Porto di Selinunte. Aricò, “Il 15 giugno tornerà la ruspa, toglieremo il cumulo di posidonia”
Il caso del porto di Marinella di Selinunte approda nell’aula dell’Assemblea Regionale Siciliana. La deputata del Movimento 5 Stelle, Cristina Ciminnisi, ha denunciato come l’infrastruttura sia bloccata da mesi a causa dell’accumulo di posidonia, impedendo ai pescatori di manovrare in sicurezza.
Chiamato a rispondere in aula, l’assessore regionale alle Infrastrutture, Alessandro Aricò, ha derubricato la vicenda su un piano tecnico, annunciando che “le autorità competenti sono già state avvertite: i lavori per la rimozione della posidonia riprenderanno ufficialmente lunedì 15 giugno”.
Aricò ha ribadito che l’assessorato aveva già predisposto il finanziamento per l’intervento e che, dopo il blocco dei giorni scorsi (causato dalla protesta dei pescatori che avevano allontanato le ruspe), la tabella di marcia è stata ripristinata. Insomma, l’unica operazione possibile, al momento, è la rimozione del cumulo a terra.
Ma perché togliere il cumulo senza intervenire col dragaggio?
“Il dragaggio dell’imboccatura non può essere effettuato se non dopo la rimozione totale della posidonia ammassata”, ha dichiarato l’assessore, spiegando che “è necessario prima verificare la linea batimetrica dello specchio d’acqua e procedere alla caratterizzazione dei fondali senza che il materiale organico in sospensione ne infici i risultati”.
Peccato però che quel 30 aprile, durante il sopralluogo sul molo di Marinella di Selinunte (col caschetto da cantiere in testa), affiancato da Scilla (FI) e Catania (FdI), aveva fatto una promessa diversa, assicurando ai pescatori che le due operazioni – rimozione del cumulo e dragaggio – sarebbero state condotte contemporaneamente per accelerare il ripristino della navigabilità.
Oggi, invece, la rimozione del cumulo diventa una condizione preliminare e indispensabile. Il dragaggio verrà dopo. Quando? Non si sa. Non c’è una data certa.
La risposta di Aricò ovviamente non ha convinto la deputata Ciminnisi, che ha accusato il centrodestra di aver usato il porto esclusivamente come “strumento di propaganda”. Pur prendendo atto dell’annuncio della ripresa dei lavori per il 15 giugno, la parlamentare ha sottolineato come sia “inaccettabile che, a metà giugno, i pescatori non abbiano ancora un cronoprogramma con date certe per il dragaggio vero e proprio”.
Mentre il governo regionale assicura di aver stanziato ulteriori risorse per l’intervento in mare, la certezza per i pescatori di Selinunte si ferma alla banchina: lunedì le ruspe torneranno a spostare le alghe secche, ma il varco d’accesso al porto resta, per ora, prigioniero della sabbia e della posidonia.
Cosa cambia rispetto alla scorsa volta? Forse tutto sta in quella frase dell’assessore: “Le autorità competenti sono state già avvertite”. Insomma, l’ombra del reato di interruzione di pubblico servizio comincia ad allungarsi. E gli spazi di dialogo con i pescatori, e con i cittadini in generale, a ridursi.
Pur ammettendo che il problema sia tecnico e che il completamento della rimozione del cumulo sia necessario e propedeutico al dragaggio per liberare l’imboccatura del porto, non si capisce perché la sua promessa del 30 aprile sia stata di un tenore completamente diverso.
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