L'effetto "Odissea" nell'estate kolossal alle Egadi
Il film di Nolan è un successo mondiale e Favignana scopre il cosiddetto “Nolan effect”. Crescono le ricerche, arrivano le richieste dei tour operator e si moltiplicano gli itinerari nei luoghi delle riprese. Le stime parlano di una possibile ricaduta turistica da 250 milioni di euro nei prossimi cinque anni. Una grande occasione per l’arcipelago, purché il nuovo viaggio non finisca contro gli scogli dell’overtourism.
Il successo mondiale dell’“Odissea”
L’Odissea di Christopher Nolan ha conquistato il pubblico internazionale. Dopo il debutto da oltre 260 milioni di dollari, il kolossal ha superato i 600 milioni di incassi nel mondo, accendendo inevitabilmente i riflettori anche sulle località scelte dal regista.
Tra queste c’è Favignana, trasformata sul grande schermo nell’isola di Itaca. Le cale, le cave di tufo, il Castello di Santa Caterina e gli altri paesaggi dell’isola sono entrati nell’immaginario di milioni di spettatori.
Ed è già cominciata la domanda che accompagna ogni grande produzione cinematografica: dove è stato girato il film?
Favignana diventa Itaca
Le ricerche online dedicate a Favignana sono cresciute e le spiagge delle Egadi sono comparse sui giornali e sui siti internazionali. Stanno nascendo anche i primi tour “sulle orme di Ulisse”, con itinerari tra le cale e i luoghi utilizzati durante le riprese.
Secondo le stime riportate in questi giorni, l’effetto turistico del film potrebbe produrre oltre 250 milioni di euro nei prossimi cinque anni. Le previsioni più ottimistiche arrivano addirittura a mezzo miliardo.
Numeri da prendere per quello che sono, cioè proiezioni. Ma il precedente di The White Lotus, che avrebbe generato per Taormina una ricaduta stimata in 138 milioni di euro, dimostra quanto cinema e serie televisive possano modificare le rotte del turismo internazionale.
La produzione di Nolan, intanto, avrebbe già lasciato sull’isola circa dieci milioni di euro, tra ville affittate, ristorazione, trasporti, servizi e maestranze coinvolte.
Le richieste dei tour operator
Il sindaco delle Egadi, Giuseppe Pagoto, ha parlato di richieste arrivate anche da tour operator statunitensi e asiatici. L’obiettivo dell’amministrazione è trasformare l’interesse cinematografico in un’offerta organizzata e duratura.
Si pensa a percorsi dedicati tra il Castello di Santa Caterina, l’ex Stabilimento Florio, le cave e le altre location. Sono allo studio anche incontri, proiezioni e masterclass, in preparazione di un festival cinematografico che potrebbe debuttare nell’estate del 2027.
La sfida, insomma, è non limitarsi a mostrare ai visitatori dove camminava Matt Damon, ma utilizzare quella curiosità per raccontare la storia, il paesaggio e l’identità delle Egadi.
Il film diventa un evento collettivo
L’entusiasmo per Odissea ha riempito anche l’arena all’aperto allestita all’ex Stabilimento Florio. In appena dieci giorni, oltre cinquemila spettatori hanno assistito alle proiezioni, tutte sold out: «Un record per una struttura realizzata in pochi giorni su un’isola», ha commentato il sindaco Giuseppe Pagoto.
L’iniziativa è stata sostenuta dalla Universal Pictures e autorizzata dallo stesso Christopher Nolan, che ha inviato un videomessaggio dedicato a Favignana, trasmesso prima di ogni spettacolo. Un saluto che ha trasformato il cinema sotto le stelle in una festa collettiva e confermato il legame tra il film e l’isola.
Per Pagoto, il risultato va oltre il successo delle singole serate: «Favignana e le Egadi sono nel grande cinema», con un ritorno d’immagine internazionale che potrebbe continuare ben oltre l’estate. Il rischio, semmai, è che l’isola diventi fin troppo famosa: ed è qui che la promozione deve incontrare la programmazione.
Il rovescio della cartolina
C’è però un’altra faccia della storia. Nei mesi scorsi Tp24 ha raccontato il rischio overtourism a Favignana: più arrivi, più collegamenti, più case trasformate in strutture ricettive, ma anche cale affollate, centinaia di imbarcazioni nell’Area marina protetta e servizi sottoposti a una pressione crescente.
L’economia dell’isola dipende sempre di più dalla stagione turistica, mentre scompaiono mestieri e attività tradizionali. Maria Guccione, storica ristoratrice di Favignana, lo aveva sintetizzato con una battuta amara: «A Favignana non ci sono più fabbri, non ci sono più carpentieri. Ormai sono tutti albergatori».
E aveva aggiunto, senza molti giri di parole: «Un limite ai turisti bisogna metterlo».
L’arrivo del “Nolan effect” rende dunque ancora più urgente interrogarsi sulla capacità di carico delle isole. Il vero successo non sarà soltanto attirare nuove persone – quello, ormai, sembra fin troppo facile – ma governare i flussi, destagionalizzare e migliorare i servizi senza consumare proprio ciò che rende le Egadi desiderabili.
Isole vive, non soltanto location
Le Egadi restano vive anche grazie agli eventi culturali. A Levanzo la IX edizione de “‘A Scurata – Memorial Enrico Russo” si è aperta all’alba sul sentiero di Cala Minnola, con la voce di Riccardo Sciacca e la chitarra di Gregorio Caimi: musica, parole e natura fuse nel paesaggio dell’isola.
Le Egadi, però, non sono una scenografia. Sono comunità vive, capaci di organizzarsi e di difendere la propria memoria. Lo dimostra quanto sta accadendo a Marettimo, dove cittadini e associazioni stanno dando vita al comitato “Salviamo il faro di Punta Libeccio”.
Non è la prima volta che viene lanciato l’allarme. Il faro, una delle architetture simboliche dell’isola e del Mediterraneo, si trova da tempo in condizioni di grave degrado. Adesso il timore è che l’abbandono possa produrre danni irreversibili.
Dopo la Pec inviata dal comitato, il sindaco Pagoto ha scritto agli enti competenti, tra i quali il Ministero della Difesa, il Demanio e le autorità responsabili della gestione dei fari.
La richiesta non è soltanto quella di mettere in sicurezza l’edificio. Il comitato immagina una nuova funzione per il faro: un museo dedicato alla sua storia e a quella dei guardiani, un centro di biologia marina, un luogo per raccogliere dati naturalistici sulle isole del Mediterraneo e uno spazio aperto alla cultura e alla ricerca.
«Il faro di Punta Libeccio non deve e non può essere abbandonato – spiegano dal comitato –. La storia di quest’isola ce la portiamo sulle spalle come un bagaglio importante».
È il contrappunto più autentico al clamore internazionale del film. Mentre il cinema accende nuovi riflettori sulle Egadi, a Marettimo c’è una comunità che prova a impedire che una luce molto più antica si spenga.
Il punto, alla fine, è tutto qui: trasformare l’attenzione mondiale in futuro senza perdere memoria, equilibrio e identità. Perché le Egadi possono anche diventare Itaca. Ma devono continuare a essere, prima di tutto, casa.
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