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01/06/2026 19:10:00

Strage di Via D'Amelio, revocata la condanna per calunnia a Vincenzo Scarantino

Si chiude con una svolta giudiziaria una vicenda che per anni ha rappresentato uno dei capitoli più controversi delle indagini sulla strage di via D’Amelio. La Corte d’Appello di Perugia ha infatti annullato la condanna a otto anni per calunnia aggravata inflitta nel 2002 a Vincenzo Scarantino, il cui nome è rimasto a lungo legato alle prime e poi smentite ricostruzioni dell’attentato mafioso in cui, il 19 luglio 1992, furono uccisi il magistrato Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta.

 

La decisione arriva dopo l’istanza di revisione presentata dalla difesa, accolta dai giudici con il parere favorevole della Procura generale. La sentenza cancellata riguardava le accuse che Scarantino aveva rivolto a magistrati, investigatori, funzionari di polizia e ad altri soggetti coinvolti nelle indagini sulla strage.

Al centro della vicenda vi era la ritrattazione resa da Scarantino alla fine degli anni Novanta, quando dichiarò di non avere avuto alcun ruolo nell’attentato e sostenne di essere stato indotto a fornire versioni dei fatti non corrispondenti alla realtà durante le indagini. Dichiarazioni che, all’epoca, portarono alla sua condanna per calunnia.

 

Negli anni successivi, però, le inchieste e i processi che hanno fatto luce sul depistaggio legato alla strage di via D’Amelio hanno progressivamente ridisegnato il quadro. Le sentenze hanno infatti accertato l’esistenza di gravi anomalie investigative e di false ricostruzioni che hanno condizionato per lungo tempo l’accertamento della verità.

La revoca della condanna rappresenta quindi un ulteriore tassello nel complesso percorso di revisione giudiziaria legato alla stagione dei depistaggi. Per Scarantino, che ha già scontato integralmente la pena prevista dalla sentenza del 2002, si apre ora la possibilità di chiedere un risarcimento per la detenzione ritenuta ingiusta.