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01/06/2026 13:06:00

San Vito Lo Capo, la madre del ragazzo che ha aggredito il professore: "Sono convinta che fosse ricattato"

A pochi giorni dall'aggressione al professore di tecnologia della scuola media di San Vito Lo Capo, arriva la voce della madre del dodicenne protagonista della vicenda. E sono parole che aprono nuovi interrogativi su quanto possa esserci dietro un gesto che ha sconvolto l'intera Sicilia.

La donna, intervistata da Repubblica, dice di essere convinta che il figlio fosse vittima di una qualche forma di ricatto o pressione all'interno di gruppi e chat online.

«Sono convinta che mio figlio era ricattato da qualcuno in quel gioco terribile in cui era finito. Magari, per salvarsi lui, avrebbe dovuto uccidere qualcuno», afferma.

Si tratta di una convinzione personale della madre, che al momento non trova conferme nelle indagini, ma che aggiunge un nuovo tassello a una vicenda già complessa e inquietante.

 

"Era un bambino sereno"

 

La donna descrive il figlio come un ragazzino tranquillo, con un buon rendimento scolastico e senza particolari segnali di disagio.

«Ha continuato ad avere un ottimo rendimento scolastico. Era sempre un ragazzino gentile ed educato con tutti. A casa mai una parola fuori posto o un gesto di insofferenza. Anzi, era lui a confortarmi quando mi vedeva triste».

Un ritratto che contrasta con quanto accaduto venerdì scorso, quando il ragazzo si è presentato a scuola armato di coltelli e ha tentato di colpire il proprio insegnante.

 

Il cellulare chiesto poco prima di uscire

 

Particolarmente significativo, nel racconto della madre, è un episodio avvenuto poche ore prima dell'aggressione.

«Poco prima di andare a scuola mi ha chiesto di prestargli il telefonino. Mi ha detto che dovevano fare un lavoro in classe. Quando gliel'ho dato mi ha detto: "Ti amo, sei la mamma migliore del mondo"».

Una frase che oggi la donna rilegge con inevitabile turbamento.

Gli investigatori stanno già approfondendo il ruolo avuto dal telefono cellulare nella vicenda. Fin dalle prime ore è emerso che il ragazzo avrebbe ripreso quanto stava accadendo e che l'aggressione sarebbe stata trasmessa in diretta all'interno di una chat Telegram.

 

I dubbi sulle chat e sui social

 

La madre racconta di avere sempre cercato di controllare l'attività online del figlio.

«Quando gli ho dato il primo telefonino ho installato un'applicazione di controllo parentale che monitora l'attività dei minori e blocca i contenuti pericolosi. Ho sempre avuto paura dei social».

Eppure qualcosa potrebbe essere sfuggito.

«Sono convinta che sia riuscito ad aggirare quei controlli. Mi arrivavano notifiche relative ai giochi, ma nulla mi aveva mai insospettito».

Secondo la donna, i genitori oggi sono spesso impreparati di fronte ai rischi che si nascondono nelle piattaforme digitali.

«La verità è che siamo disarmati davanti ai pericoli del web».

 

L'affidamento al padre

 

La madre contesta inoltre la decisione dell'autorità giudiziaria minorile di affidare temporaneamente il ragazzo al padre.

«La considero una decisione profondamente ingiusta. Da cinque anni siamo separati e mi sono sempre occupata dei figli».

Nonostante tutto, racconta di avere sentito il figlio al telefono dopo i fatti.

«L'ho trovato sereno. Mi ha parlato come sempre con dolcezza. Voglio che torni nella sua casa, nella sua stanza».

 

Le indagini proseguono

 

Nel frattempo continuano gli accertamenti dei Carabinieri e della Procura per i Minorenni di Palermo.

Gli investigatori stanno analizzando il telefono, le chat, i profili social e tutto il materiale informatico disponibile per capire se dietro il gesto ci sia stata una pianificazione individuale oppure l'influenza di altre persone conosciute online.

Al momento non risultano conferme ufficiali all'ipotesi del ricatto evocata dalla madre. Saranno gli approfondimenti investigativi a chiarire se si tratti di un'intuizione destinata a trovare riscontri oppure del tentativo di una famiglia di dare una spiegazione a un gesto che continua ad apparire incomprensibile.

Una cosa, però, è già evidente: la vicenda di San Vito Lo Capo non riguarda soltanto una scuola e un professore aggredito. Riguarda anche il rapporto sempre più difficile tra adolescenti, social network, videogiochi, gruppi online e controllo degli adulti. Un terreno sul quale le domande, oggi, sono molte più delle risposte.