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29/05/2026 07:39:00

Criminalità a Palermo, Dragotto: "Le telecamere di Piantedosi non bastano"

 Le sessanta telecamere annunciate dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per rafforzare la sicurezza a Palermo non convincono Tommaso Dragotto. L’imprenditore palermitano, recentemente colpito dall’incendio di una sede della sua società di autonoleggio, ha espresso le proprie perplessità durante la seduta pubblica della commissione Antimafia regionale all’istituto comprensivo “Sferracavallo-Onorato”.

“Nel nostro caso hanno agito in tre, di notte e con il volto coperto”, ha dichiarato Dragotto, sostenendo che la sola videosorveglianza non possa rappresentare una soluzione efficace contro l’escalation di violenza e intimidazioni.

 

“Non mi piegherò mai”

 

Nel suo intervento Dragotto ha ribadito con forza la volontà di non cedere alla pressione criminale. “Non mi sono mai piegato nella mia vita, per nessuna ragione. Non mi piego per cultura e per natura”, ha affermato davanti alle istituzioni presenti.

Accanto a lui sedevano il presidente della Regione Renato Schifani, il sindaco Roberto Lagalla, il prefetto Massimo Mariani e il presidente del Tribunale Piergiorgio Morosini. Presenti anche rappresentanti del mondo produttivo e commerciale cittadino, tra cui Andrea Testaverde, titolare del ristorante “Al Brigantino”, bersaglio nei giorni scorsi di colpi d’arma da fuoco.

 

L’allarme lanciato dall’Antimafia

 

Il presidente della commissione Antimafia dell’Ars, Antonello Cracolici, ha parlato apertamente di una criminalità che utilizza metodi mafiosi e che starebbe tentando di ricostruire consenso sociale nelle aree più fragili della città.

Secondo Cracolici, si tratta di una mafia che continua a rigenerarsi mantenendo continuità con i nuclei familiari storicamente legati alla criminalità organizzata. “Guai a sottovalutare ciò che sta accadendo”, ha avvertito, sottolineando come il fenomeno mafioso oggi sia meno visibile rispetto al passato ma ancora radicato e pericoloso.

 

Il tema del fondo antiracket

 

Durante il confronto è emerso anche il tema del fondo regionale destinato alle vittime di racket ed estorsione. Renato Schifani ha annunciato la disponibilità della Regione a rifinanziare gli strumenti di sostegno per imprenditori e cittadini colpiti da attentati mafiosi.

Il governatore ha ricordato inoltre l’esistenza di un fondo gestito da Irfis a supporto delle imprese vittime di usura ed estorsione, ribadendo la necessità di “alzare la guardia” in un momento definito particolarmente delicato per la sicurezza del territorio.

 

L’appello delle istituzioni

 

Nel corso dell’incontro è stato più volte ribadito che la lotta alla mafia non può fermarsi ai controlli tecnologici o all’azione repressiva. Secondo i partecipanti serve una presenza costante dello Stato, sostegno concreto a chi denuncia e una forte collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine e società civile per contrastare una criminalità sempre più aggressiva e diffusa.