrativa guidata da Massimo Grillo. “Ex esponenti della giunta Grillo rientrano in tutta serenità, dicendo di rappresentare il nuovo che avanza”, afferma il partito, che critica inoltre chi sostiene che “Progettiamo Marsala e Marsala Civica - Sud Chiama Nord non siano liste di centrodestra”.
Rifondazione punta poi il dito contro la strategia politica adottata dai partiti del centrosinistra. “Aver sostenuto Andreana Patti non li ha premiati”, si legge nella nota. Il M5S, secondo il partito, “ha più che dimezzato il consenso rispetto alle precedenti elezioni amministrative”, mentre “il PSI non ha riconquistato terreno” e “AVS ha ammorbidito le sue posizioni rispetto alla linea politica nazionale senza trarne benefici”.
Molto duro anche il passaggio sull’abbandono delle identità politiche tradizionali: “L’abbandono delle ideologie, delle appartenenze, delle specificità, in breve di tutte quelle cose che fanno di un partito un partito e non una mera lista elettorale, non fa altro che danneggiare questi partiti e allontanarne gli elettori”. Per Rifondazione, infatti, “se si arriva a sostenere che un partito vale l’altro e che non ci deve essere alcuna ideologia, allora si giustifica chi dice che ‘sono tutti uguali’”.
Il partito rivendica anche la scelta di essere uscito dalla coalizione prima del voto. “Avevamo proposto ai partiti del centrosinistra di fare lo stesso, di creare uno schieramento unito e di alternativa”, spiegano, sostenendo che quella proposta avrebbe potuto garantire “una presenza determinante” in consiglio comunale.
Nonostante le critiche, Rifondazione dice di guardare con rammarico all’esclusione delle forze progressiste dal consiglio: “Non può che comunque rattristarci, poiché con essi riteniamo di poter avere affinità e obiettivi condivisi”.
Infine, il rilancio dell’attività politica “dal basso”. “Troppo spesso a Marsala si crede che la politica si faccia solo in consiglio comunale”, scrive Rifondazione, che invita “tutte e tutti coloro che si ritengono di Sinistra” a costruire “un’alternativa, radicata nel territorio, consistente e duratura”.