Forza Italia ridimensionata nel trapanese: paga anni di divisioni e scelte sbagliate
Le elezioni amministrative hanno lasciato un dato politico inequivocabile: Forza Italia in provincia di Trapani esce ridimensionata, indebolita e senza alcun risultato che possa essere rivendicato come una vittoria politica.
Il partito azzurro perde quasi ovunque. L'unica affermazione arriva a Campobello di Mazara, ma persino lì il successo assume i contorni del paradosso: una vittoria ottenuta dentro un partito lacerato da divisioni interne, correnti e contrapposizioni che da anni ne minano la credibilità.
La vera sconfitta, infatti, non è soltanto quella elettorale. È quella di un partito che non cresce, che non attrae nuove energie, che non allarga il consenso e che, al contrario, ha costruito muri invece che ponti. Un partito che negli anni ha progressivamente dilapidato il patrimonio politico accumulato grazie al radicamento sul territorio e alla forza del proprio simbolo.
Il caso Marsala è emblematico. Doveva essere la prova generale di una rinascita, il banco di prova per certificare la leadership provinciale e la capacità organizzativa del partito. È diventata invece la fotografia di un fallimento politico.
La lista di Forza Italia si ferma poco sopra il 5 per cento, eleggendo un solo consigliere comunale, Enzo Sturiano. Un risultato modesto, soprattutto se rapportato alle ambizioni e alle aspettative che erano state alimentate durante la campagna elettorale.
La leadership politica, grande assente
Toni Scilla, segretario provinciale del partito, esce da questa tornata con molte domande a cui dovrà rispondere. Negli ultimi anni ha condotto una lunga guerra politica contro avversari interni ed esterni, consumando rapporti, rompendo equilibri e alimentando tensioni che hanno progressivamente isolato Forza Italia invece di rafforzarla.
A Marsala la sua strategia si è concentrata esclusivamente su un candidato: Vito Milazzo. Tutta la campagna elettorale è stata costruita attorno a quella candidatura. Una scelta legittima, ma che alla prova dei fatti si è rivelata perdente.
Non basta. Scilla ha fortemente voluto la candidatura di Giulia Adamo, immaginandola probabilmente come il valore aggiunto capace di spostare consensi. Anche questa scommessa è stata persa.
Alla fine il bilancio è severo: ha puntato su Milazzo e ha perso. Ha puntato su Adamo e ha perso. Ha consumato rapporti politici e ha perso. Ha ridotto gli spazi di confronto interno e ha perso.
Il problema non è l'errore di una singola scelta. In politica gli errori fanno parte del percorso. Il problema è quando gli errori diventano il risultato di un metodo.
Quella messa in campo dal dirigente provinciale è apparsa una strategia personalistica, costruita più sulla gestione dei rapporti di forza interni che sulla costruzione di un progetto politico credibile e inclusivo. Una strategia che ha privilegiato fedeltà e schieramenti rispetto alla necessità di allargare il consenso e aggregare nuove energie.
Le urne hanno semplicemente certificato ciò che da tempo era evidente a molti osservatori: Forza Italia in provincia di Trapani non sta crescendo. Sta sopravvivendo.
E un partito che si limita a sopravvivere, che non produce classe dirigente, che non apre le porte a nuove competenze e che considera il dissenso una minaccia invece che una risorsa, è destinato inevitabilmente a perdere terreno.
Nino Minardo, commissario regionale azzurro, con molta probabilità andrà verso la nomina di altri due commissari per l’Isola: parte orientale e occidentale.
Per la Sicilia occidentale si fa il nome di Stefano Pellegrino, capogruppo azzurro in ARS.
Bisognerà rimettere in piedi un partito, che dovrà affrontare la competizione regionale, che significherà lavorare a liste forti e competitive.
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