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22/06/2026 09:38:00

Il giardino nel deserto: a Selinunte la storia dei siciliani di Libia

Mercoledì 22 luglio, alle 19.30, l'Auditorium del Baglio Florio, nel Parco archeologico di Selinunte, ospita «Il giardino nel deserto», un concerto narrato che ricostruisce la vicenda di una famiglia siciliana emigrata in Libia tra la fine degli anni Venti e l'esodo degli italiani da Tripoli. Sul palco la voce narrante di Mariza D'Anna, il piano duo Biondi-Brunialti e il soprano Sara Di San Teodoro.

Una saga familiare lunga quattro generazioni

Lo spettacolo segue una famiglia siciliana dall'arrivo in Libia, nella Tripoli di fine anni Venti, fino all'esodo. Si parte dal bisnonno Francesco, emigrato dalla Sicilia quando l'Italia aveva avviato la colonizzazione della cosiddetta Quarta sponda, e si arriva alla pronipote che a Tripoli ha vissuto fino a otto anni.

In Africa il bisnonno aveva preso in concessione terreni desertici e incolti, trasformandoli in un'azienda agricola di milletrecento ettari ai margini del deserto, non lontano dalle rovine di Leptis Magna: pozzi scavati, deserto spietrato, un baglio costruito in terra d'Africa, distese di pistacchi, ulivi, mandorli e vigneti.

Sullo sfondo scorre la Storia: la repressione delle popolazioni della Cirenaica, gli anni della monarchia di re Idris I, il colpo di Stato di Gheddafi e la cacciata dei ventimila italiani che vivevano nel Paese, esuli in una patria che non riconoscevano più.

Voce narrante, piano duo e soprano

Il racconto intreccia parole, musica dal vivo e immagini. Accanto alla voce narrante di Mariza D'Anna ci sono Paola Biondi e Debora Brunialti al pianoforte a quattro mani e il soprano.

La partitura, firmata da Carla Magnan e Carla Rebora, alterna temi originali a melodie della tradizione: la ninna nanna siciliana «Palummedda» e quella araba «Yalla tnam Rima» («Preghiera per Rima»), insieme alle canzoni d'epoca che passavano dalla radio, lo stesso apparecchio da cui, nella finzione, la famiglia apprende del colpo di Stato.

Dai romanzi di Mariza D'Anna

Il testo è tratto dai due romanzi autobiografici di Mariza D'Anna, «Il ricordo che se ne ha» (Màrgana, 2017) e «La casa di Shara Band Ong - Tripoli» (Màrgana, 2021), che raccontano l'epopea di una famiglia siciliana approdata in Nord Africa come tante altre in quegli anni.

È una memoria privata che diventa collettiva, comune a chi è nato e cresciuto nell'ex colonia. E che, nel finale, lega i profughi di ieri agli immigrati di oggi.