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09/06/2026 08:15:00

Trapani: ventuno giorni di ricerche per Vito Croce, poi il tragico epilogo al molo Ronciglio

Si sono spente ieri pomeriggio le speranze dei familiari di Vito Croce di poterlo riabbracciare vivo. Dopo ventuno giorni di angoscia, appelli, ricerche e interrogativi senza risposta, il destino del 54enne di Casa Santa è emerso dalle acque del porto di Trapani. La sua auto, una Lancia Musa, è stata individuata sommersa nei pressi del molo Ronciglio e all'interno del veicolo è stato trovato il corpo senza vita dell'uomo, scomparso nella notte tra il 17 e il 18 maggio.

Una vicenda che ha profondamente colpito la comunità trapanese e quella ericina, tenendo con il fiato sospeso familiari, amici e conoscenti che per settimane hanno cercato di capire cosa fosse accaduto a un uomo che sembrava essere svanito nel nulla.

 

La notte della scomparsa

L'ultima traccia certa di Vito Croce risale alle 3 del mattino del 18 maggio. L'uomo, imbianchino di 54 anni residente a Casa Santa, lasciò la propria abitazione a bordo della sua Lancia Musa senza dare alcuna spiegazione.

Fin dalle prime ore emersero elementi che resero la scomparsa particolarmente preoccupante. Croce aveva infatti lasciato a casa il telefono cellulare e non aveva portato con sé i farmaci che assumeva abitualmente per il diabete, una circostanza che fece immediatamente temere per la sua incolumità.

Quando i familiari si accorsero dell'assenza e dell'impossibilità di contattarlo, presentarono rapidamente denuncia alle autorità competenti, facendo scattare le ricerche.

Al momento dell'allontanamento Vito Croce indossava jeans scuri, una camicia blu a righe celesti e scarpe nere. Da quel momento di lui e della sua automobile non si ebbero più notizie.

 

Le settimane dell'attesa

Con il passare dei giorni crebbe la preoccupazione. La scomparsa appariva inspiegabile agli occhi di chi lo conosceva. Familiari e amici continuarono a cercare ogni possibile indizio, nella speranza che emergesse una segnalazione utile a localizzarlo.

L'assenza del telefono cellulare, rimasto nell'abitazione, rese ancora più complicata la ricostruzione dei suoi movimenti. Anche il mancato utilizzo dei farmaci necessari per la sua patologia contribuì ad alimentare l'allarme.

La vicenda superò presto i confini della cronaca locale. Dell'uomo si occupò anche la trasmissione Rai "Chi l'ha visto?", che dedicò spazio al caso nel tentativo di raccogliere informazioni e testimonianze utili alle indagini.

Per settimane, tuttavia, nessuna pista si rivelò decisiva. Di Vito Croce e della sua Lancia Musa sembrava essersi persa completamente ogni traccia.

Il ritrovamento al molo Ronciglio

La svolta è arrivata ieri, quando nelle acque del porto di Trapani è stata individuata un'autovettura sommersa a circa dieci metri dalla banchina del molo Ronciglio.

Sul posto sono immediatamente intervenuti i Vigili del Fuoco con un imponente dispositivo di soccorso composto dai sommozzatori provenienti da Palermo, dall'Auto Gru e dal Nucleo Nautico di Trapani. Le operazioni di recupero del veicolo sono state particolarmente delicate e hanno richiesto l'impiego di mezzi specializzati.

Una volta riportata in superficie l'automobile, è emersa la tragica verità: si trattava della Lancia Musa di Vito Croce. All'interno del veicolo è stato rinvenuto il corpo dell'uomo.

Contestualmente sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato, che hanno avviato tutti gli accertamenti necessari per ricostruire la dinamica dell'accaduto e verificare le circostanze che hanno portato l'auto a finire in mare.

 

L'identificazione e la fine delle ricerche

Poco dopo il recupero è arrivata la conferma dell'identità della vittima. Il corpo rinvenuto nell'abitacolo apparteneva proprio a Vito Croce.

Si è così conclusa nel modo più doloroso una vicenda che aveva mobilitato una vasta rete di persone tra parenti, amici, volontari e forze dell'ordine. Per oltre tre settimane i familiari avevano mantenuto viva la speranza di un esito diverso, alimentata dall'assenza di elementi certi e dalla possibilità che l'uomo potesse essersi allontanato volontariamente.

Il ritrovamento della vettura nelle acque del porto ha invece posto fine a ogni attesa, restituendo una risposta, seppur drammatica, a quanti lo stavano cercando dal 18 maggio.

 

Gli interrogativi ancora aperti

Se il ritrovamento ha chiarito la sorte di Vito Croce, restano ancora da definire con precisione le cause e le modalità che hanno condotto alla tragedia.

Gli investigatori stanno lavorando per ricostruire gli ultimi movimenti dell'uomo e stabilire quando e come l'automobile sia finita in mare. Al momento nessuna ipotesi viene esclusa e saranno gli accertamenti tecnici sul veicolo e gli approfondimenti medico-legali a fornire ulteriori elementi utili.

Per la famiglia e per chi gli voleva bene resta il dolore di una perdita improvvisa e la necessità di comprendere cosa sia accaduto nelle ultime ore di vita del 54enne. Domande che attendono ancora una risposta definitiva, mentre la comunità di Casa Santa ed Erice si stringe attorno ai suoi cari dopo una vicenda che ha tenuto tutti con il fiato sospeso per ventuno lunghi giorni.