San Vito Lo Capo, la chat dell'orrore del dodicenne: "Vado a scuola e uccido tre compagni islamici"
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La vicenda di San Vito Lo Capo si fa ogni giorno più inquietante. Dopo il tentativo di aggressione al professore di tecnologia, emergono adesso nuovi dettagli dalle chat Telegram utilizzate dal dodicenne che venerdì scorso si è presentato a scuola con due coltelli, un casco e il telefono pronto a riprendere la scena.
Secondo quanto riportato oggi da Repubblica, gli investigatori hanno recuperato conversazioni nelle quali il ragazzo avrebbe annunciato con anticipo l'intenzione di compiere una vera e propria strage all'interno della scuola.
Una prospettiva che rende ancora più grave quanto accaduto e che apre interrogativi sulle influenze subite dal minore e sul mondo virtuale nel quale si muoveva.
"Uccido tre compagni islamici"
Tra i messaggi al vaglio degli investigatori ce n'è uno particolarmente inquietante. Il ragazzino avrebbe scritto di voler andare a scuola per colpire alcuni compagni di classe.
Secondo la ricostruzione pubblicata da Repubblica, il dodicenne avrebbe indicato come obiettivi "tre sprovveduti musulmani" della propria classe e una ragazza nera, sostenendo di voler agire "per difendere la razza bianca".
Parole che richiamano slogan e linguaggi tipici degli ambienti suprematisti e dell'estrema destra online, e che adesso vengono analizzate dagli investigatori per comprendere se si tratti di semplici provocazioni adolescenziali oppure del riflesso di una radicalizzazione maturata attraverso internet.
Il piano annunciato in anticipo
Le conversazioni farebbero riferimento a un piano dettagliato.
In uno scambio riportato dal quotidiano, il ragazzo avrebbe indicato anche un orario preciso per l'azione. Ad alcuni interlocutori avrebbe raccontato di voler compiere l'attacco durante le lezioni.
Un elemento che rafforza l'ipotesi della premeditazione, già emersa nei giorni scorsi alla luce del casco indossato per non farsi riconoscere, dei coltelli portati a scuola e della diretta video realizzata durante l'aggressione.
Alla fine, però, il bersaglio dell'attacco non sono stati i compagni indicati nelle chat ma il professore di tecnologia, che è riuscito a bloccare il ragazzo e a disarmarlo riportando soltanto lievi ferite.
L'indagine si allarga ai contatti online
Le indagini sono coordinate dalla Procura per i Minorenni di Palermo e coinvolgono anche la sezione Antiterrorismo dei Carabinieri.
L'obiettivo è capire chi fossero gli interlocutori del ragazzo, quali contenuti frequentasse online e se qualcuno possa averlo influenzato o incoraggiato.
Già nei giorni scorsi la madre aveva dichiarato di essere convinta che il figlio fosse finito in una sorta di "gioco terribile" e di sospettare che potesse essere stato ricattato o manipolato da altre persone conosciute sul web.
Al momento non esistono conferme investigative su questa ipotesi, ma l'analisi delle chat e dei dispositivi elettronici potrebbe fornire elementi utili a chiarire il contesto nel quale è maturato il gesto.
Una comunità ancora sotto shock
San Vito Lo Capo continua a interrogarsi su come un ragazzino di appena dodici anni possa essere arrivato a progettare un'aggressione armata all'interno della propria scuola.
Le nuove rivelazioni spostano il dibattito oltre il singolo episodio e riportano al centro il rapporto tra minori, social network, piattaforme di messaggistica e contenuti violenti che circolano online.
Mentre gli investigatori cercano risposte nelle chat e nei dispositivi sequestrati, resta una domanda che inquieta genitori e insegnanti: quanti segnali erano già presenti prima di venerdì scorso e nessuno è riuscito a coglierli?
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