La tensione che covava da settimane sotto la cenere dei proclami politici è esplosa giovedì scorso, in uno scontro aperto sul molo di Selinunte. Quello che doveva essere il giorno dell’avvio dei lavori di pulizia si è trasformato in un teatro di protesta: i pescatori hanno bloccato e cacciato via le ruspe della ditta Cogis S.r.l. giunte per rimuovere la posidonia, rendendo necessario l’intervento dei Carabinieri per gestire i momenti di forte agitazione.
La protesta è divampata quando la marineria ha avuto la conferma che i mezzi erano lì esclusivamente per rimuovere il cumulo di posidonia “abbancata”, ovvero i resti di un precedente intervento del 2025 lasciati a marcire sulla banchina. Per i pescatori si è trattato dell’ennesima beffa: mentre l’assessore regionale Alessandro Aricò, affiancato da Toni Scilla e Nicola Catania, aveva promesso un intervento che avrebbe “liberato l’imboccatura” per permettere la navigazione, i documenti ufficiali – come abbiamo già scritto - vietano categoricamente il dragaggio dei fondali. L’ordinanza n. 37/2026 impone infatti all’impresa di limitarsi ai soli rifiuti “terrestri”, evitando accuratamente il prelievo di sabbie.
Al centro del malumore però non c’è solo il mancato dragaggio, ma una sorta di “gioco di prestigio” burocratico sulla natura del materiale da rimuovere. La vicenda rivela infatti una profonda divergenza interna alla Regione Siciliana.
C’è un momento tecnico in cui, in una fase preliminare di analisi ambientale, la Regione ha dovuto ammettere il degrado del sito. Infatti, in una nota del 5 maggio scorso, il Dipartimento dell’Ambiente scriveva che, a causa del “profondo rimescolamento” con sedimenti e detriti, l’unica soluzione economica e tecnica era gestire il materiale come “rifiuto” da smaltire in impianti autorizzati. La Capitaneria di Porto ha confermato che la Regione ha dovuto classificare il cumulo come rifiuto “speciale non pericoloso”, proprio come conseguenza della “lunga permanenza della posidonia lasciata sul posto” per oltre un anno.
Poi c’è un momento amministrativo dove, la stessa Regione, nel capitolato d’appalto recepito nell’ordinanza del primo giugno, considera il cumulo come “rifiuto biodegradabile”, cambiando il codice in CER 200201. E’ l’etichetta che si attribuisce agli sfalci di giardinaggio. E siccome quel cumulo non è fatto di sfalci di giardinaggio, visto che dentro c’è di tutto (dai flaconi di plastica, alle funi e dalle bottiglie di vetro alle lattine) ecco la parolina magica che risolve tutto: “pre-separazione”. Ovvero togliere dal cumulo i rifiuti antropici, dividendoli dal materiale di origine naturale. Un’operazione che dovrebbe svolgere la ditta. Ma non all’acqua di rose: “con sistemi che ne assicurino il tracciamento e l’effettiva divisione”. E poi, se le parole hanno un senso, “pre-separazione” vuol dire che la cernita andrebbe fatta prima di portare via i cumuli, non dopo. Non altrove.
Pur ammettendo che la cosa sia possibile, impiegando chissà quanti operai e chissà per quanto tempo, rimane la natura del rifiuto della posidonia. La Regione non è poi così sicura che dopo tutto questo tempo, si sia mantenuta “biodegradabile”. Forse è per questo che ha imposto almeno altri tre campionamenti per una “completa caratterizzazione” prima dell’avvio dei lavori.
Intanto, sulla vicenda è intervenuto il sindaco di Castelvetrano, Giovanni Lentini, sottolineando come il malcontento dei pescatori tragga origine dal fatto che gli interventi avviati non coincidono con quelli annunciati pubblicamente dall’assessore Aricò lo scorso 30 aprile.
Il suo ruolo istituzionale non gli permetterebbe di condividere le modalità della protesta, ma Lentini ha parlato di una “crescente esasperazione” e ha annunciato che chiederà al Prefetto di Trapani un tavolo istituzionale urgente, scrivendo anche al Presidente della Regione per garantire interventi “realmente risolutivi”.
Cosa resta?
Un porto impraticabile e le parole dell’assessore con l’elmetto, in un video di chiara propaganda elettorale, dal titolo “Il porto era fermo. Noi lo abbiamo sbloccato”. Un video in cui Aricò dice di aver mantenuto l’impegno col territorio, dal momento che “il 30 aprile iniziano i lavori per lo sbancamento e il dragaggio del porto”. E poi, “Salveremo la stagione estiva”.
Che succederà? Fino a quando i pescatori potranno continuare a sopportare tutto questo? Hanno sbagliato ad impedire alla ruspa di accedere al porto? E’ stata un’interruzione di pubblico servizio?
Ma che tipo di servizio è quello che prevede un cantiere aperto fino a fine luglio, senza togliere dall’acqua del porto nemmeno una foglia di posidonia?
Egidio Morici