Le nozze da sogno tra la popstar Dua Lipa e l'attore Callum Turner, celebrate tra Palermo e Bagheria, finiscono al centro di una polemica internazionale. A far discutere è un articolo del quotidiano britannico Telegraph che, raccontando il matrimonio della coppia in Sicilia, ha definito Bagheria un «ex covo della mafia siciliana» e la storica Villa Valguarnera una «roccaforte di Cosa Nostra».
Una scelta editoriale che ha suscitato indignazione nell'Isola. Il giornale britannico, pur raccontando nel testo il percorso di rinascita della città e la crescita del turismo, ha deciso di inquadrare l'evento partendo dal passato mafioso del territorio, riportando riferimenti al cosiddetto "triangolo della morte" e alle vicende criminali che hanno segnato Bagheria decenni fa.
Una narrazione che molti considerano riduttiva e ancorata a stereotipi ormai superati. Bagheria, infatti, è anche la città del pittore Renato Guttuso e del regista premio Oscar Giuseppe Tornatore, oltre a custodire alcune delle più importanti ville storiche della Sicilia.
Schifani: "Pretendiamo scuse"
Durissima la reazione del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che ha definito il titolo del Telegraph «offensivo» e dannoso per l'immagine dell'Isola.
«Sono certo che Dua Lipa e Callum Turner abbiano potuto apprezzare l'affetto e l'accoglienza che la Sicilia ha riservato loro in questi giorni. Proprio per questo mi auguro che vogliano prendere le distanze dal titolo offensivo pubblicato dal Telegraph e difendere la scelta che hanno fatto di celebrare qui un momento così importante della loro vita», ha dichiarato Schifani.
Il governatore ha sottolineato come la Sicilia meriti di essere raccontata per «la sua bellezza, la sua cultura e la sua straordinaria capacità di rinascita» e non attraverso «stereotipi che appartengono al passato».
Le celebrazioni del matrimonio, svoltesi tra Palermo e Bagheria con ospiti arrivati da tutto il mondo, avevano acceso i riflettori internazionali sull'Isola. Riflettori che, secondo la Regione, rischiano ora di essere offuscati da una narrazione considerata lesiva dell'immagine della Sicilia contemporanea.