×
 
 
09/06/2026 15:02:00

Palashark, nuova diffida social di Antonini: «Chi toccherà i nostri beni sarà denunciato»

Nuova puntata della lunga telenovela che contrappone Valerio Antonini e il Comune di Trapani sul destino del PalaShark, cioè il Palazzetto dello Sport "Ettore Daidone".

 

Con un post pubblicato sui social e firmato congiuntamente da Trapani Shark e Sport Invest, l'imprenditore romano lancia un nuovo avvertimento a chiunque stia valutando di utilizzare l'impianto o le attrezzature che si trovano al suo interno. Il riferimento è alle indiscrezioni che circolano da settimane sulla possibilità che a Trapani possa nascere una nuova società cestistica, attraverso l'acquisizione di un titolo sportivo di Serie B, con l'obiettivo di riportare il basket cittadino dentro il Palazzetto.

 

Secondo Antonini, ci sarebbe chi starebbe tentando di "ottenere l'accesso al PalaShark attraverso il Comune, scavalcando i procedimenti pendenti davanti al TAR e alla CGA". 

Da qui l'avvertimento: parquet, canestri, tabelloni, attrezzature, led, panchine, sala stampa e spogliatoi sarebbero beni di proprietà della Trapani Shark e della Sport Invest e chiunque dovesse utilizzarli o spostarli verrebbe denunciato per appropriazione indebita.

 

Nel comunicato si sostiene inoltre che il TAR avrebbe imposto al Comune di custodire tali beni in perfette condizioni durante il contenzioso ancora aperto e si afferma di possedere prove fotografiche che dimostrerebbero il mancato rispetto di tale obbligo.

 

La parte più curiosa del documento arriva però alla fine. Il post pubblicato sui social viene infatti qualificato dagli stessi autori come una "formale messa in mora".

 

Una definizione quantomeno singolare. La messa in mora, infatti, è normalmente un atto giuridico formale indirizzato a soggetti determinati e notificato attraverso strumenti idonei a dimostrarne la ricezione, come PEC, raccomandata o atto giudiziario. Più difficile immaginare che un post su Facebook o su X possa sostituire una comunicazione legale vera e propria.

 

Resta comunque il dato politico e mediatico: a quattro mesi dalla revoca della concessione e mentre il contenzioso amministrativo è ancora aperto, Antonini continua a considerare il Palazzetto e gran parte delle attrezzature come beni nella disponibilità delle sue società e avverte chiunque stia pensando di utilizzare l'impianto che la battaglia legale è tutt'altro che conclusa.